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Ferie e “cassa”, Fiom chiede audizione

Il caso dell'ex Ilva
L'ex Ilva

«In data 20 luglio la Fiom Cgil ha inoltrato, unitamente a Fim e Uilm, un esposto per richiedere l’intervento del Itl per mettere fine alla gestione scellerata dell’ammortizzatore sociale da parte di Accierie d’Italia che, unilateralmente, trasforma le ferie estive programmate in cassa integrazione, così come denunciato nello stesso esposto (di cui si allega copia). Tale problematica era stata ribadita, dalla Fiom Cgil, anche in occasione dell’audizione del 27 luglio, nel corso della quale era stata evidenziata la strategia che avrebbe messo in atto Accierie d’Italia nei confronti dei lavoratori. Purtroppo, quanto già denunciato si è puntualmente verificato. Infatti, gli stessi lavoratori, in data 11 agosto ’22, hanno constatato, attraverso il portale di Acciaierie d’Italia, consultando le buste paga e i cedolini della mensilità di luglio, che l’azienda ha indebitamente sostituito le ferie programmate con la cassa integrazione».

Così Giuseppe Romano e Francesco Brigati, della segreteria provinciale Fiom Cgil Taranto, nell’annunciare un nuovo esposto sul tema delle ferie convertite in cassa integrazione. Continuano Romano e Brigati: «È indispensabile ricordare che non siamo di fronte ad una sospensione totale dell’attività lavorativa, ovvero nell’ipotesi di Cig a zero ore, circostanza nella quale non è obbligatorio il recupero delle energie psico-fisiche. Infatti, l’azienda ha applicato la sostituzione delle ferie programmate in cig al personale al quale è applicata esclusivamente una Cig parziale, ovvero ai lavoratori che operano su degli impianti e/o reparti attualmente operativi e che svolgono una rotazione della cassa integrazione, condizione che obbliga il datore di lavoro a garantire al lavoratore il ristoro psico-fisico correlato all’attività svolta.

Pertanto, la trasformazione dei giorni di ferie in cig ai lavoratori, peraltro avvenuto in maniera unilaterale, non trova alcuna spiegazione logica anche con particolare riferimento al recupero psico-fisico, che non può essere deciso unicamente dall’azienda, e non garantisce di fatto quanto previsto dalle normative vigenti. In uno stabilimento siderurgico a ciclo integrale, ad alto rischio di incidente rilevante, chi decide se il lavoratore può rinunciare al recupero psico – fisico? Sulla base di quale indicatore? ? È stato coinvolto il medico competente? È stato valutato il rischio stress lavoro correlato, con specifico riferimento alle problematiche evidenziate? Per tali ragioni, avendo a disposizione le buste paga dei lavoratori a cui sono stati sostituiti i giorni di ferie, i permessi ex legge 104 e donazione sangue, in Cigs, si richiede una audizione per fornire ulteriori dettagli e integrare quanto già precedentemente dichiarato e verbalizzato, sia tramite denuncia che nel corso dell’audizione del 27 luglio»