“Una scarica elettrica alla schiena ha ucciso il giovane operaio”

Una scarica elettrica ha colpito alla schiena e ucciso il giovane operaio Natale Chiarelli mentre lavorava a bordo del sommergibile Gazzana il 6 ottobre del 2016. È quanto emerso dalla relazione tecnica del perito nominato dal gup, l’ingegnere Michele Tagliente, ascoltato nell’udienza preliminare tenutasi il 6 maggio. Il mezzo militare era fermo nella rada del Mar Grande quando si è verificato il tragico infortunio sul quale dovrà fare luce il procedimento penale a carico di tre imputati per i quali il pm Mariano Buccoliero ha chiesto il rinvio a giudizio; si tratta di due militari della Marina e del coordinatore dell’esecuzione dei lavori. Devono rispondere di cooperazione in omicidio colposo e violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Chiarelli, 29 anni, di Mottola, dipendente di una ditta impegnata nell’esecuzione dei lavori nel locale dei motori termici, stando alla perizia del medico legale Marcello Chironi è deceduto a causa di una scarica elettrica che gli ha provocato una fibrillazione ventricolare mandandolo in arresto cardiaco. Da quanto emerso dall’esame del perito, il giovane con la schiena ha avuto un contatto con una struttura metallica che ha generato la scarica elettrica sulla colonna vertebrale. L’ingegnere, invece, ha escluso un contatto mano-apparecchio elettrico, al contrario di quanto sostenuto dal perito di un imputato. Le mani, ha spiegato il perito facendo riferimento anche alla relazione autoptica del medico legale, non presentano “marchi elettrici appunto da essere definite indenni”.

L’ingegnere Tagliente ha esaminato anche gli aspetti tecnici al fine di verificare, come richiesto dai quesiti del gup, se fossero state messe in atto tutte le misure di sicurezza necessarie per consentire a chi lavorava di eseguire gli interventi senza correre alcun rischio. A quanto pare, non tutte le precauzioni sarebbero state adottate. L’impianto elettrico, secondo il perito, “era correttamente sezionato ma in assenza dei blocchi necessari alla riattivazione”. Alla stessa conclusione era giunto anche l’ingegnere Massimo Trotta, consulente tecnico di uno degli imputati. Sarà il giudice Maccagnano a valutare il contenuto delle relazioni tecniche e a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudico formulata dalla pubblica accusa per i tre imputati uno dei quali ha chiesto l’abbreviato, quindi sarà giudicato dal gup. Per gli altri due il giudice deciderà se mandarli a processo oppure emettere sentenza di proscioglimento. I familiari della vittima, la sorella, il cognato e i nipoti, sette in tutto, si sono costituiti parte civile nel procedimento tramite l’avvocato Carmine Urso. Il legale ha presentato una richiesta di risarcimento dei danni morali e affettivi subiti quantificata nella somma di 566.000 euro. Ma soprattutto i parenti della vittima chiedono alla magistratura che faccia chiarezza sulle cause e sulle responsabilità del tragico incidente. Nel procedimento si è costituita anche l’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro. Mentre il Ministero della Difesa è stato citato come responsabile civile.

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