Impresa di Premuda e inno di Manente: l’incontro alle Scuola Allievi Sottufficiali

La data del 10 giugno si riferisce a tre avvenimenti o realizzazioni: ricorre la Festa della Marina Militare italiana; ricorda l’epica “Impresa di Premuda” quando due M.A.S. comandati dal cap. di corv. Luigi Rizzo affondarono l’ammiraglia della flotta austriaca, la “Santo Stefano”, determinando una svolta della Grande Guerra; ed è il titolo di una delle più famose marce della Marina, scritta dal maestro Vittorio Manente, storico fondatore e direttore della Banda della Marina, tarantino d’adozione. Di tutto questo si è parlato l’altro pomeriggio alla Scuola Allievi Sottufficiali (ex Cemm) di Taranto – San Vito, con un relatore davvero appropriato, Michele Fiorentino, già luogotenente e musicista della Banda della Marina, oggi scrittore e appassionato divulgatore sia della storia della Regia Marina che della Banda creata da Manente sulle quali ha scritto libri molto ben documentati.

Nell’auditorium della Scuola, presenti la figlia del m. Manente, la prof. Eugenia, e l’ex comandante delle Cemm, amm. Filippo Casamassima, erano presenti tutti gli allievi. Gli onori di casa sono stati fatti dal Comandante della Scuola , l’amm. Andrea Petroni che ha sottolineato l’importanza della conoscenza delle proprie radici, dei comportamenti eroici di chi ci ha preceduto e anche delle tecniche, innovative per l’epoca, che portarono a così grandi risultati. La festa della Regia Marina, sino al 1944, veniva celebrata il 4 dicembre, giorno di Santa Barbara. Ma poiché questa era anche la patrona dell’Arma, fu fatta una petizione affinchè si spostasse la festa al 10 giugno, appunto data della grande impresa in cui piccoli “Davide” sconfissero un grande “Golia”. Le premesse – ha spiegato Fiorentino – stanno nelle idee innovative dell’amm. Thaon de Revel che lasciò la flotta italiana a Taranto e si preoccupò di intrappolare la flotta austriaca in Adriatico. Per questo obiettivo fu attuato il blocco di Otranto (66 km. da Otranto a Corfù) una “saracinesca” fatta con 102 motopescherecci, con una lunga rete antisom tenuta su con galleggianti e ancorata al fondo. Attuato il “cul de sac”, la Marina italiana stese a terra – lungo il litorale adriatico – una serie di treni armati di grossi cannoni che vigilavano l’Adriatico da nord a sud. All’interno dello specchio di mare, infine, l’ammiraglio comandante puntò tutto su nuove armi come i Mas, motoscafi veloci armati di siluri ; le “Mignatte”, bombe che venivano portati da sub sotto le navi e fatti esplodere (antesignane dei futuri “Maiali”); e i “Grilli”, altro tipo di Mas.

A queste si aggiungevano i dirigibili che bombardavano il nemico dall’alto; e gli idrovolanti (in pochi mesi furono costruiti 110 Macchi M5). La Regia Aeronautica non esisteva ancora, ma i primi velivoli furono della Marina. Ai primi di giugno 1918 la flotta austriaca si mosse per discendere l’Adriatico e forzare il blocco di Otranto. Luigi Rizzo, col suo Mas e un secondo mezzo comandato dal guardiamarina Aonzo, si appostò in agguato presso l’isola dell’Asinello (vicino Premuda, nel territorio di Zara). Alle 3,30 del mattino vide il fumo delle navi nemiche e pensò – sbagliando – che navigassero proprio contro di loro. Ad ogni buon conto, i due piccoli Mas si scagliarono contro la flotta nemica e arrivati a ridosso lanciarono i siluri . I due di Rizzo colpirono l’ammiraglia, austroungarica, la “Santo Stefano”. Inseguiti, i Mas italiani si disimpegnarono sganciando una bomba antisom che fermò la nave più vicina. L’epilogo – tragico per le forze austrungariche – fu dignitoso: mentre l’ammiraglia “Santo Stefano” affondava, poco distante, sulla nave gemella “Tegethoff”, la banda rendeva gli onori suonando l’inno imperiale . Altri tempi. Per tutti. Rizzo e i suoi uomini avevano concluso l’impresa che li consegnerà alla storia. Dopo l’intervento conclusivo dell’amm. Petroni, che ha sottolineato come anche in campo militare l’innovazione è importante, militari ed ospiti hanno ascoltato in piedi l’inno “10 Giugno” del già citato maestro Vittorio Manente, un musicista che possiamo considerare tarantino (anche se nativo della Sicilia) e che sta facendo ancora parlare di sé in numerose manifestazioni del Conservatorio “Piccinni” di Bari e non solo.

Antonio Biella

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