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Pescavano con le bombe, Pizzolla: “Io non c’entro”

“Io non c’entro”. Ha respinto le accuse il 48enne Cosimo Pizzolla, finito in carcere nel blitz Poseydon.

L’uomo, difeso dall’avvocato Angelo Casa, è stato sentito ieri per rogatoria nella casa circondariale di Lecce dal gip, dottor Gallo. Pizzolla è ritenuto uno degli elementi di spicco del gruppo. Hanno, invece fatto scena muta gli altri quattro indagati finiti in carcere. Accusati di aver devastato con le bombe i fondali del mar Piccolo ieri dinanzi al gip si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Antonio Boccuni, 35 anni, difeso dall’avvocato Patrizia Boccuni, Giuseppe Caputo, 53 anni, difeso dall’avvocato Fabrizio Lamanna, Salvatore De Pace, 30 anni e Cosimo De Pace, 55 anni, assistiti dall’avvocato Enzo Sapia,

Lunedì prossimo, invece, tocca a Carlo Pizzolla 23 anni, Domenico Caputo, 50 anni, Giuseppe Mazzoccola, 26 anni, Michele Caforio, 30 anni, Emanuele D’Ippolito 53 anni, Francesco D’Ippolito, 51 anni, Giacinto De Pace, 57 anni, Gioacchino De Pace, 34 anni e Agostino Axo, 65 anni. Le indagini al via nel luglio del 2015 dopo la telefonata di un cittadino che segnalava alla Capitaneria di porto un forte boato in mar Piccolo, nei pressi della banchina del deposito carburanti dell’Aeronautica militare. In trappola sono finiti quattordici presunti inquinatori dell’ambiente che rispondono di eco-reati come inquinamento e disastro ambientale ma anche di fabbricazione e detenzione di ordigni e di furti sulle navi militari. E’ emerso che gli indagati fabbricavano le bombe con residuati bellici recuperati in mare per poi utilizzarle nella pesca di frodo. Finanza e Guardia costiera durante le indagini hanno sequestrato chili di esplosivo tra cordite, tritolo, ed Anfo (nitrato di ammonio) e decine di chili di pesce. Il giro di affari della pesca di frodo poteva fruttare fino anche a 500 euro al giorno.

Guardia di finanza e Capitaneria di porto hanno accertato che da via Garibaldi a via Cariati, sotto la pavimentazione in legno e tra le reti ammassate della banchina pescherecci veniva nascosto l’esplosivo. Una santabarbara a cielo aperto che metteva in pericolo l’incolumità dei tanti residenti della zona. Il gruppo, poi, si era specializzato nei furti su navi civili e militari ormeggiate in mar Piccolo. Depredato anche l’incrociatore Vittorio Veneto, dismesso nel 2003.