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«Nell’ex Ilva mancano i Dpi», la denuncia dei sindacati

L’ex Ilva, oggi Acciaierie d'Italia

Una “gravissima carenza” di Dpi, dispositivi di protezione individuale, ma anche di materiali necessari per lavorare e “per il corretto proseguimento delle attività”. E’ la nuova denuncia dei sindacati metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Usb, in una lettera al dirigente dell’Ufficio Relazioni industriali e al direttore di stabilimento, per quanto concerne la situazione vissuta tarantino di Acciaierie d’Italia. Le sigle metalmeccaniche segnalano la mancanza di “guanti, guaine, olio grasso, gasolio, filtri per i condizionatori e aspiratori fumi in tutto lo stabilimento; zinco nel reparto Laf (Laminatoio a freddo); lame da taglio nel reparto tubificio Erw; vernice per la marcatura lamiere nel reparto Pla 2 (Produzione Lamiere); aste a forare nei reparti Afo (Altoforni); ricambi per mezzi di trasporto, medicinali di prima necessità, ricambistica generale e altri materiali fondamentali per garantire la giusta e corretta attività lavorativa”. Secondo le organizzazioni sindacali, “queste condizioni, di fatto, mettono a serio rischio la salute e l’incolumità del lavoratori e la giusta marcia impianti e addirittura l’azienda per tali mancanze colloca i lavoratori in cassa integrazione”.

Del siderurgico ha parlato il viceministro allo Sviluppo economico, Alessandra Todde, a cui i sindacati hanno chiesto un incontro in concomitanza della sua presenza a Taranto per un evento elettorale: “Avendo avuto attenzione all’indotto e avendo seguito il tema legato alle bonifiche, credo che sia anche importante riportare l’attenzione rispetto al fatto che deve essere un contesto che deve avere una via di soluzione”. A Todde le sigle metalmeccaniche hanno evidenziato che “la vertenza ex Ilva continua a essere al centro del dibattito pubblico per l’assenza di una prospettiva chiara in merito al futuro ambientale, occupazionale e industriale del sito di Taranto e per la sua risoluzione sarebbe necessaria la costituzione di un tavolo permanente con il coinvolgimento dei ministeri dello Sviluppo Economico, del Lavoro e della Transizione Ecologica”. Il viceministro si è pure occupata della vicenda Cemitaly, ex Cementir, azienda che ha annunciato la definitiva chiusura del sito di Taranto (una sessantina i lavoratori coinvolti). La produzione del cemento è già stata fermata da molti anni. In sede di task force Lavoro della Regione Puglia si è parlato di riconversione dell’ex Cementir come polo dell’idrogeno partendo dal fatto che la stessa Regione ha candidato Taranto come area di insediamento stante la presenza dell’ex Ilva e la necessità di decarbonizzare gli impianti siderurgici. Sulla riconversione a polo dell’idrogeno del vecchio cementificio una nuova riunione della task force regionale dovrebbe tenersi entro fine mese.

L’utilizzo dell’ex Cementir nasce come proposta sindacale ed è stata lanciata dalla Fillea Cgil non solo per salvare i posti di lavoro ma anche per evitare il definitivo abbandono del sito. Sul punto specifico Todde ha dichiarato: “Bisogna sempre avete attenzione rispetto a quelle che sono le opportunità della transizione ecologica. Credo che sarebbe un grosso sbaglio – ha aggiunto Todde – se noi spendessimo i soldi del Pnrr per andare verso una direzione a bassa impronta carbonica e non portassimo valore e cercassimo di intercettare valore sui nostri territori”. “Bisogna ovviamente vedere il piano – ha concluso Todde a proposito della riconversione dell’ex Cementir a polo dell’idrogeno – e capire che tipo di presupposti ha, quale ricaduta e valore occupazionalea. Non ho preclusioni da questo punto di vista, l’importante che il piano sia serio». Intanto ieri è stata presentata la manifestazione in programma domenica a Taranto in piazza Garibaldi, con inizio alle ore 17, organizzata da diverse sigle ambientaliste e dal tema “Stop al sacrificio di Taranto”. Alessandro Marescotti ha ricordato il report Onu che parla di Taranto come di ‘zona di sacrificio’ per quanto concerne le problematiche ambientali.

Infine, il deputato del Pd Ubaldo Pagano denuncia lo “schiaffo senza senso del Ministero dello Sviluppo Economico, guidato da Giorgetti, a Taranto, ai tarantini e a quei parlamentari che cercano di riparare ai danni fatti per decenni dall’ex-Ilva. Quasi un anno fa, la Camera ha approvato un mio emendamento per istituire un fondo utile a risarcire i cittadini del quartiere Tamburi che hanno visto danneggiati le proprie abitazioni a causa del “polverino” proveniente dai parchi minerari degli stabilimenti siderurgici. Ad oggi, non solo il decreto attuativo non è stato ancora adottato, nonostante fosse scritto nella norma che avrebbe dovuto farlo entro 60 giorni, ma il Mise si permette di prendere ulteriore tempo, tergiversando e dando risposte evasive alle nostre richieste di spiegazioni.” Ieri si è svolto il Question Time in Commissione Attività Produttive. “Il Fondo è legge, è dotato di 7,5 milioni di euro per risarcire cittadini che hanno già ricevuto una sentenza definitiva che riconosce loro l’esistenza di un danno. Eppure, non sono stati sufficienti 9 mesi al Mise per renderlo operativo. È ora di dire basta a questo atteggiamento di totale indifferenza verso i tanti problemi che attanagliano Taranto. Il Ministro Giorgetti dimostri con i fatti ciò che promette con le parole: dalla decarbonizzazione, alle bonifiche fino all’operatività di questo fondo, dov’è la dovuta attenzione per Taranto?” dice Pagano