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Ex Ilva, incidente in Agglomerato

Agglomerato

“Mentre lavoratori di una ditta dell’appalto stavano svolgendo operazioni di lavaggio del filtro Meep D 81, dall’alto (circa sei metri), sono cadute parti di piastre pesanti e taglienti. Un dipendente ha riportato una ferita sul collo; è stato necessario ricorrere alle cure degli operatori sanitari che hanno suturato la ferita con otto punti. Nessuna conseguenza per l’altro lavoratore, raggiunto dai frammenti sul casco”. A denunciare quanto accaduto intorno alle 8.15 di martedì 28 giugno nello stabilimento siderurgico, in Agglomerato, è il coordinamento provinciale Usb Taranto.

“La sicurezza all’interno della fabbrica, e soprattutto per le ditte dell’appalto, continua ad essere di assoluta attualità. Il problema è ancora più serio perché le aziende, al collasso per gravi ritardi nei pagamenti, acquisiscono commesse al ribasso, e rischiano di riversare il tutto sui lavoratori” si legge in una nota del sindacato. Usb “ribadisce che l’impianto di agglomerazione continua ad andare verso l’implosione dal punto di vista strutturale ed ambientale” ed annuncia che “depositerà l’ennesima denuncia allo Spesal chiedendo un intervento mirato a valutare le condizioni alla luce degli ultimissimi fatti. Nello specifico dell’Agglomerato, nonostante l’installazione dei filtri Meros, l’impianto risulta deficitario rispetto al trattenimento delle polveri fini diffuse e non convogliate, facilmente visibili anche a occhio nudo. Parliamo di polveri massive e non controllate. Questo determina una grave esposizione agli agenti cancerogeni, da parte dei lavoratori che operano in quel reparto”.

Nella stessa nota, ancora Usb riferisce che in Afo 1 è stato chiamato improvvisamente dall’azienda, per una consulenza, un ingegnere “a dimostrazione del fatto che in quell’area in particolare vi è una situazione molto delicata e precaria. Per questo motivo le parole di Franco Bernabè prima al Mise e poi in audizione nelle commissioni regionali, ci preoccupano, soprattutto quando il presidente di Acciaierie d’Italia fa riferimento ad un lasso di tempo lungo dieci anni. Non è pensabile aspettare ancora per risolvere tutta una serie di questioni assolutamente urgenti. Dunque, cambiano le gestioni sugli impianti e soprattutto in Agglomerato, ma la situazione continua ad essere critica”. Durante le audizioni con le commissioni Bilancio e Industria del Consiglio regionale pugliese, nei giorni scorsi, Bernabè ha dichiarato che lo stabilimento tarantino «deve rimanere in vita, deve rimanere uno stabilimento che produce acciaio in maniera compatibile dal punto di vista ambientale, ma deve rimanere in vita perché uno stabilimento morto di quel tipo diventa una bomba ecologica».

«Lavoriamo tutti quanti concordemente per sviluppare questo stabilimento, se viene abbandonato il problema non è più risolvibile». Per Bernabè «Il progetto di realizzazione di transizione industriale è il più ambizioso tra quelli che si stanno realizzando in Italia, un progetto lungo e complesso e che richiede 5,5 miliardi di investimenti. Un progetto che prevede realizzazione di altri impianti e che ha l’ambizione di rilanciare il polo dell’acciaio e di farlo in condizioni di grande innovazione, rilanciando anche la filiera tecnicoscientifica». Quattro gli obiettivi: il primo, la completa decarbonizzazione dello stabilimento, quindi l’occupazione attraverso il recupero della competitività, la sostenibilità economica e la crescita, «far crescere la cultura dell’acciaio. Il piano – ha proseguito – si sviluppa su un decennio, 2022-2032: entro il 2024 saranno svolti interventi su area a caldo per un investimento da 1,4 miliardi. Tra il 2024 e 2027 ci sarà l’attivazione del primo forno elettrico».