La Brigata Ebraica e lo sbarco a Taranto

«Ai giovani italiani posso dire una cosa sola: studiate la storia. Il fascismo ha portato alla distruzione e alla miseria. La vana idea di gloria è stata sommersa da disastri su disastri. Bisogna imparare a vivere, non a morire sui campi di battaglia. Il pericolo sta davanti a tutti, il mondo stesso è in pericolo e bisogna cercare di salvarlo. Non lasciatevi ingannare da vane promesse fatte da persone ambiziose che giocano sulla vostra vita. Il mondo sarà bello soltanto se non vi farete allettare da false promesse di benessere a scapito di altri. Ci sarà posto per tutti solo se lo vorrete. Aiutiamoci vicendevolmente nell’amore del mondo, della vita e dell’umanità». Sono le parole che il novantacinquenne Piero Cividalli, ultimo sopravvissuto italiano della Brigata Ebraica, ha consegnato a Shalom, rivista della comunità ebraica di Roma, in occasione delle celebrazioni per il 25 Aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Proprio la Brigata Ebraica è stata contestata nel corteo più importante, quello tenutosi a Milano. Non è la prima volta: di fatto ogni anno la sfilata di quello che fu un corpo dell’esercito britannico nato per operare in Italia nel ‘44 contro tedeschi e fascisti è oggetto di manifestazioni di dissenso, anche molto aspre, di esponenti della galassia antagonista, in ragione dell’attuale conflitto israelo-palestinese. In questo 25 aprile 2022, con la guerra alle porte d’Europa, le contestazioni si sono fatte poi ancora più forti e sono state allargate, tra l’altro, anche al Partito Democratico, per le sue posizione marcatamente atlantiste. Come ricorda Gianluca Fantoni nel suo Storia della Brigata ebraica (Einaudi), «La Brigata ebraica – Jewish Brigade Group – fu l’unica unità combattente che vide tra le sue file ebrei di Palestina. Si batté in Italia, e solo in Italia. La Brigata ebraica ha fatto notizia negli ultimi anni a causa delle polemiche sorte per la presenza di manifestanti che hanno sfilato con le sue bandiere, bianche e blu con la Stella di Davide, dunque le bandiere di Israele, al corteo del 25 Aprile, festa della Liberazione».

DA TARANTO ALLA LINEA GOTICA
Guardando alla vicenda del Jewish Infantry Brigade Group, o Chativah Yehudith Lochemeth, “forza di combattimento ebraica”, come la chiamavano i suoi componenti, un ruolo cruciale lo ha proprio Taranto. E’ qui, in questo angolo di terra strategico da sempre, che i soldati arrivati dalla Palestina iniziarono il loro cammino in Italia. Un percorso di sudore e sangue, ma anche di voglia di rivalsa e riscatto, che li avrebbe condotti a risalire il Paese in quella guerra di Liberazione che sarebbe culminata proprio nella data cruciale del 25 aprile ‘45. Un lungo viaggio verso nord, per combattere insieme alle truppe alleate contro ciò che rimaneva dell’Asse; contro chi aveva teorizzato l’Endlösung der Judenfrage, la terrificante “Soluzione finale del problema ebraico”, l’Olocausto. A Taranto, quindi, cominciò una storia tra le tante, tantissime, che hanno segnato tra eroismi e viltà, commozione ed orrore, il secondo conflitto mondiale. Una foto immortala gli uomini della Brigata Ebraica con sullo sfondo il ponte girevole, dopo essere approdati in Italia da Alessandria d’Egitto, sulla sponda meridionale del Mediterraneo, avamposto alleato.

IL RACCONTO
«Nel novembre 1944 sbarcò a Taranto, fra le truppe destinate all’VIII armata inglese, una brigata di volontari composta da circa 5.000 uomini con un sorprendente vessillo. Il vessillo era sconosciuto, ma su di esso vi era un simbolo che tutti avevano già visto: la stella gialla a sei punte del popolo ebraico. I soldati erano tutti ebrei. Molti dei volontari della Brigata Ebraica provenivano infatti dalla Palestina del Mandato Britannico, l’antica Terra di Israele, altri dall’Europa, altri ancora da Canada, Sud Africa, Australia. Gli ebrei arruolati nell’esercito britannico in Palestina erano assai più numerosi: circa 30.000; tuttavia, la Brigata Ebraica fu l’unica a combattere il nazifascismo sotto una bandiera propria». A scriverlo, il Centro Studi Nazionale della Brigata Ebraica che ricorda come «la Brigata Ebraica fu costituita il 20 settembre 1944, al termine di lunghe trattative con le autorità britanniche di Palestina: il governo inglese aveva infatti procrastinato la costituzione di un’unità ebraica combattente per non urtare la sensibilità degli arabi di Palestina, i quali, nel frattempo, avevano operato una scelta di campo inequivocabile al fianco dell’Asse.

Dopo aver svolto un periodo di addestramento ad Alessandria d’Egitto, la Brigata Ebraica venne inviata sul fronte italiano, inquadrata nel X Corpo dell’VIII Armata Britannica. I volontari ebrei dell’esercito inglese ricevettero un ulteriore periodo di addestramento una volta sbarcati in Italia, presso Taranto e poi Fiuggi (…) La Brigata partecipò attivamente allo sfondamento della Linea Gotica sul fronte del fiume Senio, mentre l’ultimo scontro a fuoco con i tedeschi avvenne il 14 aprile. La Brigata Ebraica operò attivamente sul fronte italiano dal 3 marzo al 25 aprile 1945, per un totale di 54 giorni di combattimenti. In tutto, considerando anche i gruppi ausiliari che si batterono in supporto, le perdite fra i soldati ebrei palestinesi sul suolo italiano ammontarono a 51 uomini, le cui salme oggi si trovano nei cimiteri militari Alleati, principalmente in quello di Piangipane e negli altri cimiteri della provincia di Ravenna, ma anche a Milano, Ancona, Salerno, Udine, Padova, Caserta e Bologna.

La funzione della Brigata Ebraica in Italia fu fondamentalmente di natura diversiva e si sostanziò in una azione di disturbo e di agganciamento del nemico. Secondo lo storico israeliano Yigal Allon, sebbene addestrata ad affrontare la guerra “su larga scala”, la Brigata Ebraica fu di fatto impiegata in un settore statico del fronte. Nonostante ciò, gli uomini dei gruppi ausiliari e quelli della Brigata Ebraica ebbero la possibilità di operare per oltre un anno nelle file di uno dei più organizzati e strutturati eserciti del mondo. Per questo motivo, l’esperienza militare conseguita dagli uomini della Brigata Ebraica si rivelò estremamente formativa e fu determinante per le sorti della guerra di Indipendenza dello Stato di Israele, tant’è che furono proprio due reduci della campagna d’Italia, i brigadieri Mordechai Markleff e Haim Laskov, a ricoprire il ruolo di Capo di Stato Maggiore del neonato esercito nazionale, negli anni ’50, mentre Aaron Remez, anch’egli reduce della Brigata Ebraica, divenne il secondo comandante in capo dell’Aviazione israeliana (1948-1950)».

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