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L’acqua che non c’è e l’acqua che si spreca

Palermo

L’Italia, ormai da diversi mesi, sta soffrendo una crisi idrica che, almeno nel passato recente, ha pochi precedenti e che sta provocando danni i cui costi ambientali ed economici sono divenuti assolutamente insopportabili. Secondo gli esperti del settore si tratta, in massima parte, degli effetti delle condizioni complessive del pianeta, dell’eccessiva immissione di CO2 nell’atmosfera, del surriscaldamento che ne consegue, delle ridotte precipitazioni, della cattiva gestione delle risorse disponibili e della loro disastrosa distribuzione, che per lo più avviene attraverso reti che presentano condizioni a dir poco disastrose.

Nel caso della Sicilia, ma purtroppo la situazione si presenta simile anche in Puglia ed in altre regioni del Sud, si tratta di perdite di acqua che spesso superano il 50% del totale dell’acqua attinta, che peraltro non sempre è sufficiente. Da questo punto di vista i servizi idrici della Sicilia si presentano in condizioni davvero pessime ed in tal senso, per spiegarlo in maniera esemplificativa, sono sufficienti appena due dati: a Palermo per ben 183 giorni l’anno, cioè un giorno su due, nel 2020 ci sono state sospensioni o riduzioni dell’erogazione dell’acqua e a Siracusa il 67 per cento delle risorse idriche si disperde, a causa delle inadeguate condizioni degli impianti di distribuzione.

L’ultimo rapporto dell’Istat sulla situazione idrica in Italia, redattosulla base dei dati raccolti tra il 2019 e il 2021, fotografa un’Isola in condizioni assai disagiate e la colloca nelle ultime posizioni per i servizi di gestione delle reti idriche giudicate vecchie e parecchio danneggiate. A causa di una tale situazione, secondo le ultime ricerche, infatti, un cittadino residente a Palermo dispone della metà dell›acqua di un cittadino residente a Milano, anche se oggi, al Nord, a causa dei problemi di cui si è detto, la situazione generale si presenta assai peggiorata, ma non certo per motivi legati a problemi di distribuzione.Come appena sostenuto, i guai cominciano dalle perdite dovute alle reti di distribuzione ridotte a veri e propri colabrodo: a Palermo si disperde poco meno del 50% dell’acqua (49,3), a Catania il 51,3; a Messina il 52,4 e a Siracusa addirittura il 67,6%. Cifre assurde e del tutto incompatibili con la situazione che stiamo vivendo. I dati in questione, infatti, costituiscono quasi il doppio della media italiana, che si attesta sul 36,2 per cento.

A Palermo, ad esempio, ogni giorno,dalle centrali di accumulo o di estrazione dall’acquedotto,vengono distribuiti 79.300 metri cubi di acqua, ma se ne disperdono quasi 40 mila. Per tornare al paragone di prima: un palermitano può disporrequotidianamente di circa 171 litri di acqua mentre un milanese può utilizzarne 346. Si tratta di una situazione del tutto incompatibile con le condizioni generali del Paese e con l’esigenza di una più accurata razionalizzazione di questa imprescindibile e preziosissima risorsa. La Sicilia, poi, può certamente essere definita l’’isola dell’acqua razionata, a causa del frequente ricorso a un tale sistema di distribuzione, che attenua, ma non risolve, il disagio, anzi, forse ne rinvia la soluzione. Nel 2020, infatti,con gravi disagi per i residenti, alcuni quartieri di tutti i capoluoghi siciliani (tranne Messina e Siracusa) hanno subito restrizioni, talvolta anche molto fastidiose, nella corretta distribuzione dell’acqua. Come già detto, a Palermo i disservizi si sono ripetuti per 183 giorni, a Ragusa per 75 giorni, a Caltanissetta il fenomeno è stato subito dal 20 per cento della popolazione per ben 211 giorni, mentre a Enna si è verificato per 32 giorni.

A Trapani e ad Agrigento il razionamento si è addirittura ripetuto per tutto l’anno, con turnazioni che hanno riguardato l’intera popolazione. Motivo per cui, soprattutto al Sud, la quasi totalità delle 227 mila persone che vivono in capoluoghi di provincia e che sonocostrette a convivere con il fenomeno dell’acqua razionata, è stata composta da cittadini residenti in Sicilia. Un ultimo elemento che è opportuno prendere in considerazione riguarda la qualità dell’acqua, sia in senso assoluto, sia in senso percepito. Da questo punto di vista, infatti, i siciliani, in linea di massima, non si fidano dell’acqua attinta attraverso i rubinetti di casa e si approvvigionano del necessario in maniera alternativa. Ne deriva che, secondo i sondaggi Istat del 2021, i cittadini siciliani sono stati tra i più insoddisfatti d’Italia per ciò che riguarda i servizi idrici. In tal senso, il 29% di essi lamenta irregolarità nella distribuzione, mentre il 60% non si fida del sapore, dell’odore e della limpidezza dell’acqua. Infine, solo il 40% dei siciliani è soddisfatto della frequenza della lettura dei contatori, così come meno di una famiglia su due ritiene comprensibili le fatture del servizio idrico, con ciò sottintendendo che si sentono frodate dalle società che si occupano della distribuzione.

Un ultimo dato significativo della sfiducia nel sistema dell’emungimento e della distribuzione idrica riguarda il fatto che 6 siciliani su 10 dichiarano di non fidarsi della potabilità dell’acqua del rubinetto, a fronte di una percentuale nazionale del 28,5, comunque alta ma non altissima. Si tratta di cifre allarmanti che nascondono un elemento a cui spesso si pensa poco: i siciliani, almeno nel 60% dei casi, sono costretti a pagare quasi due volte la costosa acqua che consumano, anche a causa di chi, mal gestendone la distribuzione, la spreca a spese dei cittadini.

Salvo FLERES