Mafia, concorso esterno. Sì agli arresti domiciliari

“Si possono concedere i domiciliari a un imputato per concorso esterno in associazione mafiosa”.

Così l’avvocato Marco La Tanza, difensore di Francesco Micoli, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito dell’operazione “Duomo 2011”, che ha avanzato istanza di arresti domiciliari, nell’interesse del proprio assistito, adducendo l’assenza di esigenze cautelari e che la personalità del suo assistito, non particolarmente pericolosa, non era ostativa alla concessione della misura.

“Il gip del Tribunale di Lecce dottor Gallo, ha ritenuto di sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 275 co. 3 secondo periodo del c.p.p., laddove non consente al concorrente esterno di ottenere la misura degli arresti domiciliari, quand’anche dimostri che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte con altre misure, diverse da quella carceraria – sottolinea l’avvocato La Tanza- ebbene, la Corte Costituzionale, con la “storica” sentenza 26.03.2015 n. 48, ha accolto in toto la questione sollevata dal gip, sancendo la illegittimità costituzionale della norma de qua, alla luce degli artt. 3, 27, e 13 della Costituzione, sulla base del netto discrimen esistente fra la figura del partecipe nella associazione di tipo mafioso e quella del concorrente esterno, atteso che la presunzione assoluta di adeguatezza della extrema misura carceraria trova la sua ratio, costituzionalmente compatibile, nello stabile inserimento in una organizzazione criminale con caratteristiche di spiccata pericolosità, propria del partecipe.Le conseguenze di tale  pronunzia- prosegue il legale- consentiranno, così, d’ora in avanti, anche al concorrente esterno (oltre alle altre figure già analogamente riconosciute, come gli imputati di art. 74 DPR n. 309/90 e di art. 7 DL n. 152/91) di provare la possibilità di ottenere la misura degli arresti domiciliari, mercé l’affievolimento delle esigenze cautelari”.

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