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«Io, il guardiano del faro di San Vito: quarant’anni tra luce e mare»

Da oggi in pensione lo storico “assistente tecnico nautico” Alessandro Petti. Esattamente centoundici anni fa la responsabilità del servizio Fari passava alla Marina Militare
Il faro di San Vito

Pochi luoghi sono più suggestivi di un faro: una luce che illumina la notte ed indica la via, letteralmente. Pochi mestieri sono più iconici del guardiano del faro: figura sempre in odore di letteratura. Ma non è solo poesia, la vita. Lo sa bene Alessandro Petti, dal primo luglio in pensione dopo 42 anni, 5 mesi e 22 giorni di servizio come “assistente tecnico nautico”, il nome – in prosa – di uno dei mestieri più affascinanti. Ne ha di cose da dire, questo sessantacinquenne gentile, dipendente civile della Difesa.

E’ evidente: quanto lo ha amato, il suo lavoro – e lo ama ancora. Ti spiega con calma come funzionano il celebre faro di San Vito e Casa Gigante, aperti alla stampa per l’occasione dalla Marina Militare. Emerge più di ogni altra cosa quella sapienza umile che è l’autentico valore aggiunto degli uomini di mare. Gli americani, sempre un po’ banali nella loro spietata efficienza, la chiamerebbero knowhow. Ripete con pazienza Petti che quello di Capo San Vito, attivo dal 1869, uno dei fari più importanti d’Italia per la sua posizione, è ad ottica rotante, ha un’anima composta da 184 scalini sempre più piccoli che conducono a 42 metri d’altezza (46 sul livello del mare), una portata nominale di 22 miglia, una lampada a luce bianca di nuova generazione, potente e duratura. A poca distanza c’è Casa Gigante, la torre bianca con la grande T nera che si vede all’inizio di Viale del Tramonto. Un altro faro, attivo dal 1887, più piccolo (ad ottica fissa, venti metri d’altezza, portata nominale di 14 miglia) ma non meno importante: un faro d’allineamento, di quelli che indicano la rotta corretta che una nave deve assumere.

Parla, Petti, e ad ascoltarlo c’è anche il suo “successore”, Giovanni Scotti, che abiterà con la famiglia in uno dei tre alloggi del faro di San Vito, dove Petti con la moglie Anna ed i suoi figli hanno vissuto dal 1986 al 2013. «E’ un grande onore prendere il posto del signor Petti» dirà poi Scotti, emozionato, durante la cerimonia di consegna delle chiavi. Con loro il Comandante del comando Zona Fari e dei Segnalamenti Marittimi di Taranto, Tommaso Dangelico. L’atmosfera è quella di una piccola, raccolta festa in famiglia.

Tra luce e mare
Con pudore, invece, Petti racconta di sé. Ma è uno scrigno che si apre. Una vita per il mare, ma la nascita in campagna, a Lucera, provincia di Foggia: «Io il mare non lo conoscevo nemmeno». Ma già a otto anni incontra la magia dei fari: «Ho fatto il mestiere di mio padre» racconta con un mezzo sorriso «anche lui era guardiano del faro. Ed anche il padre di mia moglie». La signora Anna ascolta e aggiunge: «Ci siamo conosciuti in un faro, quello di Torre Canne, i nostri padri erano colleghi». Anna lo scandisce con chiarezza: «Stare qui a San Vito, in città, è stato un privilegio. La vita in un faro non è solo poesia». Nel girovagare prima con il papà, poi con suo marito, Anna (che di mestiere è biologa; le donne non sono mai soltanto figlie o mogli) ha vissuto infatti anche in località decisamente più “difficili”: nella Calabria dei primi anni ‘80, ad esempio, con l’acqua potabile portata dalle navi della Marina due volte l’anno, circondati da una natura bellissima e cattiva, perchè fonte di isolamento assoluto. «Io la vita nei fari l’ho amata, e allo stesso modo l’ho odiata» dice Anna guardandoti dritto negli occhi.

Uno stile di vita
In questi lunghi anni tra luce e mare, Alessandro Petti ha accatastato ricordi. I più belli sono quelli dell’infanzia, con papà al lavoro sull’isola di Sant’Andrea a Gallipoli. Poi, «mentre ero militare in Esercito» – e qui pensi che davvero le cose sono imprevedibili – «tra i concorsi che ho tentato c’è stato questo, e l’ho vinto» proseguendo una tradizione che ora si interrompe: i due figli di Alessandro e Anna infatti sono ingegnere robotico l’uno, ufficiale di Marina l’altro. Il lavoro nel faro nel frattempo è cambiato, l’avvento della tecnologia ha reso le cose diverse, anche se non più semplici. «Oggi il “guardiano del faro” è essenzialmente un manutentore: deve prevenire i problemi. Non accende la luce, ma sorveglia affinchè sia sempre funzionante. Una scheda gsm segnala eventuali anomalie nel processo automatizzato, ma siamo noi a doverle e poterle correggere. La mano dell’uomo, la sua capacità, resta fondamentale. E questo, più che un mestiere, è uno stile di vita».

Sotto le insegne della Marina Militare
Il primo luglio è una data importante per la Marina Militare: dal primo luglio 1911 – centoundici anni fa – è responsabile per legge del Servizio dei Fari e del Segnalamento Marittimo che presiede al funzionamento degli ausili della navigazione costituiti da fari, fanali, mede, boe luminose e non. Per l’assolvimento dei compiti di istituto, il Servizio dispone di personale militare e civile e di mezzi navali e terrestri, per assicurare il supporto tecnico-logistico dei segnalamenti ovunque siano ubicati. La rete nazionale dei segnalamenti marittimi gestiti dal Servizio si sviluppa lungo le coste della penisola e delle isole e nei porti di interesse nazionale previsti dalle vigenti disposizioni, per un totale di 874 ausili per la navigazione costituiti da 147 fari e 727 fanali (comprese mede e boe). Le proposte di progetto riguardanti qualsiasi segnalamento marittimo sono approvate, per il tramite degli organi periferici e tecnici del Servizio, dal Comando Logistico della Marina Militare – Direzione Fari e Segnalamenti, che rappresenta il Servizio in ambito nazionale e internazionale. Le competenze, le dipendenze gerarchiche, i compiti e l’assetto del Servizio, sono stati ridefiniti con il decreto legislativo numero 66 del 15 marzo 2010 (Codice dell’Ordinamento Militare) e il DPR numero 90 del 15 marzo 2010 (Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di Ordinamento Militare). La Direzione Fari e Segnalamenti del Comando Logistico della Marina Militare, con sede a Napoli, è l’organo direttivo centrale ed ha responsabilità di studio, pianificazione, direzione e controllo nell’ambito delle funzioni di natura tecnica e logistica. Inoltre rappresenta l’Autorità nazionale che si esprime sulla adeguatezza della segnaletica e nell’ambito della Organizzazione Internazionale del Segnalamento Marittimo.

L’Ufficio Tecnico dei Fari, con sede a La Spezia, opera alle dipendenze del Comando Logistico per il tramite della Direzione Fari e Segnalamenti per lo svolgimento delle funzioni tecniche e logistiche a beneficio dell’intera rete nazionale dei segnalamenti marittimi e degli ausili per la navigazione. Effettua studi, ricerche e sperimentazioni dei materiali e delle tecnologie da impiegare nel campo della segnaletica marittima. Dotato di un’officina mista e di laboratori detiene la capacità di intervento manutentivo sino al terzo livello. I Comandi Zona Fari, con sede a La Spezia, Venezia, Taranto, Napoli, La Maddalena e Messina, sono organi alle dirette dipendenze dei rispettivi Comandi Marittimi (Nord, Sud, Sicilia) che li impiegano per assicurare l’efficienza operativa del servizio di segnalamento nell’ambito della propria competenza territoriale. I Comandi Zona Fari dipendono inoltre funzionalmente, per gli aspetti tecnici e logistici, dal Comando Logistico.

Sono dotati di officina mista e di magazzino materiali per l’esecuzione dei lavori di riparazione e di manutenzione fino al secondo livello. Dai Comandi Zona Fari dipendono direttamente le Reggenze dei Segnalamenti Marittimi che sono gli organi operativi periferici del Servizio Fari, costituiti secondo necessità, in modo da ricoprire complessivamente la totalità delle coste nazionali. Il Servizio dei Fari ha inoltre il compito di fornire ad Enti pubblici e privati e gestori di segnalamenti minori, le necessarie prescrizioni circa le specifiche caratteristiche che tali segnalamenti debbono possedere. L’elenco di tutti i segnalamenti marittimi, gestiti e non dal Servizio Fari, è pubblicato e tenuto aggiornato dall’Istituto Idrografico della Marina Militare. A partire dal 2012 è stato avviato un programma di ammodernamento e rinnovamento del Servizio dei Fari e del Segnalamento Marittimo.

Pagine di storia
Vittorio Emanuele II istituì la “Reale Commissione dei Porti, Spiagge e Fari” il 12 Maggio 1868. E’ questo il primo documento ufficiale riguardante la regolamentazione del segnalamento marittimo italiano e uno dei primi atti compiuti all’indomani dell’unità nazionale. Nel 1876 l’Ufficio Centrale Idrografico della Regia Marina pubblicò il primo elenco completo dei fari italiani. A questa pubblicazione seguì la richiesta presso il Ministero dei Lavori Pubblici, da parte del direttore dell’Istituto Idrografico (Comandante Magnaghi), per l’istituzione di un Ufficio Tecnico cui affidare la suprema direzione di tutto il Servizio Fari e Segnalamenti Marittimi. La sua richiesta non venne accolta. A quel tempo, la situazione in cui si trovava la rete del segnalamento marittimo in Italia era davvero poco felice, tanto che, nel 1879 la questione fu posta al parlamento. Quello che ne seguì fu la nomina di una commissione straordinaria per il riordinamento dei fari e fanali con il mandato di proporre i miglioramenti da introdursi nell’illuminazione delle coste. Nel 1881 la Reale Commissione dei Porti, Spiagge e Fari ratificò la prima stesura di un programma organico di interventi relativo alla segnalazione delle coste del Regno. Venne inoltre finanziata una vasta opera di costruzione per oltre 100 nuovi segnalamenti. Nel 1885 viene istituita la prima legge in materia di Fari e Segnalamenti marittimi, la n. 3095 del 2 aprile, con la quale viene redatto il “Programma organico dei fari nazionale” affidato al Consiglio Superiore del Ministero dei Lavori Pubblici.

II 1890 è una data significativa: l’ammiraglio Magnaghi scrive la sua “Relazione intorno al servizio dei fari e segnali marittimi”, nella quale è unita la “Proposta di un nuovo ordinamento” che viene ispirato al modello in uso in quegli anni negli Stati Uniti. Nel 1896, il Ministero dei Lavori Pubblici commissiona, con un regio decreto, il riordino di tutta la materia per il tramite di una nuova Commissione Straordinaria Ministeriale. Questo è il secondo programma che potremmo definire organico a partire dal 1881, sempre redatto attraverso la Regia Amministrazione Centrale dei Fari e Segnalamenti Marittimi delle Coste Italiane appartenente al Ministero dei Lavori Pubblici. L’importanza di poter disporre di un Servizio dei Fari e dei segnalamenti marittimi efficiente, secondo i parametri del tempo e di cui era riconosciuta sempre più la valenza strategica e militare in un periodo storico caratterizzato da una politica di rinnovamento dello strumento bellico, comune in tutti i paesi d’Europa ed in cui già si avvertivano i prodromi di un possibile conflitto, portò al varo di due Leggi, la n. 2 e la 75 del 1910, con le quali si unificavano tutti i servizi marittimi nelle mani della Regia Marina. Con il decreto 568 del 17 luglio 1910 si dispose così il passaggio del Servizio Fari e Segnalamenti Marittimi dal Ministero dei Lavori Pubblici al Ministero della Marina, lasciando all’amministrazione dei Lavori Pubblici, oggi Ministero delle Infrastrutture, soltanto la costruzione e le riparazioni straordinarie dei fari.

La data ufficiale del passaggio del Servizio Fari alla Regia Marina viene però ritardata a causa di problemi burocratici e di bilancio e, con il Regio Decreto n. 294, fissata definitivamente, come detto, per il primo Luglio 1911. L’intero territorio del Regno d’Italia fu suddiviso in 8 zone denominate “Comandi Zona Fari”, in cui erano comprese anche le colonie. Al Comando di ciascuna zona era preposto un Capitano di Vascello il quale provvedeva all’andamento del servizio nel tratto di costa di competenza della sua zona. Spettava all’ Ufficio tecnico dei fari, ubicato all’interno dell’Arsenale di Napoli, l’incarico di studiare i progetti relativi agli apparecchi e congegni dei fari e degli altri segnali marittimi, di pronunciarsi sulle proposte di nuovi apparecchi da parte delle case produttrici, di eseguire contratti e collaudi approvati dal Ministero e di provvedere alle trasformazioni e alle riparazioni importanti degli apparati esistenti oltre anche agli studi e alle esperienze che avessero lo scopo comunque di migliorare la tecnica dei fari. Notevoli furono le migliorie apportate sia da un punto di vista della qualità del servizio, grazie all’ammodernamento di un gran numero di impianti, che dal punto di vista numerico visto che nel 1916 si passò ad avere 512 segnali contro gli appena 50 del 1861. Il 22 luglio 1915 con il Decreto Regio n. 1240 viene approvato anche il primo regolamento militare per il Servizio dei Fari e del Segnalamento Marittimo.

Fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale l’Italia compì il massimo sforzo nel portare il livello del segnalamento delle nostre coste a quello dei paesi più progrediti in questo campo, come l’Inghilterra e la Francia. La guerra comportò un pesante tributo in termini di distruzioni e devastazioni per tutto il patrimonio dei fari e segnalamenti marittimi in genere che, all’epoca, erano considerati siti di rilevante interesse strategico. Nell’immediato dopoguerra la Marina Militare organizzò nuovamente la Divisione Fari e con l’aiuto esecutivo del Ministero dei Lavori Pubblici, per mezzo del suo Dipartimento Opere Marittime, istituì un programma generale di ricostruzione e ammodernamento dell’intera rete. I lavori di recupero dei fari danneggiati si affiancarono alla costruzione di alcuni altri, ex novo, e proseguirono ininterrottamente fino al 1965. Il 31 dicembre del 1966, dopo l’avvenuta rigenerazione operativa del servizio, venne istituito l’Ispettorato dei Fari e del Segnalamento Marittimo alle dirette dipendente dal Capo di Stato Maggiore della Marina di stanza a Roma e avente l’ausilio dell’Ufficio Tecnico dei Fari di base nell’Arsenale Navale di La Spezia. La rete fu suddivisa nelle seguenti zone di pertinenza: La Spezia per I’Alto Tirreno, La Maddalena per la Sardegna, Napoli per il Basso Tirreno, Messina per la Sicilia, Taranto per lo Ionio e il Basso Adriatico e Venezia per I’Alto Adriatico e quello Centrale.