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Lotta all’inquinamento? Servono più assunzioni

«Da anni le donne e gli uomini di Arpa Puglia combattano a Taranto una battaglia impari contro l’inquinamento».

Legambiente Taranto rivolge un appello al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ed al direttore generale dell’Arpa Puglia, Vito Bruno per «conoscere, con urgenza, a che punto è l’iter che consentirà di procedere alle assunzioni in Arpa Puglia previste dall’ultimo decreto Ilva con cui è stata finalmente disposta la deroga in tema di assunzioni di personale da destinare alle attività di vigilanza, controllo, monitoraggio ed agli accertamenti tecnici riguardanti l’attuazione del Piano ambientale Ilva. Si tratta di una richiesta sottoposta da Legambiente all’esame del Parlamento sin dal gennaio 2015, in sede di discussione del precedente decreto Ilva, poi più volte sollecitata, e che ha visto la luce dopo ben diciotto mesi.

Ma dall’approvazione definitiva del decreto sono ormai passati altri tre mesi e non ci sono ancora notizie da cui dedurre quando le promesse si tramuteranno in realtà. Da anni le donne e gli uomini di Arpa Puglia, come novelli Davide contro Golia, combattono a Taranto una battaglia impari contro l’inquinamento – spiegano da Legambiente – attualmente nel Dipartimento di Taranto lavorano 52 dipendenti a tempo indeterminato, cui vanno aggiunti 11 persone con contratti a tempo determinato e 2 comandati. La pianta organica di approvata dalla Regione Puglia prevede invece ben 110 dipendenti per il Dipartimento di Taranto, in base allo studio effettuato nel 2004 dalla società Pricewaterhouse Coopers valutando diversi parametri, dalla densità della popolazione alle sorgenti inquinanti.

Mancano all’appello, quindi, 58 persone tra ingegneri, chimici, biologi, geologi, fisici ed amministrativi: mancano cioè ben la metà delle persone e delle professionalità necessarie a tenere sotto controllo una delle più grandi aree industriali italiane, un territorio segnato da un drammatico disastro ambientale. Una mancanza grave che ha reso e rende tuttora estremamente problematico lo svolgimento di un’efficace attività di monitoraggio e controllo ambientale».

Intanto l’on. Vincenza Labriola, auspica che «a Taranto si ripeta il miracolo Ruhr. Là dove tutto sembrava inevitabilmente compromesso, in quella Ruhr che fino agli anni ’80 ha rappresentato uno dei bacini industriali più importanti d’Europa, zona nella quale l’ambiente era stato pesantemente violato, il miracolo è avvenuto, grazie alla forte determinazione politica. La Germania ha fatto ancora di più, andando oltre il concetto della salvaguardia del territorio e puntando sulla promozione paesaggistica. Carbone e acciaio hanno lasciato spazio a turismo e cultura, ad un sistema economico non più basato sull’impresa invasiva e distruttiva. Un esempio – afferma la parlamentare tarantina – che dovrebbe essere studiato dai nostri governi, nazionale e regionale, affinché quello che è oggi un problema in apparenza insuperabile, l’emergenza economico-ambientale del tarantino, Ilva in testa, possa divenire un domani risorsa per le nuove generazioni. La Ruhr è un’area nella quale abitano oltre 6 milioni di persone, una regione dove a riconversione industriale-economica avvenuta è nettamente migliorata la qualità della vita.

L’Emscher, da fiume tra i più inquinati del vecchio continente è oggi elemento naturalistico centrale del parco paesaggistico che porta il suo nome. Un piano di trasformazione senza dubbio complesso, un investimento miliardario, ma che si è rivelato come totalmente risolutivo. L’Italia abbia coraggio e pensi seriamente a come tutelare la città ionica e i suoi abitanti». Proprio riguardo alle tematiche legate all’inquinamento, PeaceLink ha presentato ieri i dati sulla contaminazione del terreno della falda superficiale e dell’acqua della falda profonda. «Parliamo della contaminazione riscontrata sotto i parchi minerali Ilva Si tratta di aree che per anni – in assenza di una copertura – sono state bagnate senza considerare le conseguenze sulla falda, senza che ci fosse una impermeabilizzazione del suolo e senza un sistema di raccolta delle acque piovane. Il fatto che nell’area del parco minerali Ilva siano stati superati i limiti di legge per la contaminazione della falda profonda – dicono da PeaceLink – è un fatto gravissimo che richiede una messa in sicurezza d’emergenza non più rinviabile e a cui l’Ilva a gestione statale non può sottrarsi, anche perché a chiederglielo è lo stesso Ministero dell’Ambiente che in Conferenza dei Servizi ha diffidato l’Ilva a non sottrarsi alla messa in sicurezza d’emergenza per evitare il protrasi della contaminazione».