x

x

Sono 2943 gli stranieri che hanno scelto di vivere a Taranto

La strage di Parigi favorisce, in questi giorni, riflessioni e dibattiti sulla convivenza tra culture diverse.

Un fenomeno che sfiora appena Taranto. Vediamo, infatti, in che modo è cambiato il volto della città in poco più di un decennio. I dati dell’Ufficio Anagrafe incrociati con quelli elaborati dall’Istat, dal 2002 ad oggi, ci permettono di ricostruirne la fisionomia così come appare oggi, mentre il processo che ha trasformato la città in senso multietnico è ancora in corso.

Dal 2002 ad oggi i flussi migratori, negli anni sempre più intensi, hanno fatto crescere il numero di cittadini provenienti da altri paesi, un dato che ha raggiunto le sue punte più elevate tra il 2009 e il 2011, per poi viaggiare a velocità costante negli anni successivi. Oggi a Taranto quasi l’1,5% della popolazione complessiva, pari a 201.262 abitanti, proviene da altri paesi dell’Unione Europea, e spesso da altri continenti. Se presentassimo questi dati attraverso un diagramma circolare, quello che solitamente chiamiamo grafico a torta, la fetta corrispondente al numero dei cittadini stranieri che si sono stabiliti a Taranto sarebbe piuttosto piccola. Tuttavia, seppure in proporzioni ridotte, le comunità estere sono presenti sul nostro territorio, nella maggior parte dei casi ottimamente integrate.

E’ ben rappresentata la comunità asiatica, con 865 persone, e un buon equilibrio tra i due sessi. Sul numero totale, 415 sono maschi e 450 femmine. Provengono per lo più dallo Sri Lanka, dalla Cina e dalla Russia. Ma il numero che più degli altri influisce sul totale della popolazione iscritta all’Anagrafe è quello corrispondente ai cittadini provenienti dagli altri paesi dell’Unione Europea: 1143 persone, di cui 263 maschi e 880 femmine. Una sproporzione vistosa tra i due sessi che andrebbe indagata più a fondo, per comprenderne le ragioni sociali. Il paese comunitario più presente a Taranto è senza dubbio la Romania, con 192 maschi e 660 femmine, per un totale di 852 persone. Dopo i romeni, i più rappresentati sono i polacchi, anche se decisamente meno numerosi dei primi: 19 maschi e 118 femmine, per un totale di 137 individui. Dal resto dell’Europa, intesa come continente, in questo caso, e non come realtà politica, provengono altre 504 persone. Si tratta per lo più di albanesi, moldavi e ucraini.

Trecentodiciannove sono invece gli africani che vivono nel capoluogo jonico, di cui 243 sono maschi e 76 femmine. In questo caso, a differenza di quel che accade per i paesi dell’Unione Europea, il numero degli uomini presenti prevale su quello delle donne, nettamente inferiore. Gli Stati dell’Africa più rappresentati a Taranto sono il Gambia, il Marocco, la Nigeria, il Senegal, la Tunisia e, in minima parte, anche l’Eritrea. Infine contribuiscono, anche se in pochissimi, a far crescere la popolazione tarantina anche statunitensi, cubani e brasiliani, oltre che persone provenienti da altre zone dell’America del Nord e del Sud. Ricapitolando, gli stranieri iscritti all’Anagrafe sono quindi in totale 2943, di cui 1079 sono maschi e 1864 femmine. La popolazione tarantina è piuttosto equilibrata con 95.867 maschi e 105.395 femmine.

Dal 2002 ad oggi si sono registrati bilanci con saldi positivi tra nascite e decessi solo nel 2004 e nel 2008, mentre nel 2013 e nell’anno seguente il dato relativo alla popolazione totale era leggermente più alto di quello registrato al 31 agosto di quest’anno. Siamo quindi di meno e siamo anche più vecchi. Dal 2002 ad oggi, infatti, è cresciuta l’eta media della popolazione: dai 38,9 anni del 2002 ai 43,1 di oggi. Per quel che riguarda la natalità, c’è stato un incremento del suo indice nel 2009, ma negli ultimi tre anni le nascite sono diminuite per raggiungere livelli inferiori a quelli registrati nel 2002. Un dato che non conforta se si tiene conto anche della mortalità, il cui indice nel 2002 equivaleva a 7,4. Indice che lo scorso anno ha toccato il 9,1. Una popolazione, quella tarantina, un po’ più vecchia e meno feconda degli anni passati, in compenso però più ricca dal punto di vista etnico.