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Truffa dell’acciaio, due arresti eccellenti

Avrebbero messo su il sistema delle società “cartiere” per frodare il fisco nella vendita dell’acciaio.

La Guardia di Finanza ha messo agli arresti domiciliari un noto imprenditore di Cremona, l’ottantunenne Luigi Fantini e un ragioniere tarantino, il cinquantatreenne Giuseppe Galatino, amministratore di una società di servizi contabili aziendali. Indagate a piede libero altre sette persone tra le quali un altro tarantino. All’imprenditore le Fiamme Gialle dirette dal colonnello Gianfranco Lucignano hanno sequestrato beni per un milione e 700mila euro. I provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal gip del tribunale di Taranto, dottor Pompeo Carriere su richiesta del sostituto procuratore, dott.ssa Filly Di Tursi.

Secondo gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria guidati dal tenente colonnello Renato Turco, Fantini e Galantino sarebbero al vertice del gruppo che avrebbe truffato il fisco nel commercio di rotoli di acciaio attraverso società cosiddette “cartiere” e cioè esistenti formalmente ma non operative. Nel corso delle indagini è emerso che Fantini dopo aver acquistato i coils da tre aziende con sede in Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, (tra i suoi fornitori anche Giovanni Arvedi, dato come grande favorito nell’acquisizione dell’Ilva) avrebbe rivenduto i rotoli di acciaio utilizzando fatture false prodotte dalle società che operavano solo sulla carta presso la sede della società di servizi contabili del ragioniere tarantino Giuseppe Galantino.

In pratica secondo l’accusa i trasporti dei rotoli di acciaio partivano accompagnati dai documenti di viaggio, di fatto regolari, emessi dalle società venditrici ma nel corso del tragitto e nelle immediate vicinanze dei depositi delle varie ditte destinatarie, i documenti venivano distrutti dai trasportatori, verosimilmente compiacenti, e sostituiti con le fatture false prodotte dalle società “cartiere”. Grazie alle sostituzioni cartacee veniva nascosta ai clienti finali l’effettiva provenienza delle merci e, nello stesso tempo, veniva consentito all’impresa di Fantini, intermediaria di fatto dell’illecita manipolazione documentale, di tutelare in modo velato il proprio interesse economico. In tal modo, infatti, le ditte che acquistavano l’acciaio intestavano, a loro insaputa, i bonifici bancari alle società “cartiere” e il ragioniere del gruppo provvedeva a riscuotere i bonifici e a rimetterli in denaro contante all’imprenditore. Il sistema truffaldino avrebbe così consentito a Fantini con la complicità di Galantino una evasione fiscale per un milione e 700mila euro.

Il gip ha quindi disposto un sequesto per equivalente di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie nei confronti della società cremonese. A quanto pare l’anziano imprenditore dell’acciaio si sarebbe accorto di essere finito nel mirino della Finanza e avrebbe convocato una riunione con i suoi collaboratori per decidere il da farsi. Non sapeva, però che quell’incontro in quel momento veniva ripreso dalle videocamere degli investigatori delle fiamme gialle.