Acciaierie d’Italia: «Nel 2022 la produzione aumenterà del 40%»

“Acciaierie d’Italia informa che nel 2022 la produzione aumenterà del 40% rispetto a quella registrata nel 2021, con un obiettivo di 5,7 milioni di tonnellate”. Poche, stingatissime righe per annunciare quella che rappresenta una inversione di rotta dello stabilimento siderurgico tarantino. Questo mentre, come riporta Il Giornale, “a pochi giorni dalla scadenza del contratto su Acciaierie d’Italia siglato nel dicembre 2020 da Invitalia e Arcelor Mittal si tratta per una proroga di almeno un anno”. Sul futuro dello stabilimento, insomma, c’è ancora molto da dire. E un ruolo importante potrebbero averlo le nuove tecnologie: la Giunta regionale ha approvato l’istituzione dell’Osservatorio Regionale sull’Idrogeno, che (nelle intenzioni, almeno) dovrebbe impattare anche sulla fabbrica tarantina.

«Si tratta di una svolta energetica fondamentale – ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – che inciderà sul costo delle bollette, sulla indipendenza energetica del Paese e della regione e soprattutto sulla tutela della salute dei cittadini pugliesi, che nei grandi impianti industriali, nell’utilizzo dei veicoli nel ciclo urbano potranno contare sull’energia pulita, prodotta attraverso il reimpiego nell’energia fotovoltaica ed eolica che in surplus consentirà di alimentare quello che noi chiameremo il Polo nazionale dell’idrogeno, che è il progetto bandiera del Pnrr della Regione Puglia”. Emiliano ieri mattina è intervenuto al Forum promosso dal Corriere della Sera “Il futuro è adesso: Hydrogen Valley dal Nord al Sud Italia“:

«L’attenzione all’idrogeno in Puglia e soprattutto a Taranto – ha detto – nasce da una minaccia, la nostra minaccia era l’Ilva. La rivoluzione dell’idrogeno in Puglia non è nata quindi da una esigenza puramente tecnologica o di investimento, ma dal diritto alla salute. Per questo mi sono affidato a persone che avevano un quadro chiaro: chiedendo loro se si potesse produrre acciaio pulito senza far morire la gente. Ecco come è nata la candidatura di Taranto a Polo nazionale dell’idrogeno. La Puglia ha una capacità di investimento che è quasi il doppio delle altre regioni italiane. Grazie ad uno sforzo enorme che vogliamo mettere in campo (nella nostra regione sono previsti 13 parchi eolici off-shore), considerando ovviamente l’impatto ambientale. Da dove partire e subito? Dalla ristrutturazione dell’ex Ilva. Cominciando da Taranto per cambiare la storia». «Nel percorso di transizione energetica e decarbonizzazione – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci – l’idrogeno svolge un ruolo fondamentale sia per garantire il raggiungimento degli impegni dell’Agenda2030 sia per rendere il Paese energeticamente indipendente. La Puglia, da sempre all’avanguardia nel campo delle fonti energetiche alternative, oggi si dota di uno strumento che avrà una doppia finalità: da una parte monitorare e analizzare i dati relativi alla filiera dell’idrogeno, dall’altra fornire supporto nella definizione della programmazione regionale, nell’elaborazione del Piano Regionale dell’Idrogeno nonché nell’aggiornamento del Piano Energetico Ambientale Regionale».

Intanto, se la Fiom Cgil sottolinea in un incontro come «un Paese industriale non può non avere politiche che investano nella siderurgia» l’eurodeputata tarantina Rosa D’Amato annuncia che venerdì presso gli Uffici della Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Taranto, depositerà un esposto denuncia sull’inquinamento a Taranto. Nella stessa giornata, presso lo stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia a Taranto, si svolgerà la visita della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, presieduta dal Senatore Gianclaudio Bressa. La visita, che si svolgerà in presenza dell’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, è pianificata da tempo e rientra nell’ambito dell’ordinaria attività condotta dalla Commissione.

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