«La devastazione ambientale può trovare un avvio di risanamento nel Pnrr»

Si è tenuto nelle scorse settimane il convegno “Pnrr per Taranto, La sfida della crescita tra sostenibilità e resilienza”. Organizzato dall’Ordine degli Architetti della provincia di Taranto e coadiuvato dall’Inbar, ha visto circa 400 partecipanti, tra liberi professionisti, Università, Enti territoriali ed addetti ai lavori, «Sono stati affrontati i temi nodali della pianificazione strategica, nell’ottica di integrare nel sistema metropolitano di Taranto e della sua Provincia le Infrastrutture, l’Ambiente e il Territorio, lo Sviluppo economico e produttivo, il Turismo e la Cultura insieme alla Riqualificazione Sociale, in un grande progetto complesso di rigenerazione urbana».

L’Ordine degli Architetti della provincia di Taranto ha affermato come occorra «subordinare qualsiasi intervento a scala urbana alla verifica della sua posizione rispetto al vasto tessuto urbanistico di cui fa parte, e dunque cominciare a ragionare non più con un’ottica a comparti edilizi, bensì con una visione più ampia degli effetti (positivi e negativi) che un qualsiasi intervento ha sul territorio in cui ricade. Ciò si renderebbe possibile, preferendo agli strumenti attuativi tradizionali i programmi complessi, poiché affrontano e intendono risolvere i nuovi problemi della città contemporanea, caratterizzata da una pluralità di funzioni del tutto nuove rispetto all’apparato normativo con cui sono state pensate ed edificate. Poiché inoltre sia in Italia sia in Europa, Taranto è diventata un simbolo della necessità della transizione ecologica, la devastazione ambientale provocata dall’ex Ilva e non solo, può trovare un avvio di risanamento nel Pnrr, Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per rilanciare l’economia dopo la pandemia e permettere lo sviluppo verde e digitale del Paese.

Ma per essere in grado di progettare e di spendere le risorse derivanti dal Pnrr é opportuna una reale verifica sulla qualità e quantità di quel capitale umano aggiuntivo, fatto di professionisti, di cui devono dotarsi gli Enti territoriali, ed i Comuni in primis. Sono queste le ragioni per cui riteniamo indispensabile che i cosiddetti “Tecnici”, gli Architetti in primis, abbiano un ruolo attivo nella definizione di un modello di lavoro da esportare anche a livello sovra comunale e auspichiamo che un protocollo specifico, magari di indirizzo regionale codifichi tutto ciò. Al di là delle risorse economiche che saranno assegnate al Mezzogiorno ci sembra molto più importante ed utile pianificare e progettare insieme, come, dove e quali risultati si dovranno ottenere. Perdere questo treno sarebbe imperdonabile. L’amministrazione pubblica regionale e comunale, questa volta deve essere davvero inclusiva delle competenze professionali di cui dispone sul territorio, facendo rete con queste e promuovendo quel concetto di sostenibilità che possiede un significato ben preciso in una economia di tipo circolare quale sarà inevitabilmente la nostra».

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