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Il reato è prescritto, ma c’è il risarcimento dei danni

La prescrizione del reato di abuso d’ufficio non evita a dipendenti della Asl la condanna al risarcimento dei danni.

Tre dipendenti dell’ufficio anagrafe Asl di Palagiano secondo l’accusa “in concorso tra loro per fatti accaduti dal 2005 al 2009 avrebbero abusato del loro ufficio riferendo falsamente agli utenti che chiedevano di essere inseriti nella lista dei pazienti del dottor Andrea Lippolis, che lo stesso non poteva avere più iscritti per aver raggiunto il numero massimo e che non effettuava visite domiciliari fuori dal centro abitato. Avrebbero inserito i pazienti nelle liste dei medici da loro scelti procurando così un danno di rilevante entità al dottor Lippolis che non ha ottenuto l’iscrizione nel proprio elenco”.

La Corte di Appello di Lecce sezione distaccata di Taranto il 6 dicembre scorso ha ribaltato la sentenza di primo grado (assoluzione perchè il fatto non costituisce reato) del Tribunale di Taranto emessa il 20 gennaio del 2014 nei confronti dei tre dipendenti e dichiarato di non doversi procedere nei loro confronti per il reato di abuso d’ufficio (il pm aveva chiesto la condanna a un anno e due mesi di reclusione per ciascuno dei tre) commesso in concorso fra di loro perchè è intervenuta la prescrizione che ha estinto il reato (grazie alla durata del processo che si è protratto oltre il tempo stabilito dalla stessa legge, in questo caso oltre sei anni). La Corte ha dunque stabilito le loro responsabilità per i reati commessi, anche se prescritti, e li ha condannati al risarcimento dei danni patrimoniali nei riguardi della parte civile il dottor Andrea Lippolis, da liquidarsi in separata sede. I giudici hanno inoltre condannato i tre imputati al pagamento di 8000 euro nei confronti del dottor Lippolis per il danno morale e infine al pagamento delle spese dei due gradi di giudizio in favore dello stesso Lippolis nella misura di 3.700 euro.