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Traffico di droga sull’asse Bari-Taranto, 16 anni di carcere a Giulio Modeo

Blitz antidroga Centauro la Corte di Cassazione confermate quasi tutte le condanne.

Confermati anche i 16 anni e due mesi a Giulio Modeo, figlio del boss Claudio ritenuto il capo del gruppo che trafficava stupefacenti sull’asse Bari-Taranto. La Suprema Corte ha invece annullato, con rinvio alla Corte d’Appello la condanna a 12 anni di reclusione che era stata inflitta all’imprenditore martinese Pasquale Pastore, difeso dall’avvocato Salvatore Maggio e ad Antonio Potenza che nel corso del processo è stato assistito dall’avvocato Pasquale Blasi.

Per altri imputati, che erano stati giudicati con il rito abbreviato dal gup del tribunale di Lecce, confermata la pena di secondo grado. Le indagini tecniche, le intercettazioni e i servizi di appostamento consentirono di ricostruire un lucroso business del narcotraffico che vedeva la provincia jonica rifornita dai clan baresi. L’indagine denominata “Centauro” proprio per le moto di grossa cilindrata utilizzate dai corrieri, aveva portato il 7 novembre del 2012 alla emissione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere. Grazie al blitz condotto di poliziotti della Squadra Mobile fu scoperto un giro di droga tra Bari e i quartieri Tamburi e Paolo VI.

Il gruppo di pusher aveva avviato un fiorente traffico di cocaina e di eroina che venivano acquistate nelle province di Bari e Brindisi e spacciate sul mercato tarantino e soprattutto nei rioni periferici. Dopo cinque anni di indagini scattò l’operazione attraverso la quale furono eseguiti i provvedimenti restrittivi per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Nella serata di venerdì è arrivato il verdetto della Corte di Cassazione con la conferma di quasi tutte le condanne inflitte in secondo grado.