Inquinamento a Taranto, nuova condanna della Corte dei Diritti Umani. Le reazioni

Una nuova condanna dall’Europa per l’inquinamento a Taranto. Infatti la Cedu, la Corte europea dei diritti umani (organismo che non è collegato all’Ue) ha pronunciato quattro nuove condanne nei confronti dello Stato italiano a causa delle emissioni del Siderurgico, ritenute responsabili di mettere a rischio la salute dei cittadini. Le condanne riguardano i ricorsi presentati tra il 2016 e il 2019 da alcuni dipendenti dell’impianto siderurgico oltre che da oltre 200 abitanti di Taranto e di alcuni comuni vicini. «Queste quattro condanne verso l’Italia sono la plastica evidenziazione di tutte le inadempienze dei governi che si sono succeduti» si legge in una nota dell’associazione PeaceLink «nonostante ciò Acciaierie d’Italia ha chiesto il dissequestro degli impianti. Noi ci opporremo al dissequestro».

Alle ore 17 del 22 maggio in piazza Garibaldi a Taranto, si terrà una manifestazione collegata alle quattro condanne della Cedu, promossa dal Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto. «La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo è un nuovo schiaffo al governo, ma anche alla Commissione Ue, che continua a voltarsi dall’altra parte e a bloccare la procedura d’infrazione contro l’Italia» dice l’eurodeputata dei Greens, Rosa D’Amato. «Le sentenze emesse dalla Corte europea dei diritti umani evidenziano una volta di più il dramma che attanaglia il popolo tarantino» dichiara in una nota il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli: «Quanto emesso dal Cedu condanna gran parte della classe politica che, per anni e con 12 decreti Salva-Ilva, ha sospeso i diritti costituzionali della popolazione tarantina senza risolvere nulla, cercando unicamente di garantire la continuità produttiva a una fabbrica che ha continuato a inquinare e a mietere vittime».

«La sentenza» evidenzia quindi Vincenza Labriola, deputata di Forza Italia «arriva dopo che il Governo riprova a “scippare” centocinquanta milioni dei Riva, vincolati per le bonifiche, per utilizzarli per attività ordinaria del siderurgico. Il Governo stralci la norma o approvi gli emendamenti soppressivi dell’articolo in questione. Basta prese in giro. I gestori dell’ex Ilva siano costretti al rispetto delle norme. Taranto è una città schiacciata dal peso dell’acciaieria più grande e inquinata d’Europa. Mi aspetto adesso dal Governo soluzioni non solo a favore del siderurgico, ma soprattutto a protezione e tutela dei cittadini». Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Pd, e Massimo Moretti, già Responsabile Ambiente della Segreteria del Pd Puglia, sottolineano che «arriva l’ennesima conferma di una verità che ribadiamo da anni: la gestione inquinante dell’ex Ilva ha messo a rischio la salute dei cittadini di Taranto e dintorni e dei dipendenti degli stabilimenti. Con le nuove 4 condanne della Cedu non c’è più spazio per alcun dubbio. Il nostro Paese ha una responsabilità chiara del danno causato al territorio e ai cittadini del tarantino negli ultimi decenni. Un nuovo monito che deve servire per accelerare gli interventi di ambientalizzazione dei siti inquinati e, soprattutto, per mettere la parola fine sulle emissioni nocive degli stabilimenti siderurgici. Quella della decarbonizzazione, malgrado il pieno e fattivo sostegno degli enti locali e della Regione Puglia, resta per ora una promessa, per il quale il Governo, e in particolare il ministro Giorgetti, non si sono nemmeno preoccupati di condividere le prospettive reali. La questione va risolta immediatamente, senza più tergiversare».

«La dignità e la salute dei tarantini vanno tutelate con provvedimenti urgenti, concreti ed efficaci» ribadisce il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio per il quale «questa vicenda è emblematica di quanto sia ancora lontano, purtroppo, l’obiettivo della riconversione in chiave ecosostenibile. Il capoluogo ionico e il suo hinterland pagano le conseguenze sanitarie ed ambientali dell’inquinamento degli anni passati e soffrono i mali di un sistema produttivo ed industriale che mostra i segni del tempo». «L’unica soluzione, non ci stancheremo mai di dirlo, è la chiusura, la bonifica e la riconversione economica della città» dice Massimo Battista, candidato sindaco di Una città per cambiare, Taranto città normale e Periferie al centro. Da parte sua il governo italiano ha trasmesso al comitato dei ministri del Consiglio d’Europa un nuovo documento contenente informazioni sui progressi fatti per garantire che le attività dell’ex Ilva non mettano più a rischio la salute degli abitanti di Taranto e dei comuni vicini.

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