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Navi da crociera? Si può

Il porto di Taranto, le sue innegabili potenzialità. La rada di Mar Grande si schiude davanti all’osservatore posto in uno dei tanti balconi e terrazzi che guardano a sud dai lungomari di Taranto, prima e dopo il Ponte Girevole.

Incontriamo il vicepresidente dello Ionian Shipping Consortium Arcangelo Santamato proprio in una di queste postazioni.

Siamo al cospetto del Castello Aragonese, le Cheradi chiudono la grande rada, sulla sinistra la stazione navale della Marina Militare e sulla destra prima il molo Sant’Eligio e poi i moli commerciali e industriali disegnano un porto davvero poliedrico.
“Sì – dice Santamato – l’aggettivo giusto e da non utilizzare soltanto per il famoso molo ma per tutto il nostro porto è proprio ‘polisettoriale’. Le possibilità che offre il nostro sistema portuale sono evidenti e uniche. Dietro i moli un grande sistema infrastrutturale che raggiunge quell’intermodalità trasportistica necessaria per fare di Taranto il vero grande hub a disposizione dei traffici commerciali e dello sviluppo dell’Italia meridionale. Inoltre, con la piattaforma logistica che nei prossimi giorni verrà inaugurata si raggiungerà anche l’obiettivo di far diventare funzionale allo sviluppo la vastissima retroportualità che resta uno dei valori aggiunti della nostra offerta”.

In questo porto l’Isc è riuscito in pochi mesi a immettere aria respirabile in un contesto che rischiava l’asfissia. Dieci aziende, più di quaranta operatori che lavorano assieme per le operazioni tipiche della movimentazione portuale assicurando professionalità e innovazione. Un porto abituato a interloquire con una clientela esigente e che sposta numeri importanti. È il caso del colosso siderurgico, l’Ilva. Al vicepresidente Santamato chiediamo come Isc si connette alla “nuova Ilva” quella commissariata?
“Ad Ilva abbiamo presentato il meglio nel settore degli operatori marittimi. Tradizione e innovazione quì si fondono offrendo, in un clima di legalità e trasparenza, performance di assoluto livello e lungimiranza. Quì il passato è davvero passato e con la nuova Ilva è nato un rapporto di collaborazione e rispetto dei ruoli che non può che far bene a un territorio non sempre valutato per il suo valore oggettivo. Va riconosciuto alla gestione commissariale il tentativo di rapporti nuovi, fluidi e dignitosi con gli operatori locali smentendo anche luoghi comuni o presagi negativi. Oggi la competizione, che guarda soprattutto alla qualità, finalmente sembra prevalere sulla concorrenza, che guarda solo ai costi, e la cosa non può che rallegrarci”.

Ma prima parlavamo di poliedricità e di polisettorialità, come sviluppare in concreto questi aggettivi per il Porto di Taranto?
“Un porto va offerto ai possibili utilizzatori. Il nostro è un Porto davvero unico e non vi sembri ripetitivo quanto sto per dire, ma non approfittare della vasta rada di Mar Grande sarebbe davvero sbagliato. Immaginate, questa rada può ospitare ancorate tre grandi navi da crociera. Come dissi in piena estate, senza grandi drammi organizzativi  migliaia di turisti approderanno con tranquillità al Canale Navigabile salendo dalla spettacolare scalinata e ritrovandosi, uscendo dal Castello Aragone-se, in Piazza Municipio nel cuore di Taranto. Il tutto in maniera complementare al mirabile progetto dell’Autorità Portuale di portare i grandi Yacht in Mar Piccolo alla Stazione Torpediniere. Isc è in contatto concreto e risolutivo con grandi operatori del settore e fra un anno tutto potrebbe diventare realtà. Non posso, per ora, dire altro. Un po’ per scaramanzia e un po’ per non scoprire tutte le carte. Capitemi”.