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Mangiare sano per salvare il Pianeta

Lo scorso 22 aprile si è celebrata l’International Earth Day, cioè la Giornata Mondiale della Terra, istituita nel 2009 dalle Nazioni Unite. Proprio in questa data, infatti, nel 1970, 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono per chiedere maggior attenzione all’ambiente, dopo che al largo di Santa Barbara (California) si era verificata un’enorme fuoriuscita di petrolio da un pozzo della Union Oil. Il prossimo 22 maggio si celebrerà la Giornata Mondiale della Biodiversità che ha lo scopo di aumentare la comprensione e la consapevolezza della sua importanza e dei problemi in cui versa. Iniziamo, quindi, una serie di chiacchierate su questi argomenti. Il tema di quest’anno della Giornata Mondiale della Terra si concentra sulla “green economy”: “investi nel nostro pianeta”.

Ma come? I modi sono tantissimi ma uno, in particolare, dipende direttamente da ognuno di noi: la dieta. Si, proprio la nostra dieta quotidiana, con la quale possiamo o meno contribuire alla perdita di biodiversità, in particolare dell’agro-biodiversità. L’agro-biodiversità è la biodiversità legata a specie vegetali di interesse agrario, quindi, importanti per l’agricoltura e l’alimentazione. Essa è in declino, in particolare lo è la diversità genetica delle piante utilizzate per il consumo umano. La perdita di agro-biodiversità vegetale è un problema globale con ripercussioni sia sull’uomo sia sugli (agro) ecosistemi. Più di 7000 specie di piante commestibili sono state identificate e utilizzate per l’alimentazione umana dall’origine dell’agricoltura, ma negli ultimi anni solo 150 specie di queste 7000 sono coltivate a livello significativo nel mondo e solo 3 (mais, grano e riso) garantiscono circa il 60% del fabbisogno di proteine e calorie nella dieta umana. I cibi trasformati e ultra-lavorati (piatti pronti anche surgelati, zuppe pronte, cibi precotti, snack dolci che, di solito, contengono ingredienti che non aggiungiamo quando cuciniamo in casa), sono dannosi non solo per la nostra salute, ma anche per l’ambiente. Essi sono in genere prodotti utilizzando composti estratti da una ridottissima varietà di specie vegetali ad alto rendimento, tra cui le colture di mais, grano, soia e semi oleosi. Gli ingredienti di origine animale utilizzati in molti alimenti ultra-lavorati sono spesso derivati da animali allevati in intensivo e alimentati con i prodotti delle stesse colture industriali.

Secondo la Fao tali allevamenti sono responsabili del 14,5% delle emissioni di gas serra. La conseguenza è il notevole contributo di questi alimenti alla perdita di agro-biodiversità. A questo punto, una domanda sorge spontanea: a parità di calorie, quale dieta inquina meno, la dieta onnivora, la vegetariana o la vegana:? Il gruppo di Nutrizione Umana del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma le ha messe a confronto, calcolando i dati medi giornalieri nutrizionali e ambientali (cioè il carbon footprint, il water footprint e l’ecological footprint ovvero l’emissione di gas serra, il consumo idrico e l’impronta ecologica. L’impronta ecologica è la misurazione degli ettari di aree biologiche produttive della Terra, compresi i mari, necessari per rigenerare le risorse che vengono consumate dall’uomo. In altre parole, il calcolo dell’impronta ecologica è un indice che rivela di quanti pianeti Terra l’uomo avrebbe bisogno per conservare l’attuale consumo di risorse naturali. Secondo fonti del Global Footprint Network nel 2017 a livello mondiale servivano 1,7 pianeti Terra.

La dieta onnivora ha il massimo impatto ambientale con più elevate emissioni di carbonio e maggiore spreco d’acqua. Contrariamente a quanto ci aspetteremmo, la dieta vegetariana e la dieta vegana sono allo stesso livello. Quest’ultima infatti, proprio perché completamente vegetale, dovrebbe essere (almeno in teoria) quella che “pesa” meno sull’ambiente. In realtà, a detta dei ricercatori, va considerato che i vegani spesso consumano alimenti trasformati le cui materie prime provengono da lontano (pensiamo ad esempio ai burger di soia e ai tanti altri cibi confezionati che troviamo al supermercato). L’impatto di questi prodotti, alla fine, equivarrebbe a quello dei derivati animali che consumano regolarmente i vegetariani. Una dieta sana, quindi, significa un Pianeta sano. Pertanto, occhio a quello che mangiamo!

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr Taranto