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Il cimitero delle biciclette

Sono un ammasso di ferraglia, accatastate nel parco mezzi dell’Amat, in via Cesare Battisti.

Alcune sembrano ancora in uno stato accettabile, ma vedere quella montagna di biciclette ridotte ad un cumulo di ferro vecchio fa davvero male. Soldi buttati al macero e sogni andati in fumo. Il sogno di fare anche di Taranto una città dalla mobilità più evoluta. La passeggiata inaugurale in bicicletta in via D’Aquino voleva aprire una nuova stagione nelle modalità di trasporto dei tarantini.

Giornata di sole e sindaco e vicesindaco a dare l’esempio: via l’auto e tutti a pedali. Scelta ecologica e sostenibile. Rossana Di Bello e Michele Tucci forse ci avevano creduto davvero: 360 biciclette nuove fiammanti per fare di Taranto una Lucca o una Ferrara del Sud. Era maggio del 2003. Una decina di stazioni di noleggio sparse in città e la famigerata pista ciclabile a completare il quadro, ma quella pista – per come strutturata – non lasciava obiettivamente grandi speranze di riuscita. Per quelle biciclette furono spesi circa cinquantamila euro.

L’esperimento, esaurito l’entusiasmo iniziale, si arenò subito. Amat e Compagnia Tarantina Parcheggi non si mostrarono all’altezza di una efficace gestione del servizio, inadeguatezza pari almeno all’inciviltà dei tanti tarantini che, tra bici scassate e altre… dimenticate a casa, contribuirono al fallimento della novità. «Ogni giorno – ricorda Mario Papa, il commerciante che fornì le bici – mi arrivavano numerose biciclette da riparare. Per farvi fronte fui costretto ad acquistare grandi quantità di pezzi di ricambio. Ben presto, però, i costi di manutenzione divennero insostenibili; le difficoltà di pagamento da parte dell’Amat fecero il resto.

E molti di quei pezzi di ricambio mi sono rimasti in magazzino per anni. Fu una bella idea ma gestita male. Oggi invece, nonostante siano tanti i tarantini che amano andare in bicicletta, non c’è alcuna politica che incentivi il bike sharing, il bike rent o l’uso delle bici elettriche». E vista l’aria che tira, forse ci sarà da attendere ancora molto prima che Taranto possa vivere più a pedali che a motore.