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Buonasera

Sicurezza sul lavoro, fari sull’appalto ex Ilva

Tappa tarantina, presso lo stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia a Taranto per la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, presieduta dal senatore Gianclaudio Bressa. Non è mancato un passaggio con i sindacati, come richiesto dallasegreteria provinciale della Fiom Cgil di Taranto. «La commissione parlamentare ha risposto prontamente alla sollecitazione della Fiom Cgil convocando i Rappresentanti della sicurezza in Prefettura ed è stata informata delle criticità inerenti la salute e la sicurezza che riguardano lo stabilimento siderurgico» dicono Giuseppe Romano e Francesco Brigati.

E, tra le “criticità”, sono state segnalate «le ricadute del dumping contrattuale nel mondo dell’appalto, che continua ad essere un problema anche dal punto di vista della sicurezza» ma anche «la mancanza della macchina a granulare come misura di sicurezza per i lavoratori, per gli impianti e di un possibile impatto ambientale necessario inoltre a poter superare le comandate allargate», «la mancata consegna del materiale dei documenti di valutazione dei rischi agli Rls» sino ai «tanti licenziamenti discriminatori scaturiti da incidenti impiantistici successivamente annullati dal giudice del lavoro», dicono dal sindacato. «L’incontro con la Commissione Parlamentare, che ringraziamo per avere ascoltato le nostre istanze, è stato molto proficuo e si darà seguito attraverso una dettagliata memoria corredata da documentazione a supporto» sottolineano Romano e Brigati.

«Nei primi mesi del 2022 le cosiddette “morti bianche” sono aumentate del 2,2% rispetto allo stesso periodo nello scorso anno» aggiungono, per l’Ugl, il segretario confederale Alessandro Calabrese e Concetta Di Ponzio. Calabrese durante il suo intervento ha ribadito «l’importanza della formazione dei lavoratori sulla sicurezza ritenendola strumento essenziale e prioritario»: «spesso i lavoratori, che oggi ancor di più vivono il dramma del ricatto occupazionale e del precariato, in virtù della crisi che investe il nostro territorio, sono costretti a prestare la loro opera ignari dei rischi che corrono, costretti alle volte ad una pseudo formazione non idonea ai compiti svolti o all’ambito lavorativo in cui si trovano» spiega. Altro elemento essenziale, aggiunge Calabrese «è l’analisi del rischio, per individuare i pericoli e le condizioni che possono portare ad eventi dannosi per l’uomo e per l’ambiente, ove il Dvr (Documento Valutazione Rischi) non può essere consegnato agli Rls (spesso mancanti) solo come informativa ma deve essere da quest’ultimi studiato e valutato con tempi adeguati per apportare le dovute modifiche. La formazione in ambito sicurezza con l’applicazione dei dovuti Dpi, non può essere di esclusiva responsabilità di medio-piccole aziende in appalto ma deve essere garantita sempre e comunque dalla committente».

Calabrese ha quindi voluto specificare che «esiste il mondo dei lavoratori turnisti a ciclo continuo, ove regole contrattuali e decreti legislativi non tutelano abbastanza chi, come ad esempio, al termine di un proprio turno di lavoro soprattutto notturno, a volte è costretto a prolungarlo mettendo a rischio la sua vita e quella delle altre persone, un mondo – ribadisce – che deve essere conosciuto e vissuto per poterlo capire». Altro tema, quello delle «centrali presenti all’interno dello stabilimento, Adi Energia, ramo d’azienda acquisito dalla Holding Am InvestCo nel 2018, è che hanno subito un ridimensionamento dell’organico, tale da avere un’organizzazione del lavoro non più adeguata alla mole di lavoro da svolgere quotidianamente, generando inoltre un “esubero” di 10 lavoratori attualmente in A.S., con attività lavorative compensate da nuovi ingressi». Quella che va chiudendosi è stata una settimana intensa sul fronte dell’ex Ilva e di tutto ciò che ruota attorno alla fabbrica alle porte della città, in particolare per quanto concerne la questione bonifiche.

«La maggioranza si è compattata per mantenere in piedi lo scippo dei soldi per le bonifiche dell’ex Ilva di Taranto. La votazione in Commissione alla Camera dei Deputati del nostro emendamento che avrebbe riassegnato i 150 milioni di euro alle bonifiche delle aree escluse dell’ex Ilva di Taranto ha visto tutte le forze di maggioranza votare contro il nostro emendamento soppressivo dell’articolo 10» ha affermato ieri, venerdì, Giovanni Vianello, deputato di Alternativa in commissione Attività produttive. «Ricordo ancora una volta – prosegue Vianello – che il testo è stato approvato in Consiglio dei Ministri anche dai ministri del Movimento Cinquestelle e del Partito Democratico, per cui oggi assistiamo solo alla conferma di quanto quella di Pd e M5s al Senato sia stata una avvilente e cinica partita di campagna elettorale giocata sulla pelle dei tarantini in vista delle prossime elezioni amministrative. Solo fuffa». «Stiamo parlando – conclude l’esponente tarantino di Alternativa – di un tema del quale il Ministro della Transizione Ecologica Cingolani non conosce nulla, come confermato da lui stesso durante una Question Time alla Camera. La scusa della decadenza del Decreto non può giustificare chi oggi si candida a Taranto e che vota per favorire lo scippo dei 150 milioni di euro delle bonifiche».

Queste erano state le parole di Cingolani al Question Time alla Camera: «Ad oggi, nonostante le richieste avanzate in sede di osservatorio Ilva dalla riunione del 9 marzo 2021, non risulta ancora trasmesso dai commissari di Ilva spa in amministrazione straordinaria un elenco degli interventi di natura ambientale ripristinatoria ancora da realizzare, esclusi gli interventi ex Dpcm 29 settembre 2017, relativi alle prescrizioni Aia, non è allo stato possibile determinare quale sia il reale fabbisogno economico necessario alla realizzazione degli interventi per la messa in sicurezza e bonifica del sito produttivo ex Ilva e dei territori limitrofi. Prima di venire a conferire, mi sono sentito con alcuni dei rappresentanti – ha detto Cingolani – mi hanno detto di avere adesso delle stime economiche precise di aver già presentato in una precedente audizione in qualche commissione. Io non le possiedo, me le manderanno, ne prenderemo visione e ne riparleremo a breve». Molto duro nei confronti della politica è stato Rocco Palombella. «Basta sottovalutazioni, basta chiacchiere e basta usare l’Ilva per le campagne elettorali. Devono dire in modo esplicito se vogliono chiudere lo stabilimento. E poi ci dicano pure come intendono risolvere il problema ambientale e occupazionale, perché uno stabilimento chiuso non si risana da solo ma ha bisogno di tanti fondi» le parole del segretario generale della Uilm nazionale a margine del XVI congresso della Uilm di Bari.

«L’Ilva – ha detto Palombella – è una cosa troppo importante per l’ambiente e per i posti di lavoro. Sono passati quasi 10 anni dalla confisca dello stabilimento. In dieci anni hanno fatto diversi decreti ma nessuno si è assunto la responsabilità di dichiarare quello che vogliono fare». «Noi ovviamente – ha aggiunto il segretario – siamo per il rispetto dell’ambiente e per il mantenimento dello stabilimento per salvaguardare i posti di lavoro, ma se questo non sarà, lo devono dire subito, non si possono nascondere dicendo che quello stabilimento deve essere decarbonizzato. La realtà è che quello stabilimento è stato venduto a un gruppo straniero con un compito specifico. Forse all’inizio aveva qualche idea di continuare a produrre e rimanere sul mercato italiano, ma adesso la situazione è chiara: loro non hanno nessun interesse a produrre. L’unico obiettivo che hanno è inserirsi in una cordata per fare con i fondi pubblici i forni elettrici oppure chiudere lo stabilimento».

«Mettere 3.000 lavoratori in cassa più 1.700 dell’Ilva in amministrazione straordinaria senza che il governo muova una foglia e non convochi le organizzazioni sindacali è una cosa terribile in questo momento. È un governo assente completamente» ha aggiunto. «Noi non abbiamo sottoscritto la cassa integrazione per dare un messaggio forte: non siamo il sud che chiede assistenza e chiede cassa integrazione – ha spiegato – , noi chiediamo lavoro dignitoso. Questa è la nostra posizione e attendiamo ancora risposte. Abbiamo fatto partire l’ennesima lettera con richiesta di convocazione, ma anche questa volta io penso che il governo non ci risponderà, perché ci sono troppe scadenze immediate, una è quello elettorale delle amministrative. Vuol dire – ha concluso il segretario – che ogni volta che si discute di problemi così importanti c’è sempre una campagna elettorale di troppo».

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