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«Caro Presidente Renzi, vogliamo una svolta»

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sarà domani a Taranto per partecipare con il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, alla inaugurazione del nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale.

Grande è l’attesa per quello che dirà Renzi. Per l’occasione, Taranto Buonasera, come giornale della Città, ha voluto indirizzare al premier questa lettera aperta:

Caro Presidente,

Le scriviamo senza pregiudizi e rancori, ma anche rifiutando ogni servilismo e omertà. Taranto è una città ferita: non ancora a morte, ma profondamente segnata nella sua vita civile, nel tessuto economico, nell’ambiente urbano. Ai cittadini sembra mancare la fiducia nel presente; alle nuove generazioni, la speranza per l’avvenire. Quella che è stata per molti anni la seconda città industriale del Mezzogiorno, si presenta come una malata grave: conseguenza di errori politici e mancanze strategiche; di ritardi ed egoismi di parte; di incuria per il territorio e le sue risorse; di debolezze nel governo della comunità.

La protesta e la rabbia, che accompagnano le manifestazioni tarantine, sono il risultato della presa di coscienza, finalmente, di questa condizione di crisi. Ma il tempo della rabbia e della protesta dobbiamo considerarlo alle nostre spalle. Taranto può guarire se tutte le energie del suo popolo vengono indirizzate al risanamento, alla ricostruzione, alla rinascita, di una nuova Taranto fondata su lavoro, ambiente, cultura. Ma queste energie della comunità devono essere accompagnate dalla determinazione ed intelligenza delle istituzioni, dalla concretezza ed operatività del Governo.

Fino ad oggi questo è avvenuto più nelle intenzioni politiche, nella produzione legislativa, negli atti amministrativi, che nella pratica dei fatti e nella visibilità dei risultati. Chi doveva realizzare i programmi non è stato all’altezza delle responsabilità: dai Commissari ad Invitalia; dalla cabina di regia del CIS al tavolo istituzionale per Taranto; e potremmo proseguire con la inesistente presenza della politica locale. Siamo in mezzo al guado, signor Presidente, e ne dobbiamo uscire al più presto.

La Sua visita deve segnare un nuovo inizio nel rapporto della città con il Governo. Lavoro deve voler dire, fi nalmente, un piano industriale dell’ILVA e dell’indotto; lo sviluppo commerciale del Porto; il polo aeronautico di Grottaglie; il completa mento delle infrastrutture funzionali al territorio. Oggi si va nel senso contrario. Ambiente deve voler dire tutte le bonifi che; il risanamento ambientale dell’ILVA; il recupero del Mar Piccolo; la rigenerazione della salute e della vivibilità urbana, anche con interventi per una sanità di eccellenza. Cultura deve voler dire evoluzione del polo museale nel contemporaneo e fino alla dimensione mediterranea; sviluppo delle vocazioni del territorio, dalla ceramica di Grottaglie al polo musicale di Martina; valorizzazione della civiltà della pietra dall’isola mediterranea della vecchia Taranto, agli insediamenti rupestri fi no a Matera; vuol dire ridisegnare con gli itinerari turistici e culturali, la nervatura storica della civiltà ionica e messapica.

Nelle lezioni che farà ai giovani quadri del PD, presenti Taranto come un esperimento di buona politica: non per interessi di parte, ma per gli interessi della collettività ionica. La buona politica è l’incrocio di impegno civile e di effi cienza delle Istituzioni; è il risultato della saldatura fra partecipazione e consenso con il governare per progetti. Nella buona politica, alle parole non si risponde con le parole, ma con i fatti e con l’azione riformatrice. E’ quello che le chiediamo, signor Presidente, come segno davvero incancellabile della Sua visita a Taranto.

Taranto Buonasera