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«Ecco come in dieci anni cambieremo l’ex Ilva»

L’audizione in Regione del presidente Bernabè. Quattro gli obiettivi: ambiente, occupazione, sostenibilità e crescita. Entro il 2024 investimenti per un miliardo e mezzo sull’area a caldo
Franco Bernabè, presidente del Cda di Acciaierie d’Italia

Una lunga audizione, davanti alle commissioni Bilancio e Attività Produttive della Regione Puglia, per spiegare dove sta andando il Siderurgico di Taranto, tracciare un primo bilancio del nuovo corso, raccontare la sua visione dell’ex Ilva del futuro. Protagonista il presidente del cda di Acciaierie d’Italia, Franco Bernabè.

Primum vivere
«Lo stabilimento deve rimanere in vita, deve continuare a produrre. L’idea che si possa chiudere lo stabilimento e lavorare sulla parte nuova è una idea che non ha fondamento.

Lo stabilimento deve vivere, produrre, generare cassa, perchè con la cassa generata dallo stabilimento si finanzia una parte importante degli investimenti» è la sintesi più efficace del Bernabè-pensiero. Anche in ottica ambientale. Spiega infatti il presidente di Acciaierie: «Se si vogliono risolvere i problemi di Taranto anche dal punto di vista ambientale, Taranto deve rimanere in vita, deve rimanere attivo, producendo acciaio ambientalmente compatibile. Lo stabilimento morto è una bomba ecologica che nessuno mai più recupererà». Ad ogni buon conto, ha chiarito il manager, «il primo obiettivo è l’ambiente», e si punta alla «sostituzione del processo produttivo con un processo che sia pronto per l’utilizzo dell’idrogeno e soprattutto dell’idrogeno verde». «Stiamo lavorando anche per lo sviluppo di un programma che consenta la produzione di energia verde nell’area dello stabilimento e nell’area di Taranto» ha proseguito.

«L’obiettivo ambientale verrà realizzato con la riconversione graduale del processo produttivo che vedrà l’utilizzo dell’idrogeno e soprattutto la contestuale ottimizzazione dell’assetto attuale per ridurre le emissioni».

Sì al patto con Arcelor
In Acciaierie d’Italia, la nomina di Bernabè – già amministratore delegato di Eni e Telecom – è in “quota Invitalia”: vale a dire che nella governance aziendale è “uomo dello Stato”, mentre l’amministratore delegato Lucia Morselli è espressione della parte privata, cioè Arcelor Mittal. Bernabè però ha voluto sottolineare come sia stata «una scelta saggia», a suo parere, quella dello Stato di «chiedere e incentivare ArcelorMittal a rimanere» in seno all’ex Ilva «Con i se e con i ma – ha aggiunto – non si fa la storia, ma credo» che il Siderurgico «avrebbe avuto grandi difficoltà a sopravvivere senza Arcelor», sottolineando poi come «nell’esercizio 2021 abbiamo generato cassa e i primi sei mesi del 2022 sono stati positivi, considerando tutto il contesto»

Il nodo-lavoro e la cultura dell’acciaio
Se l’ambiente è il primo obiettivo, «il secondo obiettivo è l’occupazione, perchè il potenziale di uno stabilimento che recupera la sua competitività anche in termini occupazionali e di verticalizzazione delle produzioni, è importante». E, se il terzo obiettivo «è la sostenibilità economica» il quarto obiettivo è «far crescere la cultura dell’acciaio»: una sfida nella sfida, perchè “acciaio” oggi a Taranto è una parola che fa paura. «Abbiamo costruito ex novo un centro di sviluppo e ricerca, assumendo 15 operatori » che lavoreranno anche alla transizione verde, ha voluto rimarcare in questo senso il presidente di Acciaierie d’Italia, evidenziando come siano stati stipulati anche accordi con Università e Politecnico».

Dieci anni per cambiare la Fabbrica
Quattro mosse per arrivare a dama, cambiando la grande fabbrica che incombe alle porte della città – ed il rapporto tra loro. Ma di quanto tempo ha bisogno Bernabè per sviluppare il suo piano? «Il piano si sviluppa su un decennio, 2022-2032: entro il 2024 saranno svolti interventi su area a caldo per un investimento da 1,4 miliardi. Tra il 2024 e 2027 ci sarà l’attivazione del primo forno elettrico»

L’indotto allo stremo
«Capisco la sofferenza dell’indotto, che non dico che faccia da banca ma quasi alle Acciaierie. L’indotto viene pagato con tempi lunghi ma viene pagato. Non vedo l’ora che questo problema venga risolto, ma per risolverlo occorre ampliare le disponibilità bancarie di Acciaierie. A me piange il cuore dover fare pagamenti a 180 giorni»: rispondendo ad una domanda del consigliere regionale Enzo Di Gregorio Bernabè ha affrontato uno dei temi più spinosi tra quelli che interessano l’ex Ilva, quello relativo all’appalto ed alla sofferenza delle aziende che gravitano attorno allo stabilimento tarantino. «Dal presidente Franco Bernabè abbiamo ascoltato cose interessanti, ma non dobbiamo dimenticare che la genesi della vicenda ex Ilva di Taranto è di natura ambientale» ha dichiarato lo stesso Di Gregorio.

«Il numero uno di Acciaierie d’Italia – spiega Di Gregorio – ci ha ricordato che il risanamento ambientale e la decarbonizzazione del centro siderurgico di Taranto si tengono in piedi solo se lo stabilimento ionico continua a essere in attività ed a produrre utili. Bene, allora, occorre chiarezza su tutto. A cominciare dalle condizioni degli impianti di Taranto. I recenti episodi denunciati dai sindacati, per fortuna senza vittime, non ci fanno stare tranquilli. Così come non ci lasciano tranquilli – ha proseguito il consigliere dem – le parole di Bernabè in ordine al rapporto con fornitori e imprese dell’indotto. Una situazione in cui, per ammissione dello stesso numero uno di Acciaierie d’Italia, le nostre aziende fanno sostanzialmente da banca ad Acciaierie d’Italia in virtù delle sue difficoltà di accedere al sistema del credito. Abbiamo avuto la certificazione della volontà del Governo e di Acciaierie d’Italia di procedere alla decarbonizzazione, ma dall’altro abbiamo appreso che occorreranno almeno dieci anni e oltre cinque miliardi di investimenti che ancora non sono tutti disponibili».

Le reazioni
«Non vogliamo vedere il bicchiere né mezzo vuoto, né mezzo pieno. Le grandi riconversioni industriali ed energetiche richiedono tempi lunghi, ma questa consapevolezza, purtroppo, non lenisce le sofferenze di una comunità, quella di Taranto, che non vuole vivere sotto la cappa di fumi, polveri e diossina. Una comunità che sta compiendo sforzi enormi per realizzare quella diversificazione produttiva che Bernabè, giustamente, indica come modello economico virtuoso. Non immaginiamo il turismo e la cultura come unica strada, ma sicuramente come una delle opportunità da mettere in campo insieme ad industrie innovative, tecnologiche ed ecosostenibili. Noi a Taranto continueremo a lavorare per questo» è il commento che proprio

Enzo Di Gregorio (Pd) fa all’audizione in Regione. Sempre dal Partito Democratico, Michele Mazzarano condivide «l’idea secondo cui lo stabilimento, affinché sia realmente decarbonizzato, deve continuare a produrre e ho grande fiducia nella realizzazione di un ambizioso progetto fondato sulla tecnologia del Dri (riduzione diretta del ferro), la creazione dei forni elettrici e l’impiego dell’idrogeno, supportato da un centro di ricerca e sviluppo dedicato. La mia preoccupazione è che si continui a riproporre la contraddizione tra il valore strategico nazionale dell’acciaieria e la percezione di essere un grande problema per il territorio. Il rischio è evidentemente che l’imponenza del progetto decennale di decarbonizzazione possa essere fortemente condizionata dal peso delle problematiche del presente». Il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione, Fabiano Amati, sottolinea come «il Piano industriale presentato dal presidente Bernabè risulta convincente soprattutto perché racconta, con sobrietà, competenza, rigore e razionalità, il dovere ambientalista e salutista di mantenere in vita lo stabilimento, pena una catastrofe ecologica da dismissione. Il vero dramma consiste, invece, nella spesa irrisoria in bonifica da parte dei diversi soggetti impegnati nel programma, nonostante lo stanziamento di centinaia di milioni. E su questo sarebbe necessaria una notevole attività di controllo e impulso dei parlamentari nazionali. Resta in piedi, infine, il grande dramma dell’indotto dello stabilimento, utilizzati come banche dall’azienda a causa della mancata disponibilità di liquidità. Su questo punto sarebbe il caso di un grande esame di coscienza da parte di chi ha minato la credibilità dell’azienda, rendendole impossibile l’accesso al credito bancario per quadro normativo incerto, parole avvelenate o sterile tatticismo politico».

Critico Marco Galante (M5s): «Dispiace che il presidente non abbia risposto alle specifiche domande che gli ho posto innanzitutto sui livelli produttivi di cui si stava parlando; sui numeri per quello che riguarda la forza lavoro che sarà impiegata e sulle numerose denunce che tutti i giorni ci arrivano da parte degli operai sulla mancanza di materiali di dispositivi di protezione individuale come i guanti, che a volte sono costretti a portarsi anche da casa e dei pezzi di ricambio».

Dal centrodestra, il consigliere regionale di Forza Italia, Vito De Palma, dichiara che «Bernabè ha sottolineato delle posizioni che corrispondono a quelle di Forza Italia e del governo nazionale: la garanzia di ambientalizzazione di Taranto sta nell’attività dello stabilimento. Con la decarbonizzazione e gli investimenti per l’idrogeno verde, l’ex Ilva deve tornare a produrre a pieno ritmo nel rispetto della salute e dell’ambiente. Abbiamo approfondito altre questioni su prospettive e programmi di sviluppo e ringrazio il presidente della I Commissione per aver organizzato la riunione che si è instaurata con un focus su Taranto costruttivo e concreto».

Infine, in una nota congiunta il gruppo regionale di Fratelli d’Italia chiede a Bernabè «di aggiungere ai quattro obiettivi enunciato come prioritari (Ambiente, Occupazione, Sostenibilità e Crescita) del Piano della Decarbonizzazione un quinto: Igiene e Sicurezza sul Lavoro. Le cronache ci rimandano a incidenti sul lavoro, spesso mortali, che mortificano le coscienze dell’intera collettività. Al presidente Franco Bernabè gli auguri di buon lavoro e soprattutto gli auguri di vincere la sfida più grande che si ritroverà ad affrontare: avere un’acciaieria che produce acciaio verde con un’alta sicurezza industriale ed ambientale».