Il sistema di accoglienza messo in campo dalla Caritas

Restiamo attoniti nell’assistere ad una guerra non dichiarata, una vera e propria invasione delle armate russe in un territorio che parla quasi la stessa lingua ed ha le stesse tradizioni: l’Ucraina. Intere famiglie con bagaglio e ciò che possono portare con sé, fuggono per cercare riparo nei confinanti Paesi europei. Un’interminabile carovana umana che, a piedi o con mezzi di fortuna, attraversa campagne e strade pericolose a causa dei missili sparati da lontano dall’esercito russo. Tanti profughi in cerca di riparo in un posto tranquillo vengono anche da noi, in Italia, non solo al nord ma anche al sud, fin da noi in Puglia. Per fronteggiare questo vero e proprio esodo di gente impaurita, composta da madri, nonne e figli, compresi minori non accompagnati, il resto dei Paesi europei sta esprimendo il meglio dell’umana capacità solidale. Anche da noi, nella nostra provincia jonica, l’organizzazione è stata immediata.

Un sistema organizzativo che ha investito tutti, Enti, Istituzioni, associazioni di volontariato. La Caritas Diocesana, ovviamente, ha risposto subito grazie alla sua proverbiale solidarietà. Siamo passati dal grave problema della pandemia all’altrettanto, ancor più grave, della guerra. Nella sua accorata lettera ai sacerdoti ed ai fedeli della Diocesi, l’arcivescovo mons. Filippo Santoro “ha esortato tutti ad offrire la massima disponibilità ad accogliere i profughi (famiglie o singole persone) che fuggono dalla guerra in Ucraina. Per evitare confusione, però, ha ritenuto opportuno che fosse necessario contattare, come punto di riferimento diocesano, la signora Rosanna Putzolu (nella foto), responsabile del Centro di Accoglienza San Cataldo Vescovo in Vico Seminario, 17, in Città Vecchia, indicando eventuali strutture (case canoniche, istituti, famiglie, ecc.) che possono offrire buona disponibilità di accoglienza, in modo tale che alle richieste pervenute si possa dare immediata risposta positiva”. La risposta positiva non si è fatta attendere e numerose sono state le disponibilità ad accogliere. Il direttore di Caritas Diocesana, don Nino Borsci, ha tenuto a precisare che: “in questa grande e generosa campagna di solidarietà sarà utile accertare la reale disponibilità di coloro che si offriranno per l’accoglienza, onde evitare che essa possa essere frutto di una momentanea, pur encomiabile, commozione, col rischio che si vanifichi in breve tempo. E’ opportuno, quindi, che i criteri da seguire siano chiari a tutti, in considerazione della delicatezza della drammatica situazione sia dal punto di vista materiale che da quello, soprattutto, morale”.

Detto, fatto, si è subito messa in moto la collaudata organizzazione della Caritas con il coinvolgimento delle parrocchie dell’intera Diocesi, in sinergia con gli Enti Istituzionali. Abbiamo chiesto alla signora Putzolu, quali sono i criteri per una giusta accoglienza ed ospitalità. “Intanto, desidero precisare che in questo delicato compito, con me opera un’èquipe di operatori, molto affiatati ed esperti da anni di volontariato in situazioni di perenne emergenza. Noi dobbiamo operare, però, in stretta collaborazione con la Prefettura, Questura, Asl e Comune, a ciascuno dei quali, in primis la Prefettura, spetta il coordinamento delle operazioni. Per quanto riguarda noi della Caritas, siamo consapevoli della situazione drammatica che si è verificata a danno della popolazione ucraina, anche grazie all’immediatezza dell’intervento sul campo delle due Caritas nazionali di quella bella terra, così pesantemente martoriata. L’Ucraina è l’unico Paese europeo ad avere due Caritas nazionali, l’una espressione della Chiesa Greco cattolica e l’altra della Chiesa romana cattolica. I due Arcivescovi si sono letteralmente rimboccati le maniche e sono scesi in campo per sostenere materialmente e moralmente il loro popolo così pesantemente colpito dalla forza d’invasione russa. Anche la nostra Caritas nazionale ha subito attivato la propria, collaudata, organizzazione, unitamente alle Caritas diocesane, tra cui, ovviamente, la nostra.

La Guerra si distanzia dalla gente comune che vuole la pace, perché in ogni conflitto la gente comune è la vera vittima che paga sulla propria pelle le follie della guerra”. Veniamo al sistema operativo dell’accoglienza. Quali sono i criteri e come si svolge, in pratica? “Noi della Caritas Diocesana di Taranto – precisa la signora Putzolu – abbiamo aderito, su segnalazione del nostro Arcivescovo, all’organizzazione umanitaria della Comunità Don Orione coordinata da don Alberto Fossati della sede di Ascoli Piceno, che, in occasione dell’arrivo del primo contingente di profughi, nella parrocchia di Santa Maria del Rosario di Grottaglie, si è soffermato sui criteri organizzativi in una riunione operativa nel nostro Centro di Accoglienza con le famiglie che avevano avanzato la propria disponibilità all’accoglienza. Ora gli arrivi di altri profughi si susseguono con una certa regolarità, con ogni tipo di trasporto, treno, bus. L’ultimo gruppo è arrivato un paio di settimane fa, nella parrocchia Santa Maria in Campitelli di Grottaglie. Vi assicuro che l’incontro con le nostre famiglie accoglienti è davvero emozionante. All’arrivo, i profughi vengono subito sottoposti al tampone. Il giorno dopo, vengono accompagnati in Questura per il riconoscimento internazionale di profugo e per la consegna del relativo permesso provvisorio, che dopo una ventina di giorni diventa definitivo fino alla fine dell’emergenza. Per qualsiasi problema sanitario interviene l’Asl e per altri, il Comune. È opportuno precisare che, in casi di minori non accompagnati, l’accoglienza non comporta assolutamente l’assunzione dell’Affido o dell’Adozione. In ogni caso il trattamento di questi minori è di competenza del Comune e del Tribunale competente.

Si tratta, comunque, solo di ospitalità temporanea che va da 3 a 6 mesi ed oltre, nella speranza che la guerra finisca prima. Il nostro compito non finisce certo qui. Il nostro centralino squilla in continuazione per registrare le adesioni e per fornire tutto il supporto possibile di chiarimenti ed iniziative varie. Quindi c’è sempre bisogno di supporto psicologico, assistenza per compiti burocratici con assistenza di mediatori culturali con conoscenza della lingua ucraina e russa”. Quanti sono i profughi che sono stati accolti nel nostro territorio e quante famiglie hanno dato la loro disponibilità all’accoglienza. Sono numeri che testimoniano il nostro senso di solidarietà. “Finora: 16 sono le famiglie che hanno accolto nuclei familiari dei rifugiati con 40 posti letto; Enti che hanno già accolto 30 persone con 30 posti letto; ci sono altri Enti ed Associazioni che sono disponibili con 24 posti letto; altre 54 nostre famiglie disponibili per un totale di 140 posti letto per ospitare nuclei familiari fino ad un massimo di 5 componenti. Poi ci sono famiglie disponibili ad accogliere anche ragazzi singoli, con 154 posti letto disponibili.

Naturalmente anche nel nostro Centro di Accoglienza ospitiamo un certo numero di profughi adulti. Insomma il lavoro e l’impegno non ci manca davvero. Incontrare e concordare buone e reali capacità di accoglienza e disponibilità dei profughi ad usufruirla, non è compito facile”. Visto l’aumento delle competenze e degli impegni per la gestione logistica, della struttura di Accoglienza, avete avuto bisogno di aumentare la vostra “forza lavoro”. “Sì, certo, era necessario! D’accordo con il Comune di Taranto abbiamo aderito alle risorse umane del “reddito di dignità”, già in vigore dal 2016 da parte della Regione Puglia. Abbiamo, quindi, “arruolato” 19 Persone, in maggioranza donne, che sono utili per la gestione complessa della struttura del nostro Centro di Accoglienza”.

Toni Cappuccio

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