x

x

La parrocchia della basilica Cattedrale per la promozione sociale della Città Vecchia

Don Emanuele Ferro, parroco della S. Cataldo (foto Mino Lo Re)

Quella della basilica cattedrale non è una parrocchia che vive solo in occasione dei festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo, ma è una comunità viva, attiva tutto l’anno e che si sta imponendo all’attenzione della città per il particolare impegno nella promozione sociale del centro storico e in particolare dei giovani. Ne parla con giustificato orgoglio don Emanuele Ferro, parroco dal 2015 nonché portavoce dell’arcivescovo. In questo ambito, i lavori di riqualificazione che la parrocchia sta facendo eseguire alle chiese del quartiere possono simboleggiare un po’ il processo di rinascita che sta iniziando a interessare il centro storico nei suoi vari aspetti, in un cammino che si prospetta in verità ancora lungo e che necessiterebbe del concreto apporto dei vari protagonisti della vita cittadina. Ma questo è un altro discorso.

“La nostra – dice don Emanuele – è una comunità che in tanti momenti dell’anno è interessata da eventi che riguardano tutta la diocesi, in quanto questa è la cattedrale, la prima chiesa e sede del vescovo. Però è sotto gli occhi di tutti che è una comunità ferita ma, per citare San Paolo, non certamente abbattuta, che cerca di rialzarsi e di ricostruirsi attraverso questo vincolo comunitario”.

Cosa cerca di fare la parrocchia a tal proposito?
“Innanzitutto non s’impone ma cerca di trasformare quelli che sono tante volte dei servizi necessari, anche (lo diciamo con tanta timidezza) di supplenza per tante situazioni, nel servizio alla Parola. E’ il Vangelo che ci rende persone migliori, redente: è questo il nostro obiettivo”.

Fra le tante attività di promozione, quali meritano una citazione?
“Sicuramente l’attività oratoriale è quella principale, che abbraccia tutto l’aspetto formativo dei ragazzi e che noi desideriamo rilanciare dopo due anni così difficili di pandemia Poi c’è anche il progetto “RiUscire” che si occupa del fine pena di persone che hanno vissuto anche l’esperienza della detenzione, mirato al reinserimento sociale: si tratta sempre di parrocchiani, famigliari nostri e di conseguenza si attiva quel circolo virtuoso proprio di famiglie che vogliono essere una grande famiglia, quella della comunità della parrocchia di San Cataldo. Poi ci sono altre iniziative, come la Bottega di San Cataldo, dove viene valorizzata l’inventiva dei nostri giovani, o quella dell’accoglienza turistica nel Duomo. Sono attività, assieme a tante altre,che ci hanno fortemente caratterizzati fino nel 2019 ma sono state un po’ rallentate dalla pandemia. Ma ora, con umiltà e fatica, pian piano cerchiamo di riprenderci”.

Quale aspetto della vita di San Cataldo ti ha ispirato di più?
“Quello della ricostruzione, in particolare della cattedrale rinata dalle macerie, diverse di loro ma che la rendono una compagine armoniosa e bella dal punto di vista architettonico. E’ metafora dell’arrivo del cristianesimo in qualsiasi luogo, che non prescinde mai dalla realtà in cui si trova a vivere ma la caratterizza e fa risplendere e quel valore che già è presente in sé”.