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Appalti pilotati a Roccaforzata, i retroscena dell’inchiesta che ha portato il Sindaco ai “domiciliari”

Cinque indagati a piede libero
Il Palazzo di Città di Roccaforzata

ROCCAFORZATA – Appalti pilotati: agli arresti domiciliari il sindaco di Roccaforzata, il 41enne Roberto Iacca, e un cinquantanovenne già noto alle forze dell’ordine. Cinque gli indagati a piede libero tra cui due consiglieri comunali di maggioranza e tre imprenditori. Sono ritenuti responsabili a vario titolo di tentata concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, incendio, indebita percezione del reddito di cittadinanza.

I provvedimenti restrittivi emessi dal gip Giovanni Caroli su richiesta del procuratore aggiunto Maurizio Carbone e del sostituto procuratore Francesco Ciardo sono stati notificati, ieri all’alba, dai poliziotti della Squadra Mobile. Le indagini degli investigatori della Questura, diretti da Fulvio Manco, hanno preso avvio quando, nell’ambito di altre indagini, i poliziotti hanno raccolto indizi relativi ad una presunta trattativa riguardante l’assegnazione di una serie di appalti pubblici tra il sindaco ed un’azienda locale che si sarebbe potuta aggiudicare i lavori grazie all’intercessione di un “amico” comune, il 59enne arrestato insieme al primo cittadino. Gli accertamenti successivi avrebbero fatto emergere l’esistenza di una costante presenza nella vita dell’amministrazione del 59enne, il quale, secondo gli investigatori, orbiterebbe in circuiti criminali di alto profilo.

Secondo l’accusa il 59enne sarebbe stato capace di manovrare le scelte politico-amministrative dell’ente comunale, con un apparente rapporto “simbiotico” con il sindaco, tanto da aver ingenerato intolleranza nei dipendenti comunali e in alcuni consiglieri comunali che avrebbero mal sopportato la sua costante presenza in quegli uffici. Il 59enne ed uno degli indagati a piede libero sono ritenuti responsabili anche del reato di incendio per aver appiccato il fuoco all’autovettura di un altro consigliere comunale reo di essersi opposto al primo cittadino e di aver criticato il rapporto che intercorreva tra il sindaco e il 59enne. Secondo l’accusa diversi sarebbero stati i flussi di denaro registrati da società agganciate al 59enne in favore della società del sindaco.

Il 59enne sarebbe stato coinvolto in qualsiasi decisione amministrativa che potesse avere una qualunque utilità economica, inducendo ripetutamente il sindaco a strumentalizzare la propria carica e i propri poteri per far ottenere al primo diverse utilità. A supportare l’ipotesi investigativa vi sarebbero alcuni episodi registrati dalle indagini. Tra questi, la tentata induzione indebita di due imprenditori per la realizzazione dei lavori pubblici di ristrutturazione di un campanile del valore di 50mila euro già approvato con determina: il 59enne avrebbe fatto da intermediario e il sindaco avrebbe fornito agli imprenditori le informazioni necessarie per essere invitati formalmente alla contrattazione, facendo visionare preventivamente il progetto già approvato e cercando di ottenere quale contropartita la promessa dell’assunzione nell’azienda da parte degli imprenditori di una persona a lui vicina.

I due sarebbero anche responsabili di tentata concussione per aver rappresentato e tentato di costringere un imprenditore, interessato alla gestione del campo sportivo, ad affidare gli spazi pubblicitari al 59enne. Altra ipotesi di tentata concussione (non realizzata per il rifiuto della vittima) sarebbe ravvisabile nel proporre allo stesso imprenditore la gestione del parco pubblico a fronte di un canone mensile e che tale affidamento fosse subordinato alla condizione che le attrezzature necessarie per la ristrutturazione le avrebbe dovute fornire il 59enne. Ancora, sarebbero responsabili del reato di induzione indebita per aver indotto il responsabile commerciale di un’azienda appaltatrice della raccolta rifiuti (indagato) ad assumere il figlio della compagna del 59enne con un contratto a lavoro parziale ed indeterminato. Infine il 59enne ed un altro indagato a piede libero sarebbero responsabili anche del reato di indebita percezione del reddito di cittadinanza.