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Abusi su una ragazza disabile, la vittima ritratta ma c’è il rinvio a giudizio

Il Tribunale di Taranto

Sarà il dibattimento a fare luce sulla vicenda degli abusi sessuali, ai danni di una ragazza disabile, dei quali sono accusati otto autisti Amat. Lo ha deciso a conclusione dell’udienza preliminare il gup del Tribunale di Taranto Rita Romano che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio del pm Marzia Castiglia. Il processo inizierà il 7 luglio prossimo davanti alla Prima Sezione Penale. Nell’udienza del 5 maggio è stata sentita la vittima, una giovane tarantina di 22 anni, che, da quanto si è appreso, avrebbe ritrattato le accuse. La donna avrebbe ammesso di avere avuto rapporti sessuali con gli imputati ma non perché costretta con la violenza o con minacce. In sostanza, avrebbe riferito di rapporti consenzienti. Una versione dei fatti che, evidentemente, non ha convinto il giudice Romano che ha rinviato a giudizio gli imputati. Il caso è scoppiato a luglio dello scorso anno.

La denuncia della vittima, a quanto pare con problemi di disabilità psichica e del fidanzato, più gli elementi acquisiti dai Carabinieri di Taranto nel corso delle indagini, hanno fatto emergere una squallida storia. Stando alla ricostruzione della Procura, la giovane avrebbe subito più volte violenza sessuale fra il 2018 e il 2020. Stando alle indagini, la giovane era solita spostarsi spesso a Taranto utilizzando i bus dell’Amat. Frequentando i mezzi avrebbe avuto diversi colloqui con alcuni conducenti, ai quali avrebbe fornito il suo numero di telefono e con uno di essi avrebbe instaurato anche un rapporto confidenziale. A bordo dei bus, sempre secondo l’accusa, gli indagati le avrebbero rivolto le loro morbose attenzioni approfittando dell’incapacità della ragazza di respingere le loro pesanti avances. I diversi episodi si sarebbero consumati nelle ore serali, quando i mezzi erano poco frequentati e si trovavano in zone buie e isolate, nelle vicinanze del porto mercantile. In sette rispondono di episodi di violenza consumata, solo uno di un tentativo.

I militari dell’Arma, nel corso delle indagini, hanno effettuato intercettazioni telefoniche e acquisito i filmati delle videocamere presenti a bordo dei mezzi. Dalle conversazioni telefoniche emergerebbe la consapevolezza di alcuni autisti della gravità dei fatti, da frasi come “queste qui sono cose serie…” e anche il timore di finire nei guai a causa dalle videocamere di sicurezza a bordo degli autobus. Gli autisti, parlando al telefono, avrebbero scambiato informazioni su qualche collega che aveva inviato al telefonino della ragazza messaggi di “corteggiamento” o con espliciti riferimenti agli atti sessuali. Sotto la lente di ingrandimento della pubblica accusa sono finite affermazioni compromettenti fra cui: “Questa qui ha i messaggi, le foto, le chat, ha quello che… ti posso dire che quella contro questi qua la vince la causa”. Qualcun altro sapeva che qualche conducente era preoccupato in quanto era noto che ci fosse un’inchiesta perché alcuni degli indagati erano stati sentiti inizialmente come testimoni.

“Ti posso garantire che c’è gente che non sta tranquilla, che ha la faccia brutta, perché…” riferiva un autista ad un collega. Un altro intercettato ammetteva di essere a conoscenza che “due, tre veramente hanno abusato di questa” mentre lui era estraneo alla vicenda e non aveva mai avuto il numero del telefonino della giovane. Nel corso dell’inchiesta, gli indagati hanno respinto tutte le accuse; quasi tutti hanno negato di avere avuto rapporti sessuali. Mentre alcuni hanno ammesso di averli avuti ma, secondo loro, ragazza era consenziente. Dal 7 luglio gli imputati dovranno difendersi in dibattimento assistiti dai rispettivi difensori, fra i quali gli avvocati Alessandra Semeraro, Marino Galeandro, Pasqualino Miraglia, Vincenzo Monteforte e Andrea Digiacomo. Agli otto imputati la vicenda è costata la sospensione dal servizio disposta dall’Amat in via cautelativa la scorsa estate dopo la notizia dell’ordinanza di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima emessa dal gip.