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Antonio Caramia: «Tranquilli, non voglio fare il sindaco»

«Faccio l’imprenditore dal ’62, praticamente da quando espiantarono il primo ulivo per costruire il siderurgico».

Antonio Caramia ne ha di storie da raccontare. L’ultima è quella della cena a Palazzo Grazioli, ospite di Silvio Berlusconi: «È stato sei mesi fa, ci andai con mia figlia. Berlusconi è una persona straordinaria, di una simpatia unica».

E come Berlusconi anche lui, agli albori della televisione locale, si fece stregare dalla tv: Canale Uno, contrada Feliciolla. Una delle più professionali esperienze televisive vissute a Taranto e dintorni. Canale Uno però non ebbe vita lunga: «Perdevamo una barca di soldi ogni anno, quindi lasciammo perdere». Antonio Caramia oggi è alla ribalta per i suoi ripetuti interventi di marca sostanzialmente green: «L’Ilva va chiusa senza se e senza ma».

Sembra diventato ambientalista; che fa, rinnega il suo passato di industriale?
Prima che fosse costruita l’Italsider nelle mie chiacchierate con Angelo Monfredi, nel suo ufficio all’hotel Bologna, parlavamo di Taranto come della California del Sud. Poi ci ritrovammo con il siderurgico. Non rinnego affatto la mia storia imprenditoriale, ho lavorato come esercizio cava, produzione calcestruzzo, agenzia dogane e voglio ribadire, ancora una volta, che io con Italcave (azienda di famiglia, ndr) e con il carbone al porto non c’entro nulla.

Perché adesso ha deciso di uscire allo scoperto invocando la chiusura dell’Ilva?
L’Ilva si sviluppa su una superficie di 1.300 ettari, lì sotto c’è molto più di una bomba nucleare. Leggo che a Taranto ci sono 19mila bambini ammalati. C’è da discutere ancora?

Come si è arrivati a questo punto?
Purtroppo a Taranto è mancata la classe dirigente e la politica non esiste.

Già. Ma lei è stato parte della classe dirigente di questa città…
E infatti ho mosso qualcosa. Ricordo, a titolo di esempio, che come Cassa Edile riuscimmo a dare una sede ad Economia Aziendale.

Sì, ma lei è stato persino presidente degli industriali.
Gli imprenditori a Taranto dove sono? Mi dice chi ha prodotto qualcosa in tanti anni di siderurgico? Siamo riusciti a fare affari solo con le imprese di pulizie. Oggi a Confindustria dico che bisogna avere il coraggio del cambiamento.

Lei cosa ha prodotto?
Io vedo che praticamente gli unici cantieri aperti in città sono i miei.

Non crede che l’industrializzazione abbia prodotto anche benefici?
Certo. Ma il siderurgico è stato soprattutto un contenitore di voti: negli anni d’oro intorno a quello stabilimento ruotavano quarantamila persone quando ne sarebbero bastate 8-9mila per farlo funzionare. E in cinquant’anni non hanno mai stretto una vite per la manutenzione.

Ammesso che l’Ilva venga chiusa, come crede che possano vivere le quindicimila famiglie che oggi campano sullo stabilimento?
Con le bonifiche. Il vecchio direttore dello stabilimento, Noce, mio amico, parlava già allora di ambientalizzazione e ipotizzava che un piano di risanamento avrebbe occupato 25-30mila addetti per vent’anni. Taranto ha vocazione turistica, però deve lavorare sulla cultura dell’accoglienza: il turista deve essere coccolato, non spennato. E poi abbiamo un’altra grande risorsa…

Quale?
Il porto. Può essere una fucina di lavoro, se utilizzato bene. Anni fa sono stato a San Francisco. Mi portarono al porto e mi dissero che era il più bello del mondo. Mi feci una risata pensando a quanto fosse di gran lunga più bello il nostro. A proposito, la strada dei moli è una mia creatura…

I suoi interventi hanno lasciato pensare che lei abbia qualche ambizione politica per la testa. Non è che vuole fare il sindaco?
Non ci penso neanche. La politica deve essere fatta da chi è portato per farla, da chi non ha interessi. Io non ho il carattere giusto per fare il sindaco.

Mettiamola così: qual è l’identikit del suo candidato sindaco ideale?
Deve avere competenze e amore per il territorio.

Emiliano vuole decarbonizzare. Che ne pensa?
Ma non voleva chiudere? Ha cambiato idea?

E dell’amministrazione comunale che ne pensa?
Stefàno mi è piaciuto solo per i suoi ultimi interventi, fino ad ora però era stato silente. E poi tutti quei cambi in giunta… non si governa così una città.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile