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Il Museo dello “Jùse”, come si viveva in Città Vecchia tra l’800 e il ‘900

La tipica abitazione della gente umile della Città vecchia (‘u jùse”), ambientata nel periodo fine ‘800-inizi ‘900, viva testimonianza di come la gente umile viveva in quel tempo, è stata ricostruita in via Duomo 131, l’antica Via Maggiore, nella sede delle associazioni “Tarantinidion”, “Taranto… una finestra su” e “Vito Forleo”. Una targa affissa all’ingresso (nei pressi della cattedrale) ne dà l’indicazione: “MuJùse – Museo dello Jùse e Laboratorio etnografico”.

L’idea è del giovane ricercatore, Vincenzo Ludovico, che ha trovato l’ideale ubicazione dell’originale museo in quel locale, appunto uno “jùse”, dove viveva una famiglia numerosa. Dall’inaugurazione, avvenuta il 7 maggio, numerosi sono stati i visitatori, molti dei quali turisti giunti per assistere ai festeggiamenti patronali. Notevole interesse è stato riscontrato da parte dei più giovani, che hanno potuto rivivere i racconti fatti dai nonni della vita tra i vicoli, senz’altro più povera rispetto agli standard attuali ma di un calore umano che non potrà mai avere uguali. Il museo e laboratorio etnografico si sviluppa in due sale in aggiunta ad una terza che ricalca la presenza di installazioni fotografiche che ritraggono alcuni aspetti museali. Il primo impatto fa compiere al visitatore un vero e proprio viaggio nel tempo, con il fantoccio di una vecchina (molto verosimile, tanto che a chi entra può scappare il “Buongiorno!”) intenta a filare la lana utilizzata per i materassi; davanti a lei è posto un vecchio braciere, attorno al quale i nipotini si raccoglievano per ascoltare favole e racconti dei tempi andati. Tutt’attorno, gli arredi, i cimeli, gli oggetti di uso personale e quotidiano (recipienti per la cottura paioli, pentole, padelle, tegami o per la conservazione del cibo come vasi, brocche, recipienti in terracotta). e di arredo (come madie o cassapanche). Completano l’esposizione gli accessori relativi all’attività della filatura: arcolai e filatoi, rocche, fusi, aspi e incannatoi.

Non mancano alle pareti immagini della devozione e della fede popolare, che fanno parte del percorso espositivo. Sono inoltre raccolti oggetti relativi alle diverse fasi dello sviluppo dell’individuo scandite – secondo tradizione – dai “riti di passaggio”. L’infanzia è documentata con l’esposizione di culle, girelli, fasce, vestitini e giocattoli. Il matrimonio è testimoniato da abiti nuziali, cassapanche per il corredo e oggetti come fazzoletti, rocche, pegni d’amore e doni di fidanzamento. Infine il momento della morte è documentato dai costumi del lutto e altro. Nella seconda sala si espongono oggetti di particolare interesse relativi al cuore intimo della casa, nonché, l’alcova ossia l’ unica camera da letto presente in quelle abitazioni, che rappresenta la continua evoluzione della vita sociale degli abitanti, ma in ore notturne. Desta curiosità l’esposizione strumenti di musica popolare, risalenti per la maggior parte agli inizi del ‘900 ed infine quella dei giochi e spettacoli di piazza, come il teatrino dei burattini. Il “MuJùse” fa il paio con un’altra ricostruzione della vita di un tempo a Taranto, nella vicina ex chiesetta della Madonna della Scala, da dove si accede all’abitazione del rettore monsignor Salvatore Di Comite, il cui arredamento originale dei primi del secolo scorso è stato adeguatamente conservato e restaurato.

Ci sono, insomma, tutti i presupposti per predisporre un particolare itinerario museale che si completa con la visita al museo etnografico che ospita la collezione di reperti di Alfredo Majorano a palazzo Pantaleo. E questo, sarebbe ancor più attrattivo se la nuova amministrazione comunale riuscisse a trovare idonea collocazione alle opere del museo delle tradizioni religiose popolari tarantine di Pierino Solito, attualmente nella sua abitazione a Lizzano e che presto, purtroppo, sarà smantellato a causa del trasloco. Vincenzo Ludovico, infine, rende noto che, a completamento dell’esposizione, nei prossimi giorni ogni reperto sarà contraddistinto da una targhetta con l’indicazione e la traduzione del nome in tarantino e in salentino, oltre che con un “qrcode” che, attraverso inquadratura con il cellulare, ne racconterà le particolarità. Per info e prenotazioni visite guidate al “MuJúse” inviare un whatsapp al +39 3770948143.

Angelo Diofano