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Non svendiamo il Borgo

La connotazione di questa testata sollecita una risposta sulle questioni che riguardano il nostro territorio.

Sarebbe peraltro auspicabile pensare che il dibattito dell’opinione pubblica sia orientato al rialzo e mai al ribasso. Un livello cui dovrebbero contribuire tutti i cittadini interessati alla crescita di valori civici che, nella nostra amata città, mancano da troppo. Il motivo di questo intervento, è stato l’ articolo uscito sul Suo giornale ed intitolato “Centro città il regno dei Franchising” ed in particolare l’aver posto attenzione ad uno storico palazzo situato in via D’Aquino di cui avete mostrato un rendering di come potrebbe diventare nel prossimo futuro, quando un prestigioso brand della moda e del made in Italy ne realizzerà un punto vendita.

I lavori sembrerebbero cominciati e speriamo bene di rivederlo com’era, che conservi la medesima facciata e ne vengano preservati gli interni! Prima di ospitare la prestigiosa sede di un istituto bancario, quel famoso palazzo ha ospitato la nascita di un Tarantino a me tanto caro e, spero anche alla nostra città: Antonio Mandese (mio nonno, ndr) in una fredda e ventosa giornata di Febbraio nell’ormai lontano 1905. Uomini come lui hanno tracciato – nei primi anni del secolo scorso – una strada per questa città ben diversa da quella che oggi ci troviamo costretti a vivere, depredati di un futuro certo per questa terra. Questi uomini coraggiosi hanno saputo, con spirito di iniziativa, fare del nostro borgo un Luogo di qualità, in perfetta antitesi con i non-luoghi (sulla scorta dell’etno antropologo francese Marc Augè) privi di identità, la cui memoria e la cui storia sono stati messi brutalmente da parte.

Questi non-luoghi hanno fortemente compromesso e svilito, se pure a distanza, l’idea di “centro” che nell’immaginario di tutti noi è sempre stato costituito da vie importanti come: via D’Aquino, Via Anfiteatro, Via P. Amedeo, Via Nitti, Corso Umberto oggi fortemente compromesse da una sempre crescente desertificazione che le ha impoverite e, complice la crisi degli ultimi anni e l’inquinamento, le ha svuotate di un tessuto demografico che nel passato ha costituito l’elìte della città. Altrettanto singolare è la questione dell’originalità delle“botteghe”commerciali che nel Borgo insistono – chi scrive vanta una confidenza ultracentenaria con questo Borgo – nongià per proprio merito, ma perchè quattro generazioni prima della propria si sono faticosamente avvicendate nell’esercizio di un mestiere difficile come quello del Libraio e dell’Editore. Il fascino del franchising “nuovo” è contrapposto alla stratificazione profumata di storia, di reale esperienza e di memorie che spesso queste attività, dotate di una formazione professionale spesso improvvisata e sempre eterodiretta, provano a destabilizzare con campagne di marketing aggressive che nulla hanno a che fare con la signorilità rispettosa dei rapporti di concorrenza muscolosa ma leale che il passato ci ha regalato e che finiscono per depauperare il territorio della sua storia e della sua memoria.

E’ antistorico pensare che i grandi attori delle catene commerciali (si pensi solo per un attimo al significato ultimo della parola “catene” in contrapposizione con quello della parola libertà) non compartecipino al tessuto economico commerciale della città anche per la grande penuria di posti di lavoro che il territorio reclama; spiace constatare che una realtà come la nostra veda una sproporzione a favore di questo “fenomeno”. L’auspicio, concludendo questo piccolo intervento, teso a stimolare la riflessione sulle questioni aperte del Borgo Umbertino, è che si possano letteralmente rigenerare organicamente questi luoghi che da centro stanno diventando periferie, e che servizi, parcheggi, pianificazione, possano riportare Taranto al lustro di anni in cui era quasi scontato considerarla una delle prime città della Puglia al pari del Capoluogo di Regione. Eresia! Le note positive non mancano, grazie a chi da indipendente, come noi, ha saputo insistere con tenacia e investimenti restando in questa meravigliosa porzione di città nonostante il degrado dilagante, la mancanza di servizi e riqualificandola pazientemente porzione per porzione, si pensi al Cinema Teatro Orfeo, a qualche ristorante più o meno giovane che impreziosisce di cultura gastronomica e persino di qualche nuovo pub che con un lavoro duro e meticoloso punta sulla qualità e sulla ricercatezza.

La città può farcela ricordando da dove viene e quali sono i valori che la sorreggono, cercando un futuro senza dimenticare la storia di questo Borgo al quale tutti noi tarantini dobbiamo la nostra amorevole e grata riconoscenza che, sono certo, possa diventare impulso del rilancio e attrazione di investimenti solidi e duraturi nel tempo, proprio come avvenne nei primi anni dello scorso secolo.