Il caso delle bonifiche, 150 milioni di polemiche

Il Partito Democratico che vota con i Cinquestelle per provare a bloccare lo spostamento di 150 milioni di euro dalle bonifiche a Taranto alla produzione d’acciaio? Una scelta che «nasce solo dalla volontà di non rompere un’alleanza politica che sul territorio tarantino sostiene un candidato a sindaco. Ero consapevole che l’input che avevo dalla capogruppo e dal partito era di votare contro l’emendamento. Di fronte alla forzatura del M5s, che ha voluto mettere ai voti un emendamento» che «avevamo bloccato in tutte le riunioni di maggioranza, ho scelto di votare a favore, convinto che l’emendamento sarebbe stato bocciato. Mi assumo la responsabilità della scelta». Le parole del capogruppo Pd in Commissione Industria al Senato, Stefano Collina, non potevano che rinfocolare le già arroventate polemiche in merito alla questione bonifiche.

Come è ormai noto, l’emendamento firmato da Mario Turco (M5s) che voleva fermare il trasferimento di quei soldi dalle bonifiche dell’area di Taranto all’attività produttiva dello stabilimento Acciaierie d’Italia non è passato (come aveva previsto di Collina). Una votazione thrilling: 14 i voti favorevoli, quelli di M5s, Pd e Leu; 14 quelli contrari, di Forza Italia e Lega, con Fratelli d’Italia che ha scelto la via dell’astensione, come Italia Viva, evitando di fatto la sconfitta del Governo. L’intenzione dell’esecutivo, da cui viene l’iniziativa dello spostamento, è che i 150 milioni vengano dirottati a progetti di «decarbonizzazione del ciclo produttivo dell’acciaio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto, proposti anche dal gestore dello stabilimento stesso ed attuati dall’organo commissariale di Ilva, che può avvalersi di organismi in house dello Stato».

IL CASO E LA CORSA A PALAZZO DI CITTÀ
A riprendere le parole di Collina è Walter Musillo. Dopo il voto in Commissione, il candidato sindaco di quella Grande Allenza per Taranto che sostanzialmente fa perno sul centrodestra, era stato preso di mira da Ecosistema Taranto 2022, la coalizione che sostiene la corsa di Rinaldo Melucci. Per Musillo, «è immorale chiedere alla città di scegliere tra salute e lavoro, ma è immorale anche far credere che esista verginità politica in chi per decreto o per annunci strappa voti ha in realtà consegnato a Taranto e a quello stabilimento siderurgico altri anni di agonia. Mi riferisco al Pd e alla innaturale alleanza con il Movimento 5 Stelle che dopo anni di réclame è scesa a patti con il partito che da sempre ha garantito la continuità produttiva di quell’impianto nonostante le sentenze europee e quelle della magistratura italiana. Non possiamo più accettare la falsa promessa di occuparsi seriamente della vicenda, quando in realtà in tutti questi anni sull’acciaieria e i suoi effetti sulla salute e sull’occupazione, si è fatta solo campagna elettorale e il palinsesto di centinaia di Tv.

La dimostrazione plastica di tutto ciò si ha dalle stesse parole del senatore dem Stefano Collina (Pd), capogruppo della Commissione Industria del Senato che avrebbe di fatto bocciato l’emendamento del senatore grillino Mario Turco». In merito ai contestatissimi 150 milioni, Musillo sostiene che «i soldi arriveranno a Taranto comunque e serviranno proprio al Piano Ambientale così come previsto dal decreto del 2015 che vincolava l’utilizzo dei fondi frutto del sequestro alla famiglia Riva proprio al Piano Ambientale e al Risanamento Sanitario. Val la pena anche ricordare inoltre, che al trasferimento di 150 milioni ai commissari di Ilva per la bonifica delle aree inquinate, sarebbe dovuta precedere una dettagliata opera di progettazione e formazione adeguata per il reale reimpiego del personale in Amministrazione Straordinaria che al momento resta soltanto una dichiarazione d’intenti. Oltre al resoconto puntuale delle attività già resa sul fronte della bonifica interna all’ex Ilva, sarebbe interessante chiedere a che punto sono le bonifiche esterne e quella del Mar Piccolo in particolare, a che punto è la nomina del nuovo commissario per le bonifiche al posto del Prefetto Demetrio Martino, a che punto è il concorso per l’assunzione del personale nel dipartimento Arpa di Taranto, e con quali risorse e con quali tempi l’attesa decarbonizzazione sarà messa in atto».

«Votando in commissione contro l’emendamento del senatore Mario Turco, che voleva evitare il trasferimento di fondi dalle bonifiche all’attività produttiva dell’ex Ilva, Forza Italia e Lega hanno mostrato il loro vero volto, quello che a livello locale tentano di tenere nascosto. Sono in ottima compagnia di Fratelli d’Italia, peraltro, che astenendosi non ha fatto altro che sostenere la decisione scellerata di un centrodestra sempre più lontano dai bisogni di Taranto» erano state le parole precedentemente utilizzate dalla coalizione “Ecosistema Taranto 2022”. «Sarebbe interessante conoscere la posizione del candidato sindaco di quell’area, Walter Musillo, che due mesi fa era a manifestare ai piedi della Prefettura, con i suoi nuovi amici di centrodestra, contro il tentativo di scippo dei 575 milioni di euro e che oggi tace sulle evidenti responsabilità dei partiti con i quali ha deciso di stringere un patto che, fino a oggi, ha solo prodotto danni per la città» quanto scritto nella stessa nota.

Per Luciano De Gregorio (Taranto Mediterranea) «la bagarre al Senato in Commissione, non giustifica nessuno, sono tutti figli della stessa operazione, altrimenti, i partiti con il resto dei parlamentari, avrebbero assunto l’atteggiamento più adeguato contro l’ennesimo scippo ingiustificato contro la nostra comunità. La classe dirigente, che ha l’ambizione di governare la nostra città, si renda conto che ha il dovere di unirsi e fare sintesi (contro questo atto scellerato ), anche contro gli stessi partiti di riferimento. Nessuno si senta escluso, in questo percorso, siamo tutti responsabili. Nessuno giustifichi il silenzio del proprio partito a livello nazionale, ricercando la responsabilità altrove. Nessuno giustifichi più i ritardi sulle mancate applicazioni dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale. Purtroppo l’emendamento bocciato dei 150 milioni non giustifica nessun partito nazionale. Perché? Voto contrario di Forza Italia e Lega, Fratelli d’Italia si astiene. Le altre forze politiche a livello nazionale tacciono». Ancora De Gregorio evidenzia come il rigetto del Consiglio di Stato dell’ordinanza del sindaco Rinaldo Melucci legata alla chiusura delle fonti inquinanti sia «la riprova della volontà di tenere in piedi un sistema industriale a danno della nostra comunità».

Secondo Massimo Battista, «Taranto esce sconfitta ancora una volta. È da oltre un decennio che la salute e l’ambiente sono sacrificati in nome dell’acciaio e del profitto. Trasversalmente. Si sono avvicendati governi e ministri ma la parola d’ordine è sempre stata “produzione”» sostiene il candidato sindaco di Una città per cambiare, Taranto città normale e Periferie al centro. Sostiene Battista che «a poco o nulla servono le condanne della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, i rapporti Onu, le condanne penali dei responsabili di un disastro ambientale e sanitario acclarato: i tarantini restano una popolazione sacrificabile, qualsiasi sia il costo da pagare in termini di malattie e morti. Noi continueremo a chiedere un accordo di programma che non coniughi salute e lavoro in fabbrica ma che garantisca la tutela della salute attraverso la chiusura dello stabilimento, la bonifica e la decontaminazione dei luoghi ad opera della forza lavoro di Acciaierie d’Italia, Ilva in As e indotto, e che programmi seri investimenti per l’avvio di nuove economie sostenibili».

I CINQUESTELLE ANCORA CONTRO LA DECARBONIZZAZIONE…
Europa Verde Taranto
va all’attacco di Musillo e della coalizione di centrodestra, definendo le sue dichiarazioni «incomprensibili e per nulla centrate rispetto alla reale natura del problema, ossia la non più rinviabile transizione ecologica del territorio ionico. È su questa scelta politica che devono innestarsi le valutazioni di chiunque voglia ragionare per il bene del futuro di Taranto. Altri ragionamenti sono indecorosa “ammuina” che Musillo e il centrodestra mettono in campo per non dire che cosa vogliono per il territorio».

Da parte sua, il M5s Taranto rilancia i suoi dubbi sull’idea stessa di decarbonizzazione per lo stabilimento tarantino: «Queste risorse (i 150 milioni) non potranno essere destinate a favore dell’indotto e dei suoi lavoratori, bensì potranno essere utilizzati per un indefinito processo di decarbonizzazione, di cui non si conosce alcunchè. Una vergogna tutta italiana. Si rinuncia alla tutela ambientale e sanitaria per favorire un’impresa che attualmente è controllata da una società privata. Decisione peraltro che viene all’indomani della sentenza Cedu che denuncia l’assenza di azioni mirate alle bonifiche ambientali nel sito dello stabilimento siderurgico. La beffa risiede soprattutto nel fatto che in precedenza Forza Italia e Italia Viva nel Milleproroghe sostennero la proposta del M5s, impedendo così di distrarre dalle bonifiche 570 milioni».

… E LABRIOLA (FI) CONTRO LA MAGGIORANZA
Proprio da Forza Italia arriva la voce di Vincenza Labriola, parlamentare tarantina in evidente disaccordo con il suo stesso partito. «La bocciatura dell’emendamento al decreto Ucraina bis per chiedere l’abrogazione della proposta governativa di trasferire i fondi destinati alle bonifiche dell’area di Taranto all’attività produttiva di Acciaierie d’Italia rappresenta l’ennesimo scippo a Taranto e ai tarantini. La maggioranza avrebbe dovuto raggiungere un accordo, sopprimendo l’articolo e pretendendo un decreto ad hoc sul tema ex Ilva. La crisi industriale continua a danneggiare cittadini e lavoratori, e i nodi aperti, a cui il governo deve trovare una soluzione, sono ancora troppi». Labriola, parlamentare al secondo mandato transitata la scorsa legislatura dai Cinquestelle ai forzisti, annuncia quindi che presenterà «nuovamente l’emendamento soppressivo quando il decreto arriverà alla Camera». Sempre dall’area centrodestra parla il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Renato Perrini: «Su ex Ilva di Taranto c’è chi millanta e chi, anziché dare risposte, si alza e sfugge. In Consiglio regionale, non appena si stava per discutere l’interrogazione a mia firma sullo stato dell’arte dell’ex Ilva, sui lavoratori che non vengono pagati, sulle bonifiche che tardano ad essere effettuate, il presidente Michele Emiliano ha ben pensato di alzarsi e andare via. Il presidente non ha forse ancora ben chiaro che Taranto merita rispetto, ha bisogno di risposte concrete ed è stanca dei tanti proclami da campagna elettorale che sono stati lanciati negli ultimi anni».

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