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Ex Ilva, nuovo incidente. Caso loppa, il gip: archiviazione per 14

L'ex Ilva

Ancora un incidente sul lavoro nello stabilimento siderurgico di Taranto. Ad essere interessata da quanto accaduto nella notte colata continua dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia; il fatto è accaduto nella notte tra martedì e mercoledì. Non ci sono stati feriti. Spiegano i sindacati: «Le funi del CarroPonte Bramme 2 hanno subito un cedimento improvviso determinando la perdita del carico» scrivono in una comunicazione all’azienda le sigle Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb.

I metalmeccanici parlano di evento «estremamente grave». Per questo le organizzazioni sindacali chiedono ad Acciaierie d’Italia un incontro per discutere dell’incidente e «delle tipologie di controlli che vengono effettuati alle funi dei carri ponte al fine del mantenimento delle caratteristiche di sicurezza delle stesse ovvero della loro eventuale sostituzione». Ancora, Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono anche una verifica sullo stato del carroponte oggetto dell’incidente. «Mentre il gruista sollevava una bramma caricandola sul carroponte, improvvisamente si sono rotte le funi ed è precipitato il bozzello, di considerevole peso, da un’altezza di circa 15 metri»: è quanto si legge in una nota di Usb, in cui si descrive l’incidente nell’ex Ilva. «Durante la rottura delle funi, le stesse, come fruste, hanno urtato violentemente la zona evacuazione» si legge ancora. Per Usb, «ormai quotidianamente, nello stabilimento di Taranto si verificano infatti incidenti; l’ennesimo near miss è il segnale importante della necessità di un immediato intervento. Sentiamo sempre più vicino il pericolo soprattutto in determinati reparti e quindi torniamo a sollecitare risposte concrete sin da subito. Il Governo agisca, perché il tempo è ampiamente scaduto».

Martedì mattina un altro incidente
Ancora Usb aveva denunciato in precedenza quanto avvenuto intorno alle 8.15 di martedì 28 giugno sempre nello stabilimento siderurgico, ma in Agglomerato: «Mentre lavoratori di una ditta dell’appalto stavano svolgendo operazioni di lavaggio del filtro Meep D 81, dall’alto (circa sei metri), sono cadute parti di piastre pesanti e taglienti. Un dipendente ha riportato una ferita sul collo; è stato necessario ricorrere alle cure degli operatori sanitari che hanno suturato la ferita con otto punti. Nessuna conseguenza per l’altro lavoratore, raggiunto dai frammenti sul casco». Per il coordinamento provinciale del sindacato, «la sicurezza all’interno della fabbrica, e soprattutto per le ditte dell’appalto, continua ad essere di assoluta attualità. Il problema è ancora più serio perché le aziende, al collasso per gravi ritardi nei pagamenti, acquisiscono commesse al ribasso, e rischiano di riversare il tutto sui lavoratori». Usb «ribadisce che l’impianto di agglomerazione continua ad andare verso l’implosione dal punto di vista strutturale ed ambientale» ed annuncia che «depositerà l’ennesima denuncia allo Spesal chiedendo un intervento mirato a valutare le condizioni alla luce degli ultimissimi fatti.

Nello specifico dell’Agglomerato, nonostante l’installazione dei filtri Meros, l’impianto risulta deficitario rispetto al trattenimento delle polveri fini diffuse e non convogliate, facilmente visibili anche a occhio nudo. Parliamo di polveri massive e non controllate. Questo determina una grave esposizione agli agenti cancerogeni, da parte dei lavoratori che operano in quel reparto». Nella stessa nota, ancora Usb riferisce che in Afo 1 è stato chiamato improvvisamente dall’azienda, per una consulenza, un ingegnere «a dimostrazione del fatto che in quell’area in particolare vi è una situazione molto delicata e precaria. Per questo motivo le parole di Franco Bernabè prima al Mise e poi in audizione nelle commissioni regionali, ci preoccupano, soprattutto quando il presidente di Acciaierie d’Italia fa riferimento ad un lasso di tempo lungo dieci anni. Non è pensabile aspettare ancora per risolvere tutta una serie di questioni assolutamente urgenti. Dunque, cambiano le gestioni sugli impianti e soprattutto in Agglomerato, ma la situazione continua ad essere critica».

Sinistra Italiana chiama il governo
«Per l’ennesima volta, solo la fortuna è stata dalla parte degli operai che, per un puro caso, non erano nella traiettoria del pesantissimo componente precipitato. Si è ormai perso il conto degli incidenti che stanno accadendo all’interno dello stabilimento. Il ripetersi di questi episodi, con una frequenza preoccupante, richiede l’intervento urgente del Governo che deve mettere al centro il problema della manutenzione, ordinaria e straordinaria, degli impianti che può essere la principale causa degli stessi». Così i segretari provinciale e cittadino di Sinistra Italiana, Maurizio Baccaro e Cosimo Minzera.

Caso loppa, scattano 14 archiviazioni
Il gip del Tribunale di Lecce, Cinzia Vergine, ha archiviato le posizioni di 14 indagati (13 persone fisiche ed una società) per la vicenda della loppa di altoforno dell’ex Ilva, scoppiata con un sequestro nell’autunno del 2017. Il gip ha accolto la richiesta formulata dal sostituto procuratore distrettuale antimafia Milto Stefano De Nozza. Per il giudice, la loppa non è un rifiuto ma un sottoprodotto. Il provvedimento di archiviazione (il gip scrive che “le ragioni analiticamente esposte dal pm nella sua richiesta”, sono “ritenute corrette in fatto e in diritto e perciò pienamente condivide da questo giudice”) riguarda Marco Andelmi, dirigente Ilva, Enrico Bondi, ex commissario Ilva, Adolfo Buffo, dirigente Ilva, Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto, Tommaso Capozza di Ilva, Corrado Carrubba, ex commissario Ilva, Ruggiero Cola, ex dirigente Ilva, Salvatore De Felice, ex dirigente Ilva, Bruno Ferrante, ex presidente del consiglio di amministrazione Ilva con la gestione Riva, Piero Gnudi, ex commissario Ilva, Enrico Laghi, ex commissario Ilva, Antonio Lupoli, ex dirigente Ilva, Nicola Riva, ex proprietario ed amministratore Ilva e la società Ilva spa, ora in amministrazione straordinaria.

L’ipotesi di reato focalizzata dal giudice ha riguardato “lo svolgimento di attività non consentite di miscelazione di rifiuti (anche pericolosi) nonchè di gestione di rifiuti derivanti dall’abbattimento dei fumi di combustione del processo produttivo della centrale termoelettrica “Federico II” di Brindisi, di proprietà della societa’ Enel Distribuzione”. Inoltre, al pari dei rifiuti provenienti dalla centrale Enel di Brindisi, il giudice ha inizialmente ritenuto che vi fosse una “gestione abusiva” anche per la loppa di altoforno proveniente dall’Ilva di Taranto, e che il conferimento allo stabilimento Cementir di Taranto sia della loppa di altoforno che delle ceneri di carbone della centrale, violassero la normativa sull’ambiente. Vi fu anche un sequestro presso Cementir, Ilva ed Enel. Dal lavoro fatto in seguito dai periti, scrive il pm, è stata confermata la “qualificata natura di rifiuto delle ceneri di carbone”, con conseguente violazione della normativa di settore da parte di Enel e Cementir. Non così, invece, per la loppa di altoforno, per la quale si è approdati ad una “differente determinazione”.

Per la loppa, il pm “ha ritenuto valida la valutazione operata dal perito che ha concluso nel senso di qualificare idonee le modalità con le quali la loppa di altoforno veniva selezionata per essere usata come sottoprodotto”. La loppa è un sottoprodotto e non un rifiuto, rileva il pm, e ne consegue, quindi, l’esclusione di responsabilita’ per “tutti gli indagati che per posizione o funzione erano collegati ad Ilva spa in A.S.”, compresa la stessa società Ilva.