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Così Eva Degl’Innocenti ha cambiato il MArTA

Eva Degl’Innocenti e Chiara Ferragni

Se Marta fosse una donna, e non MArTA, Museo Archeologico Nazionale di Taranto, si potrebbe dire che lei, Eva, l’ha condotta per mano in un percorso a là Benjamin Button: da signora piacente ma un po’ agée a ragazza stilosa, che sa usare i social, ama il rock e la tecnologia. I sei anni e mezzo di Eva Degl’Innocenti alla guida del MArTA hanno segnato una svolta per il Museo di Taranto, che sotto la guida della direttrice pistoiese si è inserito a pieno titolo nella nouvelle vague dei musei italiani. Per questo ha fatto scalpore la notizia che Degl’Innocenti ne lascerà la direzione per assumere quella dei Musei Comunali di Bologna, la cui struttura è stata ridisegnata dalla locale amministrazione. Ed a vincere il concorso indetto dal Comune di Bologna è stata proprio “l’archeologa che ama il punk” come l’ha definita l’edizione felsinea del Corriere della Sera nel postare online la notizia.

DALLA FRANCIA A TARANTO
Degl’Innocenti è stata nominata direttrice del Museo tarantino nell’agosto del 2015, a soli 39 anni, ed è effettivamente entrata in carica nel dicembre dello stesso anno. A sceglierla l’allora ministro per i Beni culturali Dario Franceschini all’interno di una terna elaborata dal selezionatore Paolo Baratta: nel suo curriculum importanti esperienze da archeologa anche e soprattutto all’estero e la direzione del Servizio dei beni culturali e del museo-centro d’interpretazione Coriosolis della Comunità dei Comuni Plancoët Plèlan in Bretagna, Francia. Il contratto è stato rinnovato nel 2019 ed è in scadenza nel 2023. In una lunga intervista proprio con Taranto Buonasera, qualche giorno dopo la sua nomina, Degl’Innocenti espose il suo ‘manifesto’ per il nuovo corso: «I tarantini devono riappropriarsi del loro museo, questo è uno dei punti più importanti del mio mandato. Il museo non è un McDonald’s della cultura, ma va reso accessibile e fruibile da tutti.

E’ un luogo aperto, non chiuso. Da una visione elitaria si deve passare ad una partecipata. Ed il fatto di essere una “città operaia” è l’opportunità per un’opera di mediazione culturale che avvicini i cittadini. In Francia lo si fa molto (…) I giovani devono entrare al museo, e poi saranno loro a portare le famiglie. A Taranto, poi, ci sono realtà associative e giovanili encomiabili. L’accessibilità passa dalle nuove tecnologie, che possono rendere più semplice la fruizione all’interno del museo, ma anche la sua conoscenza all’esterno. Penso ad una app per smartphone, che valorizzi il rapporto con la città e le sue altre importanti realtà culturali». Non si può dire che la dottoressa Degl’Innocenti non sia stata coerente con quell’intervista di quasi sette anni fa: è su queste direttrici che è stato ridisegnato il principale polo culturale del territorio. Nella stessa intervista Degl’Innocenti aveva esposto la sua idea del rapporto con le altre realtà tarantine, comprese quelle industriali: «Ovviamente, l’ambientalizzazione e la compatibilità con la salute sono una condizione ineludibile e fondamentale (…) ma la presenza industriale fa parte della storia di Taranto. Anche in questo mi è di supporto l’esperienza francese. Nelle Giornate nazionali della Cultura che si organizzano in Francia sono previste visite ai siti industriali, nella massima sicurezza. Ed il turismo industriale è in espansione in tutta Europa». Parole a cui seguirono polemiche.

QUELLE PAROLE DI LUIGI DI MAIO E LA REPLICA SOCIAL: MUSEO 3.0
Settembre 2018. Qualche mese prima della sua gaffe più famosa, quella sul “presidente cinese Ping” (in realtà Xi Jinping, e Xi è il cognome…), Luigi Di Maio – al tempo ministro per lo Sviluppo Economico e vicepresidente del Consiglio – ebbe un’uscita poco felice: «Quella (di Taranto, ndr) è l’area con i reperti archeologici più grande di tutta la Magna Grecia e non ha dei musei degni di quell’area». Non esattamente un complimento. La risposta a Di Maio arrivò con un tweet dall’account ufficiale dello stesso museo di Taranto, @museo_marta: «Egregio Ministro @luigidimaio da Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto sarei onorata di poterLa accogliere nel museo archeologico più importante della Magna Grecia che ha sede a #Taranto uno dei musei archeologici più importanti mondo». Firmato Degl’Innocenti. Una replica social, perchè social nel frattempo era ed è sempre più diventato il MArTA. «Puntiamo molto anche sui social network, Twitter ma non solo, come parte di una strategia più profonda di comunicazione» spiegò la direttrice nel lanciare un esempio di progettualità digitale, “Marta 3.0”, che ha reso il polo museale tarantino capofila a livello nazionale, insieme a realtà come gli Uffizi di Firenze.

Sui social il MArTA comunica anche con immagini storiche ed inedite, tipo: «1969 Zeus di Ugento arriva al museo MArTA, nelle foto viene prelevato dalla cassa per essere posizionato sul piedistallo. La statua bronzea ritrovata nel 1961. Foto gentile concessione della nostra funzionaria tecnologie Rosa Zampa fatte scattare allora da suo padre». Alcuni tweet sono quasi delle lezioni di storia in centoquaranta caratteri: «Strutture d’età post-classica di Taranto sono state spesso sacrificate in favore del rinnovamento urbano tardo ottocentesco come accaduto per la torre di Raimondello Orsini (fine XIII-inizio XIV secolo d.C.»; «Taranto ha sicuramente perso molte testimonianze del periodo tardo-antico e medievale. I reperti superstiti ci fanno percepire splendore e vivacità dei contatti culturali e commerciali». Grande successo ha avuto il videogioco ufficiale del museo, Past For Future, “miglior progetto digitale per i beni culturali” nella classifica Best of 2018 di Artribune. Scaricabile da AppStore e Google Play, per accedere ad alcuni livelli è necessario visitare il museo ‘fisico’: insomma, trasformarsi da videogiocatori a viaggiatori.

Più di recente, Digital to Asia ha annunciato la collaborazione tra nove musei italiani e Alipay, una delle principali piattaforme digitali aperte, con l’obiettivo di migliorare il coinvolgimento digitale con il pubblico cinese in un momento in cui il turismo internazionale è ancora colpito dalla pandemia. Le realtà museali coinvolte nel progetto Musei Italiani In Cina sono il Palazzo Reale di Genova, i Musei Reali di Torino, i Musei del Bargello a Firenze, le Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, il Parco Archeologico di Ostia Antica, Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli – Roma, la Reggia di Caserta, il Parco Archeologico di Paestum e Velia e il Museo Archeologico Nazionale di Taranto: i turisti cinesi amanti dell’arte possono ora ammirare la bellezza dei 9 musei attraverso i contenuti pubblicati sull’account lifestyle di Alipay, strumento digitale della piattaforma Alipay che aiuta le aziende a connettersi e interagire meglio con gli utenti.

Ancora, il MArTA è entrato a far parte di Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google per promuovere e preservare la cultura online, con una collezione digitale di 190 reperti. Una sorta di mostra digitale, accessibile in 80 paesi del mondo, divisa in cinque macro esposizioni intitolate “Musica nell’antichità”, “Mostra Mitomania”, “Ori di Taranto”, “Giochi e giocattoli nel mondo greco e romano” e “Essenze divine”. Proprio sul web e sui social in molti a Taranto hanno voluto sottolineare il dispiacere per la prossima partenza di Degl’Innocenti alla volta di Bologna.

IL CICLONE FERRAGNI
Il volto simbolo del fenomeno influencer ha fatto tappa anche a Taranto, nel suo tour dei maggiori musei italiani: il 20 luglio 2020 Chiara Ferragni è stata ospite del MArTA. Con lei Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica della maison di moda Dior, che ha ringraziato l’imprenditrice per la visita «ad uno dei punti chiave che ha ispirato la collezione Dior» presentata a Lecce; e la stessa Degl’Innocenti. Che poi ha spiegato le positive ripercussioni del ciclone Ferragni: «Su Facebook c’è stato un +4.086% di interazioni rispetto al giorno precedente, con un grande aumento di like e +96% di nuovi utenti rispetto ai due giorni precedenti. Un aumento esponenziale se paragonato ad altri musei su Facebook. Abbiamo avuto un tasso di interazione pari agli Uffizi – sempre in percentuale – e una crescita superiore del 2,7% rispetto a qualsiasi altro museo. Inoltre sul sito web abbiamo registrato +96% di nuovi utenti, e su Instagram un engagement rate più alto rispetto alla media mai avuta, che ha coinvolto molti giovanissimi».

IL LEGAME CON MEDIMEX
In un gioco di contaminazioni, il MArTA ha ospitato alcune mostre fotografiche legate al Medimex, l’evento musicale più importante dell’estate pugliese, che si svolge (anche) a Taranto. “Kurt Cobain & Il Grunge: Storia di una Rivoluzione. Fotografie di Michael Lavine e Charles Peterson”, nel 2018, ha avuto oltre 5.000 visitatori. Quindi è stata la volta di “Kevin Cummins: Joy Division and Beyond” mentre questa estate, dal 16 giugno al 17 luglio, le sale del museo sempre nell’ambito di Medimex ospiteranno “Hipgnosis Studio: Pink Floyd and Beyond”, a cura di Ono Arte Contemporanea, mostra che ripercorre la storia di uno dei gruppi più importanti della musica rock attraverso il lavoro dello studio grafico che aiutò a tradurre in immagini la loro opera sonora.

IL POST-PANDEMIA
Il Covid che ha sconvolto il mondo ha avuto conseguenze, inevitabilmente, anche sul Museo. Il MArTA si è aperto alle visite online, nei giorni più cupi della pandemia, e ora sta ritrovando le attività in presenza: dalle visite delle scolaresche ai matinèe domenicali di “MArTA in Musica” alle conferenze. Secondo i dati ufficiali del Ministero dei Beni Culturali, nel terribile anno 2020 sono state 18.956 le presenze: considerando solo quelle a pagamento (10.003) quello tarantino è il terzo istituto museale pugliese dopo Castel del Monte ed il Castello Svevo di Bari. Chi raccoglierà l’eredità di Degl’Innocenti ripartirà da qui.