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Ilva, ecco i soldi. A Genova

Un investimento di circa 6-8 milioni di euro entro il 2016 per l’adeguamento della linea 4 della zincatura che dovrebbe portare al riassorbimento di 80-100 lavoratori dell’Ilva di Cornigliano dei 750 oggi in solidarietà.

È questo l’impegno che il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Laghi ha preso  nella Prefettura del capoluogo ligure, insieme ai colleghi Corrado Carruba e Piero Gnudi nell’ambito del collegio di vigilanza sull’accordo Ilva. L’incontro era stato convocato dal prefetto Fiamma Spena sul futuro dello stabilimento.

«Riteniamo che Genova sia strategica per Ilva e che quindi possono essere attivati una serie di investimenti compatibilmente con le risorse a disposizione che diano sempre maggiore centralità allo stabilimento di Cornigliano», ha detto Laghi, a Genova insieme ai colleghi Piero Gnudi e Corrado Carruba per il collegio di vigilanza, spiegando che «l’investimento per la linea di zincatura sarà completato certamente entro il 2016». L’incontro durato circa due ore ha visto la partecipazione delle istituzioni locali con il sindaco Marco Doria, il vicesindaco Stefano Bernini e l’assessore Emanuele Piazza per il Comune di Genova. Per la Regione Liguria era presente l’assessore allo sviluppo economico Edoardo Rixi. Sull’altro investimento importante chiesto dai sindacati e dalle istituzioni locali quello relativo alla banda stagnata e che vale circa 120 milioni di euro Laghi ha detto che si tratta di un investimento che «si sta studiando ma il volume di investimenti necessario per tutto il gruppo è molto ingente, quindi occorre muoversi con gradualità a partire dalle risorse a disposizione».

Genova sorride, insomma, mentre Taranto si interroga con molta preoccupazione sul futuro, in ragione anche delle pesantissime perdite che registra lo stabilimento ionico. 

Nei giorni scorsi, proprio da Genova si erano levate proteste perchè i fondi statali previsti per l’Ilva non andassero solo in Puglia, ma anche in Liguria.

Entro fine mese poi, come noto, vanno ottemperate le ‘prescrizioni’ della Procura per l’Altoforno 2, che altrimenti potrebbe essere posto nuovamente sotto sequestro.  I sigililli erano già scattati lo scorso 8 giugno con la morte dell’operaio Alessandro Morricella, deceduto in maniera incredibile a soli 35 anni mentre svolgeva il proprio lavoro, travolto da una fiammata violenta e da ghisa liquida ad elevatissime temperature. Da qui si è andando a scatenare il dibattito tra diritto al lavoro e diritto alla tutela della salute, due principi cardini sanciti dalla nostra carta Costituzionale.

Il governo Renzi, con decreto aveva però sospeso il sequestro dell’impianto, che di fatto non è mai stato chiuso, così il procuratore aggiunto Pietro Argentino ed il suo sostituto Antonella De Luca nell’emettere il provvedimento avevano sottolineato come a distanza di tre mesi dalla drammatica morte la struttura non era stata messa in sicurezza.