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Piazza Garibaldi, la gabbia della discordia

La recente comparsa di una costruzione metallica in Piazza Garibaldi ha incuriosito l’opinione pubblica: l’opera di Ettore Marchi nata, come lui stesso ha raccontato in un’intervista circolata sul web, grazie alla semplice richiesta al Comune – evidentemente accolta – di un’area da deputare all’installazione, costituirebbe un luogo nel quale far esporre talenti locali e diffondere la cultura. Taranto si ritroverebbe, così, un elemento di arredo urbano senza che sia stato espletato alcun concorso pubblico.

Nella stessa Piazza in cui, ai tempi dell’amministrazione Di Bello, veniva eretta una cassa armonica con l’intento di riportare l’area al suo aspetto ottocentesco, senza tener conto che la storia ce l’aveva restituita senza. Di esempi analoghi se ne potrebbero fare tanti e tutti caratterizzati dal deficit culturale delle amministrazioni che sembrano considerare la città il salotto di casa propria, arredandolo come meglio credono quando, in genere, le questioni relative all’arredo urbano andrebbero prese, se non tramite bando pubblico, almeno attraverso il concerto di un team di esperti (architetti, urbanisti, storici e critici d’arte) chiamato a valutare attentamente – e a lungo – i progetti presentati o gli interventi da fare. Imbarazza, in circostanze come queste, sentire ancora polemiche sulle qualità estetiche della fontana di Nicola Carrino in Città Vecchia, opera di un artista riconosciuto a livello internazionale, con importanti progetti alla base che, se pur realizzati solo parzialmente, sottendevano uno studio più ampio tanto dell’area in cui sarebbe sorto quanto del particolare momento storico in cui veniva chiamato ad operare.

E sanguina la ferita ancora aperta dell’invalidazione del concorso per il monumento a Paisiello, vinto nel 1957 da Nino Franchina con una scultura astratta – un’opera figlia dei suoi tempi – che suscitò l’apprezzamento dei maggiori critici dell’epoca, su tutti Lionello Venturi, ma non degli amministratori locali. Possiamo solo e amaramente immaginare cosa sarebbe stata la storia artistica di Taranto se oggi, al posto del monumento scolpito da Pietro Canonica, ci fosse stato quello del Franchina.