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Caso Ilva, chi rema contro?

C’è qualcuno che sta remando contro il tentativo di risanare e mettere a norma l’Ilva e, quindi, di rilanciarla sul mercato? C’è qualcuno che sta giocando sporco?

Sono interrogativi pesanti, perché nascono non da una chiacchierata al bar ma dalle dichiarazioni rilasciate non dall’uomo della strada, bensì dal Procuratore della Repubblica, Carlo Maria Capristo. Non parole buttate così a caso, dunque. E bene farà la Procura a verificare ogni minima traccia e a dissolvere ogni dubbio, perché non è tollerabile che sulla pelle dei tarantini, degli ammalati e degli operai, si stia disputando una partita che invece di guardare al risanamento ambientale e ad un percorso di tenuta del lavoro e dell’occupazione miri invece a chissà quali oscuri disegni.

Che vi sia uno scontro politico sull’Ilva è nei fatti ed è legittimo che vi sia, perché su come districarsi da questo groviglio ci sono diverse e tutte legittime posizioni che rispondono a visioni diverse della vita come delle politiche economiche e industriali. L’ultimo tragico episodio, quello della morte dello sfortunato Giacomo Campo, ha fatto ad esempio riesplodere le divergenze tra il presidente della Regione e il Governo Se Michele Emiliano ha deciso di passare all’azione con l’istanza di revoca della facoltà d’uso degli impianti, il viceministro Teresa Bellanova gli rinfaccia che si tratta di «propaganda politica» e lo sollecita a dare risposte convincenti alle quindicimila famiglie che da un giorno all’altro vedrebbero sparire la loro fonte di sostentamento.

Visioni diverse, appunto, e diverse strategie politiche. Con Emiliano che probabilmente tenta, in questo modo, di non lasciare ai Cinquestelle e all’ambientalismo più radicale e protestatario il monopolio della piazza. Ciò che non è invece ammissibile è che il caso Taranto sia il terreno non per risolvere i drammi dei tarantini – quello della salute, dell’ambiente, del lavoro – ma sia una disputa per risolvere equilibri e rapporti di forza che niente hanno a che vedere con le emergenze di questo territorio. Un’ultima, amara, considerazione: Giacomo Campo era un operaio. Ha perso la vita per portare il pane a casa, quella casa dove progettava il suo futuro pensando magari di sposarsi e costruirsi una famiglia. Bisognerebbe ricordarsene, ogni tanto, prima di accusare gli operai dell’Ilva e dell’indotto – come è stato fatto a lungo negli ultimi anni – di essere complici degli assassini.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile