x

x

A Trieste prove tecniche di “nuova Ilva”

Un filo rosso che unisce Taranto e Trieste.

Un filo d’acciaio, o un filo di veleno, che semina ‘malattia e morte’, come si leggeva nella celebre ordinanza del gip Todisco? Per capire cosa accade qui, a Taranto, sede della più grande acciaieria d’Europa, forse bisogna salire a nord. «Per la seconda volta nel giro di pochi mesi, gli abitanti di Trieste scendono in piazza per la chiusura dell’area a caldo della Ferriera e contro gli accordi della presidente Debora Serrachiani con il gruppo Arvedi, proprietario dell’impianto siderurgico» dicono i responsabili del Comitato 5 Dicembre, nato per “risolvere il grave problema di Salute Pubblica legato alla Ferriera di Servola”, l’acciaieria triestina.

«La prima cosa fondamentale da capire – continua la nota – è che la Ferriera non è una questione locale (chi continua a parlarne in questi termini fa pericolosa disinformazione): è una partita molto più grossa. L’impianto poteva anzi doveva essere chiuso qualche anno fa, ma è stato resuscitato: perché? Perché rappresenta un esperimento di risanamento che secondo i piani stabiliti dovrebbe servire ad uno scopo preciso: diventare un esempio da seguire e la chiave per acquistare e resuscitare quel mostro molto più grande che è l’Ilva di Taranto».

Ecco il punto, quindi. «Il Governo Renzi – continuano quelli del comitato ambientalista – vuole che l’Ilva resti in mani italiane e caldeggia la formazione di una super-cordata di grossi imprenditori capitanati da Del Vecchio (Luxottica) e Arvedi. Il Cavalier Arvedi è una figura cardine: produttore di acciaio e “profeta” di qualcosa che potrebbe fare la differenza, cioè la presunta soluzione per rendere questa siderurgia vecchia e inquinante compatibile con il tessuto urbano. Servola e Trieste stessa sono diventate il campo di un esperimento voluto da politica e imprenditoria: se Arvedi riuscisse a dimostrare di aver risanato Servola sarebbe fatta. Il Governo farebbe intervenire la Cassa Depositi e Prestiti per permettere alla super-cordata di comprarsi (coi soldi nostri) l’Ilva e resuscitarla. Renzi potrebbe a questo punto provare a fare bella figura in Europa, il tutto sempre naturalmente sulla pelle e sulla salute dei cittadini paganti».

Congetture? Che a Palazzo Chigi si preferiscano Arvedi – e il partner turco Erdemir, siderurgico la cui propretà è riconducibile alle forze armate di Ankara – a Arcelormittal/Marcegaglia è certo. Ma dalle parole del Comitato 5 Dicembre emerge anche come il risanamento della Ferriera sia al momento solo sulla carta. «Quanto circola in questi giorni – ancora – in merito al risanamento della Ferriera di Trieste è falso. Lo abbiamo vissuto in questi mesi del 2016 sulla nostra pelle, o meglio nei nostri polmoni e nelle nostre orecchie, l’inquinamento, anche quello acustico, non è mai cessato. I cittadini di Trieste vengono continuamente avvelenati da sostanze cancerogene in quanto i lavori di messa in sicurezza dell’impianto di Trieste non hanno avuto effetto: nella provincia di Trieste l’incidenza dei tumori alle vie respiratorie è tra le più alte in Italia e la qualità della vita delle persone è fortemente compromessa».

«Ecco perché – concludono – domenica 22 maggio i triestini scenderanno in piazza a migliaia per smascherare questa bugia di fronte a tutta l’italia e a mostrare che Trieste soffre ma lotta e non molla mai! Da questo Stato italiano che finisce sotto processo a Strasburgo per non aver protetto la salute degli abitanti di Taranto, Chiudiamo l’area a caldo di Servola. Sabotiamo questo piano. Impediamo che l’incubo colpisca di nuovo anche Taranto!»