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Emergenza inarrestabile e veloce che va controllata

La Marmolada

Quando il presidente del Consiglio Mario Draghi richiama le azioni che il governo dovrà intraprendere fa certo riferimento anche a nostre specifiche iniziative, in termini di transizione ecologica, ma nessun Paese si salva da solo. Dobbiamo sempre tenerlo presente davanti a uno sconvolgimento di portata storica. Il New Green Deal dell’Unione europea è la bussola che abbiamo scelto, quell’insieme di iniziative che dovrà accelerare la riduzione delle emissioni inquinanti e spingere gli altri colossi mondiali sulla stessa strada di consapevolezza e volontà di intervento.

I cambiamenti climatici sono sempre avvenuti, ma ciò che lascia senza parole è il ritmo e l’accelerazione degli ultimi anni, determinati dalle attività umane e in particolare dall’emissione di CO2 nell’atmosfera. È il climate change che ci presenta giorno dopo giorno un conto sempre più salato, in questo caso assurdamente tragico. La tragedia della ghiacciaio della Marmolada ha acceso la massima attenzione verso i ghiacciai italiani, nonché verso tutti i ghiacciai presenti nell’arco alpino. Il bilancio dell’incidente avvenuto domenica, con l’enorme massa di ghiaccio che ha travolto gli escursionisti presenti sul Pian dei Facconi, è di quelli che non possono in alcun modo essere trascurati. Quel che si sa, per ora, è che il ghiacciaio della Marmolada, come tanti altri ghiacciai italiani, è cambiato in modo netto, proprio per via dei cambiamenti climatici e dell’aumento delle temperature. L’area ricoperta da ghiaccio è passata dai 1.402.000 metri quadrati del 2004 ai 1.097.000 metri quadrati del 2014. Si parla quindi di una perdita di superficie del 22% in 10 anni.

Non è certo una sorpresa il fatto che i ghiacciai si spezzino, causando grandi frane di ghiaccio e detriti. Succede praticamente ogni anno al di sopra del campo Base dell’Everest, a poco meno di 5.000 metri di altitudine, a livello della seraccata del Khumbu: le sue vittime negli anni sono state tantissime. Ma succede spesso anche in molti ghiacciai italiani. Il ghiacciaio della Brenva, in Valle d’Aosta ha una fronte sospesa di circa 700 metri rispetto al fondo valle e una lingua coperta di detriti. Si può osservare a occhio nudo come la fronte di questo ghiacciaio rilasci dei seracchi. Si sentono dei boati impressionanti, decine al giorno. Fortunatamente il materiale si distribuisce su una porzione di territorio deserta. E se i fenomeni di fusione e di crolli sono comuni nei ghiacciai dell’arco alpino, va sottolineato che in ogni caso i ghiacciai italiani monitorati costantemente sono soltanto 2, lungo il dorsale italiano del Monte Bianco: si parla dei ghiacciai Planpincieux e Grandes Jorasses, tenuti sotto controllo per via della loro posizione giudicata rischiosa rispetto a una sottostante strada provinciale e a dei centri abitati. Gli altri 903 ghiacciai italiani, invece, non hanno alcun reale monitoraggio quotidiano. Lo scioglimento dei ghiacciai è ormai un reale problema per l’uomo e l’ambiente, una delle più temute conseguenze dei cambiamenti climatici negli ultimi decenni.

Se ne è ampiamente discusso anche alla Cop26, la conferenza sul clima tenutasi recentemente a Glasgow. In particolare, i dati raccolti negli ultimi decenni, tra cui le immagini satellitari del “prima e dopo” sulla conformazione dei ghiacciai sulla Terra, evidenziano un’accelerazione mai registrata prima nello scioglimento dei ghiacciai, con un picco preoccupante negli ultimi 10 anni causato dal continuo aumento delle temperature. Gli esperti parlano infatti di un’emergenza inarrestabile e sempre più veloce che necessita di essere controllata per evitare nel breve termine disastri ambientali e climatici di grandi dimensioni. Non si tratta solo dell’aumento del livello del mare legato allo scioglimento dei Poli Artico e Antartico ma anche della progressiva perdita dei ghiacciai montani, un’importante fonte di acqua dolce per l’uomo e per le numerose specie di animali e piante che fanno parte degli ormai fragili ecosistemi di Alpi, Appennini, Pirenei e di tutte le più importanti catene montuose nel mondo. Le tremende inondazioni che negli ultimi anni hanno colpito molti paesi in tutto il mondo così come la progressiva carenza di acqua dolce o la preoccupante fragilità di animali e piante montani a rischio di estinzione, sono solo alcuni assaggi del catastrofico futuro che ci attende se lo scioglimento dei ghiacciai non dovesse frenare. I ghiacciai sono sistemi in continuo movimento e mutamento che però hanno potuto mantenere per secoli una conformazione “stabile” grazie all’equilibrio sulla loro superficie tra il ghiaccio che si scioglie con l’aumento delle temperature e quello che si riforma con il gelo.

Si tratta delle aree interne e più profonde dei ghiacciai che si distinguono per l’insensibilità all’aumento delle temperature ad esempio d’estate. In pratica nella zona di accumulo l’acqua rimane sempre ghiacciata nonostante il caldo estivo. Queste zone di accumulo infatti rendono i ghiacciai perenni non solo ai Poli ma anche nei più grandi ghiacciai montani. Negli ultimi decenni, i tanto discussi cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo l’ambiente e la vita sulla Terra hanno causato anche il progressivo scioglimento dei ghiacciai. In particolare: l’aumento delle temperature terrestri; I ghiacciai rappresentano una delle più grandi riserve di acqua dolce ma regolano anche il livello del mare e le caratteristiche degli oceani, in particolare le maree e il loro habitat. Tutto ciò determina le importanti conseguenze a cui si va incontro con il sempre più veloce aumento dello scioglimento dei ghiacciai.

I ghiacciai sono la più grande riserva di acqua dolce nel mondo. In particolare, i ghiacciai montani non solo alimentano le falde sotterranee ma rappresentano la fonte idrica delle specie animali che abitano le alte quote. Infatti, le conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai montani sono già una realtà che testiamo ogni giorno. È ampiamente noto che le riserve idriche infatti stanno diminuendo con il progressivo aumento della temperatura e il ritiro di ghiacciai importanti, come quelli di Alpi e Appennini. Lo scioglimento dei ghiacciai determina l’immissione nell’ambiente marino di notevoli quantità di acqua dolce che altera nel tempo l’habitat per molte specie marine, contribuendo così alla loro estinzione. Nei ghiacciai sono imprigionate specie virali, batteriche e fungine antiche e poco note. I ghiacciai infatti rappresentano per i virologi un mondo di microrganismi da scoprire e analizzare ma anche un potenziale accumulo di microrganismi non noti dannosi per l’uomo.

Lo scioglimento dei ghiacciai, quindi, rappresenta anche un elevato rischio sanitario di nuove pandemie difficili da gestire. Si può iniziare a limitare tali conseguenze con azioni condivise per ridurre l’effetto serra, la causa dei cambiamenti climatici e quindi dello scioglimento dei ghiacciai. In particolare, si tratta di azioni che possono ridurre i gas serra, non solo la CO2, aiutando a limitare a 1,5°C l’aumento della temperatura globale, l’obiettivo condiviso dai rappresentanti delle nazioni partecipanti alla Cop26. Oltre alle grandi azioni che coinvolgono l’industria e i trasporti su larga scala, ci sono delle attività che ognuno di noi può fare per portare il suo contributo: Ridurre le emissioni di CO2 e di altri gas serra ottimizzando i consumi energetici attraverso la riduzione degli sprechi, ad esempio scegliendo elettrodomestici a basso consumo e le luci LED; orientarsi sempre più all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia;incentivare la mobilità sostenibile tra la sempre maggior accessibilità a mezzi a basso impatto ambientale come le auto ibride o completamente elettriche o l’utilizzo di bici per gli spostamenti urbani; abbattere la CO2 dovuta ai trasporti prediligendo il chilometro zero nella scelta di prodotti, alimenti o servizi. Si tratta di semplici gesti quotidiani che possono fare la differenza e che sono alla portata di tutti. L’acqua del rubinetto a quella in bottiglia di plastica, ognuno di noi può iniziare a fare la differenza!