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Bimbi uccisi dalle mafie. Solo a Taranto quattro vittime

Deprivati di una vita dignitosa e delle opportunità per sviluppare i propri talenti, anche a causa della crescente illegalità di cui sono vittime dirette e indirette. E’ la condizione sperimentata da centinaia di migliaia di minori in Italia documentata nel 6o Atlante dell’Infanzia (a rischio) “Bambini senza. Origini e coordinate delle povertà minorili”, di Save the Children – l’Organizzazione internazionale indipendente dedicata dal 1919 a salvare i bambini e difenderne i diritti.

Migliaia di minori pagano un prezzo altissimo all’illegalità e corruzione che pervade i territori in cui vivono: almeno 85 i bambini e adolescenti incolpevoli uccisi dalle mafie dal 1896 ad oggi – come racconta la prima mappa realizzata in base ai dati forniti dall’associazione Libera – di cui 8 in Puglia (4 nella sola Taranto), e molti di più coloro che hanno assistito all’uccisione di familiari, ritrovatisi orfani o ades-cati e arruolati giovanissimi nelle file della criminalità organizzata. 546.000 gli under 18 in Italia – il 5,4% della popolazione 0-17 anni – nati e cresciuti in uno dei 153 comuni sciolti per mafia negli ultimi 17 anni (mappa dei Minori senza Consigli e Nascere nella Locride), soprattutto al Sud, ma anche al Centro e Nord Italia. Il Mezzogiorno ha anche uno dei più alti numeri di famiglie con minori che considerano molto presente il problema del rischio criminalità nella zona in cui abitano. Il 33,5% dei genitori al Sud, infatti è preoccupato per l’ambiente in cui vivono propri figli.

La Puglia in particolare, ha indici abbastanza importanti di presenza mafiosa con dei picchi in alcune province (27,86% a Bari; 15,83% a Foggia; 13,15% a Brindisi; 9,42% a Taranto; 8,14% a Lecce). Una deprivazione di possibilità, stimoli e opportunità che si riflette anche nelle scarse performance scolastiche: in Puglia 1 alunno di quindici anni su 4 non raggiunge il livello minimo di competenze in matematica (26,3%) e quasi 1 su 5 in lettura (16,7%) (mappa sul deficit di competenze).

In Puglia solo 16% dei bambini (su una media nazionale di 31,6 %), che frequenta la scuola primaria, ha il tempo pieno a scuola e in oltre la metà degli istituti scolastici principali (53%) manca il servizio mensa.

Come racconta la mappa dei “bambini senza”, nel Mezzogiorno circa 1 bambino su 20 non può contare su due paia di scarpe l’anno (di cui almeno uno utilizzabile in ogni stagione) e circa 1 su 10 non riceve un pasto proteico al giorno. Più di 1 su 10 vive in famiglie che non possono permettersi di invitare a casa i suoi amici, 1 su 7 non può festeggiare il suo compleanno, avere abiti nuovi, 1 su 8 non può andare in gita con la sua classe, mentre 1 su 6 non può permettersi di acquistare altri libri oltre a quelli scolastici. Quasi 1 su 4 non ha la possibilità di frequentare attività extrascolastiche (musica, sport, ecc), quasi 1 su 2 di trascorrere almeno una settimana di vacanza lontano da casa.

Sono poi oltre 500.000 i giovani (15-29 anni) che, dal 2002 al 2013, hanno deciso di trasferirsi al Nord per trovare lavoro e condizioni di vita migliori. Uno dei dati più alti è proprio quello della Puglia con 100.807 ragazzi, per la gran parte laureati che sono andati via dalla regione (mappa Se ti laurei ti cancelli), al terzo posto dopo la Campania (160.983) e la Sicilia (123.968).

E tra le numerose ferite che affliggono l’infanzia in Italia, l’Atlante documenta il clima di violenza nel quale crescono troppi bambini, che segna il loro rapporto con la città e il quartiere, la relazione con i coetanei (per i fenomeni di bullismo e di discriminazione), la vita in casa: si stimano in circa 400 mila i minori vittime di violenza assistita dentro le pareti domestiche.