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Ex Ilva, la verità dei commissari

Ex Ilva, la verità dei commissari

«Abbiamo raggiunto un risultato ragguardevole. Abbiamo raddoppiato i cantieri e i turni per accelerare le attività nell’ultimo periodo. Usciti dalla pandemia, i rallentamenti sono venuti meno». Così i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo, in audizione alle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, a proposito della bonifica delle aree ex Ilva di Taranto rimaste in carico alla società pubblica, proprietaria degli impianti, e non trasferite all’attuale gestore privato della fabbrica.

L’AUMENTO DEI COSTI
In merito alla possibilità di un aumento dei costi della bonifica, i commissari Ilva – nominati a metà 2019 dal Mise allora guidato da Luigi Di Maio – hanno dichiarato che «non sono da escludersi. Il tema è di carattere generale e c’è una dinamica inflattiva in Italia e nel mondo», hanno spiegato. Tuttavia, hanno precisato i commissari, «l’attività in essere si basa su contratti definiti. Non vi è richiesta di aumenti e quindi confermiamo i nostri budget. Ma non escludiamo in futuro che possano esserci aumenti anche perchè dovremo confrontarci con i costi lievitati, a partire da quelli del trasporto». Nelle commissioni parlamentari è stato poi chiesto ai commissari se potrebbero farsi carico anche della bonifica di aree che oggi non sono nelle loro competenze. La risposta dei commissari Ilva è stata che «è difficile immaginare che aree dello stabilimento, per vari problemi, siano gestiti da soggetti diversi dal gestore dello stabilimento. Non lo si può escludere ma è una ipotesi abbastanza residuale», hanno osservato, affermando di aver avuto con l’attuale gestore Acciaierie d’Italia una «discussione su un area, per la quale si è convenuto che è più opportuno che i lavori li faccia Acciaierie d’Italia».

I NUMERI DELLE BONIFICHE
Il commissario Danovi ha in particolare puntualizzato che le bonifiche in capo a Ilva in as riguardano «250 ettari in condizioni non semplici da gestire. Si tratta di lavori che richiederanno tempi lunghi anche se ci prodighiamo per accelerarli laddove è possibile». E a proposito della complessità dell’operazione, è stato citato alle commissioni il caso dei rilievi nell’area della gravina Leucaspide, che presenta parti inaccessibili e parti difficilmente accessibili, dove è stato necessario ricorrere ad un elicottero «per portare ad esecuzione le indagini. Un intervento delicato che ci espone anche economicamente con un milione di euro». Ancora, alle commissioni è stato anche riepilogato il quadro finanziario delle bonifiche che attingono al miliardo di euro dei Riva (vecchi proprietari e gestori dell’Ilva) rientrato in Italia su azione della Magistratura e per il quale l’accordo transattivo fu sottoscritto il 24 maggio del 2017. Il relativo trasferimento a Ilva in as è poi avvenuto a dicembre 2018. Il quadro delle risorse dettagliato oggi dai commissari Ilva è il seguente: 352 milioni per la decontaminazione e 188 milioni per la caratterizzazione assegnati al gestore della fabbrica siderurgica di Taranto, 150 milioni di recente assegnati alla decarbonizzazione della produzione dell’acciaio con la recentissima conversione in legge del Dl Energia-Ucraina che comprende anche misure per le imprese strategiche energivore («prendiamo atto di questa normativa» hanno detto i commissari) e 467 milioni destinati alle bonifiche di Ilva in as, di cui 442 milioni allocati «con individuali e singoli budget». Cento, infine, i milioni impegnati da Ilva in as.

IL CONTRATTO CON ACCIAIERIE D’ITALIA
Intanto, si va verso la proroga del contratto tra Acciaierie d’Italia (che gestisce gli impianti) e la stessa Ilva in as (proprietaria): «Andiamo alla proroga lasciando inalterata anche la questione dei 1800» ha puntualizzato Ardito in relazione al personale, in cassa integrazione straordinaria, in carico ad Ilva in amministrazione straordinaria. I parlamentari intervenuti hanno posto ai commissari Ilva se è possibile un raccordo fra le loro attività e quelle del commissario di Governo che si occupa invece della bonifica dell’area di Taranto, quella non industriale, vale a dire il prefetto di Taranto, Demetrio Martino, nei giorni scorsi prorogato nell’incarico dalla presidenza del Consiglio. Il commissario Lupo ha parlato di «attività distinte rispetto alle nostre. Con il precedente commissario alla bonifica, abbiamo cercato di trovare occasioni per coordinare le attività. Non escludo che possano esserci delle altre occasioni. Fare delle analisi insieme, congiunte – ha aggiunto Lupo – è sempre auspicabile». «Le bonifiche Ilva sono tra quelle su cui c’è massima attenzione nel Paese» ha poi aggiunto Danovi mentre Ardito ha annunciato che ai Comuni dell’area di crisi ambientale di Taranto, 4 in tutto, Ilva in as ha messo a disposizione 30 milioni per interventi con finalità sociali. «Trenta milioni – ha detto Ardito – che si stanno spendendo e i progetti si stanno realizzando. Ma di questo non di parla, perchè probabilmente parlare di quello che non va – ha detto Ardito riferendosi alle polemiche che hanno investito il lavoro dei commissari, in particolare dalla Lega – crea consenso. Ne prendiamo atto e continuiamo a lavorare».

I LAVORATORI CHE RINUNCIANO
Nella bonifica delle aree ex Ilva «abbiamo impiegato 400 lavoratori in cassa integrazione, a rotazione, ma non tutti hanno voluto aderire alla proposta. C’è stato un 49 per cento di rinunce»: ancora parole dei commissari davanti alle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera. Gli stessi commissari hanno dichiarato che sono stati presentati «10 piani di caratterizzazione, 8 approvati. Per quello relativo alla gravina Leucaspide, abbiamo ricevuto la convocazione della conferenza dei servizi in fase decisoria per il 15 luglio». C’è un intervento sospeso, hanno puntualizzato i commissari, e riguarda l’area fanghi, con 490mila tonnellate di materiali da asportare. «Si è sospeso il procedimento di caratterizzazione – hanno spiegato i commissari ai parlamentari – in attesa che siano rimossi i fanghi. Le caratterizzazioni – hanno spiegato – comportano veri e propri cantieri perchè si fanno i sondaggi ed una serie di interventi».

Sullo smaltimento dei fanghi delle lavorazioni di altoforno ed acciaieria, una delle operazioni loro affidate, i commissari Ilva hanno affermato che relativamente alla cava Lamastuola, che è una delle 18 aree da bonificare affidate ad Ilva in as, «stiamo valutando la realizzazione di na piccola discarica per rifiuti speciali solo per le esigenze di Ilva in amministrazione straordinaria, cioè lo smaltimento dei fanghi». «Sui fanghi – hanno aggiunto i commissari – stiamo accelerando ma è possibile no si possa finire queste attività entro il 23 agosto 2023», che è il termine temporale entro il quale tutte per prescrizioni ambientali Aia nel siderurgico di Taranto devono essere ultimate. «Di qui – hanno sostenuto i commissari Ilva – la necessità di un’area di deposito in modo che i rifiuti siano spostati temporaneamente su un’area dedicata e poi destinati a smaltimento e recupero».

SEDICI CANTIERI
«I Commissari Ilva in Amministrazione Straordinaria, come fatto anche in precedenza, ci hanno aggiornato sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica di Taranto, che sulla base della documentazione illustrata e depositata, proseguono con 16 cantieri aperti ed altri in procinto di avviarsi» ha detto il deputato grottagliese Gianpaolo Cassese (M5s). «Non si dica più che le bonifiche sulle aree interne ed esterne del sito ex Ilva siano in ritardo. «In audizione ho segnalato ai Commissari l’importanza che le notizie sull’avanzamento dei lavori vengano adeguatamente diffuse, sia per evitare che si continui a parlare strumentalmente di ritardi, sia per tranquillizzare i cittadini che giustamente vogliono il proprio territorio finalmente bonificato» ha concluso Cassese. «Le uniche procedure di bonifica attualmente in corso a Taranto sono quelle delle aree escluse gestite dai Commissari Ilva in As e il Governo ha quindi “pensato bene” di decurtare 150 milioni di euro dai fondi disponibili. Uno scippo senza cappuccio» è il commento del deputato tarantino Giovanni Vianello (Alternativa)