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Quella lunga odissea Taranto-Roma

In viaggio dalla Puglia verso la Capitale su una delle linee private di autobus
Quella lunga odissea Taranto-Roma

“I costi dell’investimento superano i benefici”. Taranto e il Salento non saranno raggiunti dall’Alta Velocità, almeno per il momento. Così ha decretato Ferrovie dello Stato, sulla base di uno studio di fattibilità. Quali sarebbero, invece, i benefici per Taranto e per il Salento nell’avere finalmente accesso a una rete di trasporti moderna e all’altezza dei flussi turistici e di business che attraversano questa parte della Puglia è chiaro persino a un bambino di cinque anni.

Abbiamo personalmente sperimentato i disagi che comporta allontanarsi, anche solo di pochi chilometri, da Taranto. Per tratte più lunghe il gioco si fa ancora più duro. Per raggiungere Roma in treno – abbiamo scelto la capitale, perché ci sembra l’esempio migliore, ma la musica non cambia se si modifica la destinazione – bisogna prepararsi a un viaggio omerico e anche onirico (perché si sogna di poter arrivare, prima o poi), tra autobus, treni regionali e frecce rosse o argentee (naturalmente solo da Napoli o da Bari in su), con almeno due trasbordi, e un costo che oscilla tra i 66 e i 32 euro circa. Conveniente, penserete. Certo, se si è pronti a partire alle 10.10, per arrivare a Roma, stazione Tiburtina, solo alle 18.04, che poi non sono mai solo quattro quei minuti (lasciamo ad altra sede le considerazioni sui ritardi di Trenitalia).

Nella migliore delle ipotesi il cambio è uno soltanto, le ore di viaggio 6/7 e i costi forse un po’ troppo alti, a partire da circa settanta euro, per salire a bordo di un regionale, scendere alla stazione di Bari o Battipaglia e correre per prendere un altro treno, il Frecciargento 8306, 8862, etc. Esistono valide alternative al treno: le autolinee private. I “costi”, anche in questo caso, annullano i benefici del viaggio. Tra i principali vettori (in realtà, una giungla di nomi cui i bus fanno capo) che collegano la capitale con la città dei Due Mari e viceversa, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Certamente l’imbarazzo gastrico che colpisce chi soffre di mal d’auto, nel caso in cui dovesse malauguratamente incappare in una tratta che ignora l’autostrada, preferendo (ovviamente per abbattere i costi) le provinciali panoramiche tra le mucche delle Murge e le sconfinate terre gialle di grano dell’alta Puglia.

Curve come se piovesse, manto stradale pessimo, in molti punti del percorso, svincoli impegnativi, per conducenti e passeggeri, con in più numerosi cambi di corsia o restringimenti della carreggiata, per via dei numerosi cantieri aperti sulla Basentana e altre strade. Tutte sicuramente di fascino, ma certamente non funzionali al viaggiatore che si ritrova a immaginare la destinazione (Roma, in questo caso), come fosse un’oasi di pace. Un ossimoro, quindi. Non lasciatevi abbagliare dalle offerte: viaggi per Roma a soli 9,90 esistono, con tanti “ma”. A parte il fatto che per bloccare quelle promozioni, occorre conoscere con largo anticipo la data della partenza, la spesa (molto contenuta) non vale l’impresa (in nove ore di viaggio si arriva, in aereo, a New York e senza pieghe sul volto). Non resta che la scelta dell’aereo, dunque. Peccato che gli scali siano a Bari e a Brindisi. I costi delle navette/taxi che ti ci portano superano, in proporzione, quelli del biglietto aereo, qualunque sia la città d’arrivo. A noi è capitato di viaggiare in bus con una linea privata, in compagnia di persone che non indossavano nemmeno la mascherina FFP2, obbligatoria su treni e autobus fino al 30 settembre.

Nemmeno il conducente l’aveva. Anzi, quando qualcuno, arrampicandosi sulle scalette del bus, prima di una delle numerose ripartenze (le fermate intermedie) ha chiesto se dovesse indossarla, gli è stato risposto con indolente accento romano (ma la frase è suonata la stessa anche nell’accento salentino, durante il viaggio di ritorno): «Fate quello che volete; a me non importa». Anzi, il viaggio di ritorno è stato ancora più assurdo. Con un giovane che ci stava seduto accanto, sofferente, perché dimesso dall’ospedale, a un giorno e mezzo dall’intervento che aveva subito. Un giovane seduto in seconda fila, mentre la prima è stata a lungo vuota. Poi occupata, in serata, ora dall’uno, ora dall’altro dei due conducenti cui era stata affidata la corsa (il bus terminava a Lecce). Entrambi senza mascherina. Il riposo è legittimo, ma ci siamo chiesti se ci fosse bisogno di esibire pose da cow boy moderni, con smartphone al posto del lazo, durante la pausa guida. Uno dei due, nell’allungarsi con le gambe oltre le poltrone, si è anche tolto le scarpe. E a bordo c’era un convalescente. Abbiamo chiesto a chi aveva la responsabilità di condurre a destinazione almeno una cinquantina di persone – il numero approssimativo dei passeggeri a bordo – di indossare la mascherina, mentre guidava un bus che aveva anche una incrinatura sul parabrezza. È stato fatto. Ma mezzo pullman è rimasto senza FFP2. E Taranto resta, ancora una volta, a terra.

Nonostante il Medimex, l’attività eccezionale del MArTA, il Festival della Magna Grecia, Lino Guanciale e il commissario Ricciardi, Michele Riondino, Diodato e il Cinzella Festival. Nonostante chi viene qui per salutare i delfini della Jonian Dolphin Conservation, o per partecipare alle gare di acquathlon (come quella internazionale dello scorso 3 luglio). Sul sito FAI, la Circummarpiccolo è ben promossa, così come su altri lo sono l’oasi WWF e altre meraviglie joniche. Non così su quello della Regione Puglia. Pochi giorni fa abbiamo assistito anche, con i turisti estasiati, a videoinstallazioni psichedeliche sul canale navigabile. Dove vanno a finire tutti questi sforzi? O forse si pensa che il turismo dei Due Mari e della sua provincia possa essere alimentato unicamente dalle navi da crociera che sempre più spesso si vedono modificare lo skyline della città? E chi studia e lavora fuori? Ha già voglia di non tornarci mai più, a Taranto.

Un’ultima considerazione: questa città è vittima di una cattiva comunicazione. Certamente involontaria, ma a maggior ragione colpevole. Il 3 luglio scorso il TG1 annunciava, in mattinata, che Bari sarebbe stata tra le città da bollino rosso, quel giorno. Taranto non figurava nell’elenco. Strano! Alle 14 circa della stessa domenica, le temperature massime riportate nella grafica della TGR pugliese erano le seguenti: Bari 33° e Taranto 39°. Ma nell’elenco “dei bollini”, Taranto non c’era. Come nella rete dei trasporti regionali ed extra-regionali.