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Carcere di Taranto, personale al collasso

“Nel carcere di Taranto il personale è al collasso. Vi è il rischio concreto di non poter più garantire i servizi minimi e i diritti dei lavoratori e dei detenuti”.

L’allarme viene lanciato dalla Cgil. “Facendo seguito all’assemblea del personale comparto ministeri svoltasi presso la casa circondariale di Taranto il 4 ottobre scorso in cui si è evidenziato che le problematiche già evidenziate in passato non solo sono rimaste persistenti e irrisolte, ma al contrario si sono aggravatesi legge in una nota dell’organizzazione sindacale- rileva come alla data odierna il PRAP di Bari si è formalmente preso carico dei problemi, senza però porre in essere atti concreti tali da attenuare le criticità evidenziate. I lavoratori lamentano, ognuno nella sfera della propria specificità lavorativa, la difficoltà di adempiere con puntualità allo svolgimento delle mansioni riconducibili al proprio profilo professionale.

In generale, è emerso un clima di generale sconforto e delusione nei confronti di un sistema che anziché considerarli quali risorse da impiegare per il raggiungimento di un obiettivo comune, li considera piuttosto quali unità cui poter affidare sempre ulteriori carichi di lavoro, senza considerare la necessità di garantire servizi efficienti e di qualità. Ciò determina anche una inaccettabile limitazione nel le modalità di fruizione dei diritti dei lavoratori (ferie, permessi) che non possono essere garantiti a causa della elevata scopertura di personale a fronte delle notevolissime incombenze.

Nell’ambito dell’area educativa vi è una grave situazione di carenza di personale, destinata ad aggravarsi in considerazione del prossimo pensionamento di un funzionario giuridico pedagogico nel prossimo mese di novembre- aggiunge la Cgil- nello specifico sono previste 8 unità di personale in pianta organica, ma in realtà sono presenti solo 6 unità (di cui una parzialmente distaccata presso altro istituto ed un’altra, come detto, in pensione da novembre) con un operatore amministrativo a sostegno. A ciò va aggiunta la considerazione che tale pianta è stata calibrata per una popolazione di 300 detenuti, a fronte degli attuali 470 presenti all’interno dell’Istituto. Tale semplice considerazione dimostra la estrema difficoltà di svolgere una attività di rilevo costituzionale come quella tesa alla rieducazione del detenuto.