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«La Banca d’Italia può sostituire la Vittorio Veneto»

«La filiale della Banca d’Italia, chiusa dal 15 luglio, può diventare quello che nave Vittorio Veneto non potrà mai essere».

A parlare è Michele De Martino, primo firmatario dell’ordine del giorno approvato nell’ultima riunione del consiglio comunale. Oggetto: proprio l’immobile, di pregio e dall’invidiabile posizione geografica, che sino a poco più di un mese fa ha ospitato Bankitalia. «Si tratta di una maestosa struttura in piazza Ebalia, e che rischia di depauperarsi ed essere preda dei vandali» spiega il consigliere comunale.

Nell’ordine del giorno passato nella massima assise comunale si chiede che venga subito attivato un servizio di custodia e vigilanza, ma si punta anche sulla continuità di attività pubblico nello storico edificio nel cuore della città. Da qui l’idea, per la quale c’è un asse con l’ente Provincia, di realizzare qui quel Museo del Mare, o della Marineria, per il quale si era già pensato alla nave Vittorio Veneto. La cui bonifica dall’amianto ed il necessario ‘restauro’ sembrano però decisamente troppo onerosi, tanto che anche a Trieste, dove la nave-museo pareva dover essere dirottata, il progetto sembra abortito.

«Puntare sulla ex filiale della Banca d’Italia permetterebbe invece non solo di usufruire di un palazzo di pregio del Borgo, ma anche di creare una rete museale che comprenderebbe anche il MArTa ed il Castello Aragonese» dice De Martino. Che poi aggiunge: «L’Italia è in debito con Taranto, visto che davvero questa città è al servizio del Paese con i suoi insediamenti industriali e militari. Lo Stato deve quindi ‘lasciare qualcosa’ a Taranto, a titolo di compensazione». Il discorso Banca d’Italia si può allargare anche ad altri palazzi, del Borgo e non solo, che lentamente scivolano in un triste degrado.

«Pensiamo ad esempio al Palazzo dell’Inps in via Laclos» dichiara De Martino «che davvero non può essere lasciato a morire, desolatamente vuoto, e preda di qualche ladro d’infissi o di vandali che si divertono a brutalizzare la città».