x

x

No al sacrificio, la marcia dei bambini

Le presenze sono state inferiori a quelle previste alla vigilia dagli stessi organizzatori. Ma al di là dei numeri la galassia ambientalista è tornata in piazza per far sentire la sua voce e dire “stop al sacrificio di Taranto”, richiamandosi a quel rapporto dell’Onu in cui proprio Taranto viene definita come “zona di sacrificio” dal punto di vista ambientale. Il Comitato cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto, che ha organizzato l’evento di domenica a piazza Garibaldi, mette insieme diverse sigle dell’ambientalismo tarantino. Diverse le adesioni ‘a distanza’ che sono arrivate, da quella di Flavio Insinna a Domenico Iannacone sino a Vauro Sanesi. «Vogliamo vivere il nostro futuro in salute, vogliamo che Taranto sia luogo di bellezza e non di sacrificio» ha dichiarato una giovanissima manifestante.

La manifestazione è stata aperta da un corteo di bambini che è entrato in piazza Garibaldi innalzando una serie di cartelli: “Taranto citta’ da risarcire”, “Non siamo un popolo usa e getta”, “La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi nell’interesse delle future generazioni – Articolo 9 della Costituzione italiana”, “L’iniziativa economica privata non puo’ svolgersi in d’anno della salute e dell’ambiente”. «L’idea di organizzare questa manifestazione è nata a seguito della richiesta di dissequestro degli impianti del siderurgico. Nell’ultima manifestazione in piazza della Vittoria, prima del Covid, dissi che il tirannosauro si stava accasciando, riferendomi al fatto che lo stabilimento stava, ormai, per concludere il suo ciclo produttivo, perché Mittal se ne stava andando. Stavamo accompagnando un processo di vittoria nei confronti di una fabbrica che, come avevamo ben detto, non era sostenibile né da un punto di vista ambientale né da un punto di vista economico. Se non che quella scelta di Arcelor Mittal di andare via ha generato un conflitto molto forte fra la multinazionale e il governo italiano e da lì uscì una sorta di compromesso, per cui il governo entrava nella compagine societaria con propri fondi» ha dichiarato Alessandro Marescotti (PeaceLink).

«L’idea di rilanciare il tutto però – dice Marescotti – si basa su un punto di appoggio fragilissimo, che è quello del dissequestro degli impianti. L’azienda chiede il dissequestro perché dice che questi sono stati messi a norma al 90 per cento. In realtà, a questo processo di messa a norma di cui parlano non è corrisposto un miglioramento della qualità dell’aria al quartiere Tamburi». Tra gli altri, presenti in piazza Luciano Carriero, imprenditore del settore mitilicoltura; Carmelo Fanizza, presidente della Jonian Dolphin Conservation; Valerio Cecinati, direttore del reparto di Oncoematologia pediatrica del Ss Annunziata.