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«Tecnopolo, i tarantini pretendono risposte»

“È possibile che un importantissimo strumento di ricerca e di progresso tecnicoscientifico, approvato per Taranto con la Legge di Bilancio del 2019 e finanziato con 9 milioni di euro in tre anni, sia sparito nel nulla?” E’ quanto dichiara l’Avvocato Giuseppe Barbaro, Presidente del neonato Comitato cittadino a favore del “Tecnopolo del Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile”. Di varia età, professione e orientamento politico, i fondatori del citato comitato pretendono una risposta chiara dal Governo in ordine alla mancata attuazione della legge n. 145 del 30/12/2018 istitutiva di un importante incubatore tecnologico da realizzarsi nel capoluogo jonico. “Il Tecnopolo – prosegue Barbaro – in quanto generatore di cambiamento e innovazione, definirebbe per Taranto un nuovo ecosistema che permetterebbe alla città di inseguire la propria vocazione nel rispetto della salute, dell’occupazione e del benessere ambientale e le consentirebbe di sviluppare le proprie risorse, in una prospettiva di medio-lungo termine”.

Nonostante siano passati già quattro anni dall’approvazione della legge, e poco meno di due dall’emanazione di un Decreto a firma del presidente Mattarella che disciplina il Regolamento della “Fondazione di Partecipazione” per la realizzazione del Tecnopolo, non vi è ancora traccia della struttura e l’argomento pare essere incomprensibilmente negletto anche ai candidati sindaci e ai consiglieri delle prossime elezioni amministrative. “Incoraggiati dalle recenti parole del Presidente del Cnel, Tiziano Treu, da quelle del Ministro Enrico Giovannini e dal pensiero illuminato del compianto Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, che già in tempi lontani aveva visto nella cooperazione tra il nord e il sud l’unica via per abbattere le disuguaglianze e favorire il passaggio ad una società sostenibile, abbiamo pensato – conclude Barbaro – che la mobilitazione cittadina e il coinvolgimento, nonché l’aggregazione di personaggi più o meno noti del mondo della scienza, della cultura e dell’arte residenti in città o in altri luoghi del Paese o anche del mondo, possa rappresentare la modalità più efficace per fare sentire la nostra viva voce a Roma”.