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Taranto piange l’ennesima vittima sul lavoro. Una contabilità terribile

A perdere la vita un uomo di 53 anni originario di Sava
Ambulanza del 118

Una nuova tragedia sul lavoro a Taranto. Un incidente terribile, quello che ha portato alla morte di un uomo di 53 anni originario di Sava che stava lavorando – nella mattina di venerdì 5 agosto – nel capoluogo ionico, in un capannone in via D’Annunzio, dove di fatto inizia la grande zona industriale di Taranto.

A quanto si è appreso, l’operaio dipendente di una ditta metalmeccanica stava lavorando con un flex quando l’attrezzo, di cui aveva perso il controllo, gli ha ferito una gamba recidendogli l’arteria femorale. Un taglio fatale, nonostante gli immediati soccorsi. L’emorragia, violentissima, non ha dato scampo: il lavoratore è deceduto in ambulanza, durante il trasporto in ospedale. Sul luogo della tragedia sono arrivati gli ispettori dello Spesal ed i carabinieri: si vuole infatti accertare l’esatta dinamica di quanto accaduto e stabilire se ci siano eventuali responsabilità.

Quella delle morti sul lavoro rimane, ad ogni buon conto, una grave emergenza sociale. Lo scorso 28 aprile – Giornata nazionale per la sicurezza sul lavoro – a Bari si è tenuto il seminario “Diffondere salute e sicurezza in edilizia e in agricoltura”, promosso dalla direzione regionale Inail e da Inca, il patronato della Cgil. Una contabilità terribile quella emersa in Puglia, nel 2021, sul versante della sicurezza, con oltre 24.000 infortuni di cui 97 mortali. Nel corso del seminario, inoltre, sono stati diffusi i dati relativi alle province pugliesi. Nel Tarantino, gli infortuni mortali sono raddoppiati: 16, nel 2021, contro gli 8 del 2020. Da gennaio a dicembre 2021 in tutta il territorio pugliese si sono registrate 21.167 denunce di infortunio sul lavoro e 3.336 nel tragitto da e per la propria abitazione rispetto all’attività lavorativa. Nella provincia di Taranto nel 2021 le denunce sono state 3.422 (erano 3.276 nel 2020). Riguardo alle malattie professionali, nel 2021 nella provincia ionica quelle registrate sono state 1.550, su un totale di 4.258 in Puglia.

«Sebbene ci siano segnali evidenti di ripresa economica, ci sono altrettanti segnali di disattenzione per il fenomeno infortunistico» le parole pronunciate in quell’occasione da Giuseppe Gigante, direttore regionale Inail Puglia. «I lavoratori sono da sempre chiamati a pagare il prezzo più alto delle ripartenze: ricordiamo che negli anni del boom economico, gli anni ‘60, si verificavano una media di 4.600 infortuni mortali annui, un contributo di sangue che era ritenuto necessario per la crescita e modernizzazione del Paese. Oggi questo principio non è minimamente tollerabile. Sappiamo – ha evidenziato – come il problema sia estremamente complesso. I bonus fiscali in campo dell’edilizia hanno portato, ad esempio, sicuri vantaggi in termini economici, ma anche tanta improvvisazione a scapito della sicurezza: non c’è formazione, non c’è confronto con organizzazioni datoriali e sindacali che anzi vengono viste come un ostacolo alla ripresa. Non credo che questo sia il modo giusto di ripartire. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per tutti»