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Lite continua sull’ex Ilva, partiti tra accuse e veleni

L'ex Ilva

Altro che unità nazionale e larghe intese. Sull’ex Ilva è tempo di accuse e polemiche, anche con toni pesanti, tra i partiti. Mercoledì, presso la Prefettura di Taranto, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno incontrato il viceministro del Ministero dello Sviluppo Todde, alla presenza del Prefetto di Taranto Martino e dell’onorevole Turco, a seguito di una richiesta d’incontro delle organizzazioni sindacali in merito alla complessa vertenza ex Ilva. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno rappresentato una situazione di assoluta criticità che riguarda il presente, legata a quella che hanno definito “cattiva gestione della fabbrica in termini di investimenti mirati alla manutenzione ordinaria e straordinaria, alla gestione della cassa integrazione e alla difficile fase in cui versano i lavoratori dell’appalto, e di un futuro sempre più incerto sulla prospettiva ambientale ed industriale del sito di Taranto e che metterebbe a rischio la clausola di salvaguardia occupazionale per migliaia di lavoratori di Ilva in As”.

“Abbiamo apprezzato la presenza, non scontata, del viceministro Todde che ha chiarito sin da subito di non seguire il dossier Ilva ma che si è impegnata a riportare le preoccupazioni e rivendicazioni sindacali, attraverso un atto formale, al ministro Giorgetti con l’obiettivo di avviare un confronto che affronti le tante problematiche che interessano il gruppo di acciaierie d’Italia e che evidentemente dovranno trovare delle risposte, soprattutto in seguito al parere negativo della Procura di Taranto sul dissequestro dell’area a caldo che ha compromesso , almeno per il momento, l’ingresso del pubblico attraverso Invitalia. Le organizzazioni sindacali hanno inoltre sottolineato la necessità di fare fronte comune e mettere in campo tutte le iniziative possibili per discutere seriamente sulle prospettive di un territorio, stanco di aspettare decisioni calate dall’alto senza il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali e delle istituzioni. Inoltre, il senatore Turco si farà promotore di avviare un iter parlamentare attraverso un question time e audizioni in cui verranno coinvolte le organizzazioni sindacali” dicono Fim, Fiom, Uilm e Usb, mentre Ugl tramite il segretario confederale di Taranto Alessandro Calabrese ha ribadito che “non è più sostenibile l’atteggiamento di un governo che dapprima sottoscrive un contratto con l’Azienda franco indiana costituendo una società e individuando come soggetto Invitalia che ricordiamo detiene il 50% delle azioni, ma al contempo non si fa carico delle responsabilità assunte”.

Proprio da Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, sono arrivate parole pesantissime nei confronti del ministro dello Sviluppo Economico, Giorgetti: “E’ il responsabile del fascicolo ex Ilva, e forse non si rende conto che il dramma economico e occupazionale vissuto da tante famiglie di Taranto, è una vera e propria bomba sociale pronta a esplodere. L’emergenza rischia di assumere connotati pesantemente sociali, in quanto coinvolge non solo i lavoratori diretti, ma anche quelli dell’indotto e quelli ex Ilva in A.S., costretti a vivere di ammortizzatori sociali, che anziché risultare misure transitorie divengono vere e proprie condizioni sistematiche; patologiche di una realtà dimenticata da chi al Mise dovrebbe prodigarsi in prima persona per dare ai lavoratori e alle imprese dell’indotto le risposte di cui necessitano. I lavoratori inascoltati dell’ex Ilva di Taranto sono i “nuovi poveri del lavoro”: vivere con novecento-mille euro al mese, sino ad arrivare ai casi di lavoratori non pagati, in un contesto storico in cui, per giunta, si deve fare i conti con caro energia e inflazione, oltre a dover affrontare gli impegni economici e finanziari assunti nell’interesse personale della propria famiglia, risulta a dir poco vessatorio”.

A Turco ha replicato un altro senatore, Roberto Marti, commissario regionale della Lega Puglia: “Turco non ricorda di essere il vice di tale Giuseppe Conte che ha guidato il Governo Italiano per tre anni avendo tra l’altro a capo del Mise un ministro dei cinque stelle, che ha nominato i commissari per le bonifiche, che purtroppo hanno prodotto notevoli ritardi. L’interessamento all’ex Ilva di Turco e del movimento 5 stelle non ha prodotto nulla se non spesso pesanti inefficienze sia in ambito produttivo che lavorativo che ambientale. In dodici mesi il ministro Giorgetti lavorando in silenzio ma con grande pragmatismo, ha sanato le lacune prodotte dal governo Conte e messo in sicurezza lo stabilimento, il percorso di decarbonizzazione e la tutela dell’ambiente e del lavoro. La sfida non è facile ma ora viaggia su binari robusti e di questo tutti riconoscono il merito al ministro Giorgetti”. Acque agitate in Forza Italia: la deputata tarantina Vincenza Labriola ha dichiarato che “la norma su Acciaierie d’Italia contenuta nel decreto Ucraina è per me irricevibile e inaccettabile, la considero una rapina a danno dei tarantini”.

“La crisi dell’Ex Ilva – continua – non si è acuita a causa della scellerata aggressione all’Ucraina, ma deriva dalla mancanza di coraggio e dal mancato intervento politico che hanno lasciato scivolare l’acciaieria su un piano inclinato, finchè non sono emersi tutti i nodi, tra cui un problema relativo alla mancanza di risorse. E’ assurdo parlare di un di piano industriale se pensiamo che non sarà possibile la stesura del nuovo contratto tra Ilva in Amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia visto il mancato dissequestro degli impianti e poi ci sono le richieste di Arcelor Mittal sulla riduzione di 200 mln sul prezzo di acquisto, e una riduzione ulteriore del 25% sul canone di fitto che già a marzo del 2020 è stato dimezzato”. Da parte sua, il Pd di Taranto sottolinea che in merito all’annosa questione del deprezzamento degli immobili nelle zone più vicine all’acciaieria “nel luglio scorso, grazie al puntuale e prezioso lavoro del nostro deputato Ubaldo Pagano, il Parlamento Italiano ha, per la prima volta, adottato un provvedimento che si muoveva verso il riconoscimento del diritto della nostra città e dei nostri concittadini ad un concreto indennizzo per i danni subiti, istituendo un fondo al quale potranno accedere tutti coloro che hanno un riconoscimento in sede giudiziale del proprio diritto risarcitorio. Ebbene, quel decreto prevedeva che entro sessanta giorni fosse emesso un decreto attuativo a cura del Mise e del Mef.

Da allora ad oggi quel decreto non solo non ha visto la luce, ma addirittura oggi leggiamo, in esito alla interrogazione parlamentare presentata in Commissione Attività Produttive dal nostro partito, che, dopo quasi un anno, il Mise ed il ministro Giorgetti fanno capire di non aver mosso neppure un passo verso il decreto che renderebbe concreto il diritto all’indennizzo dei nostri concittadini. Siamo fortemente determinati a porre in essere ogni azione di supporto e sollecitazione perché il grande risultato ottenuto grazie al nostro parlamentare non venga vanificato e, dopo la riconferma a sindaco del nostro candidato Rinaldo Melucci, saremo in prima linea a richiedere con forza e l’efficacia della istituzione locale, che la città di Taranto ed i suoi cittadini vengano finalmente rispettati e che il fondo istituito per il loro indennizzo diventi al più presto operativo”.