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Dissequestro degli impianti, c’è il no della Procura

I pubblici ministeri restano convinti che i sigilli all’area a caldo dell’ex Ilva non vanno tolti. E’ arrivato il parere della Procura sulla richiesta di dissequestro degli impianti del Siderurgico, presentata lo scorso 31 marzo dalla struttura commissariale; ed è un parere negativo. Per i pm il sequestro scattato quasi dieci anni fa, il 26 luglio del 2012, non va quindi revocato.

I GIORNI DELL’INCHIESTA
Erano i giorni caldissimi di Ambiente Svenduto, quelli in cui venivano posti sotto chiave sei reparti della fabbrica: il cuore pulsante del più grande stabilimento europeo, ma anche quelli da dove, secondo le accuse, si propagavano gli “eventi di malattia e morte” alla base dell’inchiesta. Associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro le accuse alla base del provvedimento allora firmato dal gip Patrizia Todisco. Si attendono le motivazioni della sentenza di primo grado che nel giugno 2021 ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio e si attende, ora, anche il verdetto della Corte d’Assise sulla richiesta di dissequestro. Quella della Procura è infatti un parere, mentre la decisione vera e propria è affidata ai magistrati della Corte. In caso di un ulteriore “no”, gli avvocati di Ilva in amministrazione straordinaria – la società proprietaria degli impianti – avranno dieci giorni di tempo per impugnare il provvedimento al Tribunale del Riesame ed, eventualmente, in Cassazione. La Corte d’Assise che ha ricevuto l’istanza è la stessa che ha pronunciato la sentenza che ha inflitto 26 condanne tra dirigenti della fabbrica, manager e politici per 270 anni di carcere, disponendo la confisca proprio degli impianti dell’area a caldo. Negli anni, parchi minerali, agglomerato, gestione rottami ferrosi, altiforni, acciaierie sono stati al centro di un aspro confronto anche sulla facoltà d’uso, prima negata e poi concessa anche in base ai provvedimenti normativi che hanno scandito la vita dell’ex Ilva nell’ultimo lunghissimo decennio.

IL NUOVO ACCORDO
Il dissequestro è tornato di stretta attualità perchè rappresenta uno degli elementi fondamentali per il nuovo assetto societario di quella che ora si chiama Acciaierie d’Italia. E’ una delle condizioni sospensive dell’accordo di investimento siglato il 10 dicembre 2020 tra Arcelor Mittal Holding Srl, Arcelor Mittal Sa e Invitalia che ora sono al lavoro per una riformulazione del contratto, con inevitabile allungamento dei tempi per una ‘messa a regime’ destinata a slittare probabilmente di un anno. Nella loro richiesta, i legali di Ilva in as hanno affermato che “non sussistono i presupposti di una prognosi di pericolosità concreta ed attuale, idonea a giustificare il mantenimento” del sequestro e che l’acciaieria è attualmente sottoposta a “un regime di verifiche e controlli che mai era stato applicato in precedenza nella sua storia pluridecennale”.

L’ATTESA DELLA CITTA’
Alla finestra restano i lavoratori, ed una città che attende di capire come si evolverà questa partita infinita che ruota attorno alle ciminiere. Lo sciopero unitario del 6 maggio scorso è stato uno dei più partecipati degli ultimi anni. «Non potevamo certo continuare a subire le forme di prepotenza da parte dell’azienda e, a parte qualche sua dichiarazione a latere, l’assordante, ingiustificato silenzio del Governo» le parole con cui Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno commentato la riuscita della manifestazione che ha visto insieme i lavoratori diretti di Acciaierie d’Italia, quelli dell’indotto e quelli di Ilva in amministrazione straordinaria. Gli stessi sindacati hanno bollato come «vergognosa provocazione» la presenza dell’ad Lucia Morselli «che è stata fortemente contestata dai tantissimi lavoratori in protesta, logorati da una situazione di totale incertezza aggravata dalla cassa integrazione e da continui rinvii rispetto al processo di risanamento ambientale. Dopo l’imponente mobilitazione, pretendiamo la convocazione di un tavolo di confronto sindacale permanente presso il Ministero dello Sviluppo Economico per raggiungere una soluzione definitiva attraverso strumenti adeguati ad una situazione totalmente straordinaria come quella tarantina. Occorre serietà e trasparenza da parte del Ministro Giorgetti e dell’intero governo Draghi. Ci confronteremo nuovamente con i lavoratori attraverso un nuovo programma di assemblee che divulgheremo nei prossimi giorni, in modo da condividere con i dipendenti data e modalità di una grande mobilitazione da organizzare direttamente a Roma.

Ci fermeremo solo quando saranno chiare le sorti della fabbrica e quando sarà cessata l’estenuante incertezza che attanaglia le migliaia di lavoratori sociali, dell’appalto e dei 1.700 di Ilva Amministrazione Straordinaria». Venerdì scorso poi è stata la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, presieduta dal senatore Gianclaudio Bressa, a fare tappa nel Siderurgico. Non è mancato un passaggio con i sindacati, come richiesto dalla segreteria provinciale della Fiom Cgil di Taranto. «La commissione parlamentare ha risposto prontamente alla sollecitazione della Fiom Cgil convocando i Rappresentanti della sicurezza in Prefettura ed è stata informata delle criticità inerenti la salute e la sicurezza che riguardano lo stabilimento siderurgico» hanno detto Giuseppe Romano e Francesco Brigati.

E, tra le “criticità”, segnalate «le ricadute del dumping contrattuale nel mondo dell’appalto, che continua ad essere un problema anche dal punto di vista della sicurezza» ma anche «la mancanza della macchina a granulare come misura di sicurezza per i lavoratori, per gli impianti e di un possibile impatto ambientale necessario inoltre a poter superare le comandate allargate», «la mancata consegna del materiale dei documenti di valutazione dei rischi agli Rls» sino ai «tanti licenziamenti discriminatori scaturiti da incidenti impiantistici successivamente annullati dal giudice del lavoro», spiegano dal sindacato. «L’incontro con la Commissione Parlamentare, che ringraziamo per avere ascoltato le nostre istanze, è stato molto proficuo e si darà seguito attraverso una dettagliata memoria corredata da documentazione a supporto» il commento di Romano e Brigati.