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Così il Comune lascia morire il suo patrimonio

L’elenco è lungo e quello di cui parliamo in questa pagina non è affatto esaustivo. È un elenco triste e malinconico: beni immobili di proprietà comunale abbandonati a se stessi, nonostante gli appalti per le assegnazioni mai però perfezionate.

Nel migliore dei casi sono utilizzati solo in parte pur restando in condizioni penose. Sono il simbolo dell’incapacità amministrativa che da anni caratterizza il Comune, incapace, appunto, di restituire la vita e beni preziosi. L’esempio più eclatante e più trasversale è quello del Palazzo degli Uffici, ingabbiato da quasi quindici anni e le cui disavventure hanno attraversato prima l’amministrazione Di Bello e poi i dieci lunghissimi anni dell’amministrazione Stefàno. Dopo un estenuante groviglio burocratico e progeti cambiati in corso d’opera, ora la resurrezione è affidata al Contratto Istituzionale di Sviluppo: 20 milioni per liberarlo da quell’orribile lenzuolo a strisce che ricorda cioò che nell’immaginario collettivo sono le divise dei carcerati.

Di mezzo ci sono stati contenziosi e persino una società che avrebbe dovuto eseguire i lavori e che invece è stata stoppata per presuntie contiguità con amnbienti mafiosi. L’auspicio è che il governo, attraverso lo strumento del Cis, riesca là dove il Comune ha ripetutamente fallito pur avendo stipulato un mutuo per completare i lavori. Il Gambero è un altro mistero: nonostante da circa un anno si sia chiuso il bando per la nuova gestione che lo avrebbe trasformato in un centro di ricerca scientifica, lo storico ristorante resta inspiegabilmente murato, dopo il raid dei vandali che lo avevano saccheggiato.

Analogo discorso per il Centro Sportivo Magna Grecia: affidato in gestione ad una nuova società, manca la firma sul contratto perché non è stato ancora raggiunto l’accordo tra nuovi gestori e Comune in quanto nel frattempo il centro ha subito ulteriori danni. L’area camper di via Magnaghi è un’altra beffa. Realizzata con fondi europei negli anni della Di Bello è oggi letteralmente a pezzi. Negli ultimi mesi Comune e M5S ne avevano rilanciato l’orginaria funzione di area a servizio dei camperisti. Finora, solo parole. Il camposcuola è l’altra ferita aperta: il Comune non riesce a restituirgli decoro. Il campo è affidato alla Fidal, la federazione di atletica leggera, che si limita a far svolgere allenamenti. Di più, in quelle condizioni, con pista sconnessa in più punti, davvero non si può. Completamente dimenticata è la palestra Ricciardi, che ha vissuto il suo ultimo momento di gloria, si fa per dire, come contenitore-rifugio per i migranti bisognosi d’aiuto.

Poi, finita l’emergenza, più nulla. Nel dimenticatoio anche altri due impianti: il pattinodromo, inutilizzabile al punto da costringere i pattinatori ad emigrare a San Giorgio, e la vecchissima piscina che si trova nella stessa zona, ormai ridotta a qualcosa a metà fra il rudere e il reperto archeologico. Tra i campi sportivi da segnalare quello al rione Tamburi, intitolato agli Atleti Azzurri d’Italia. Ormai non è rimasto quasi più nulla, fatta eccezione per le tracce del terreno di gioco. Migrando dalla Salinella in Città Vecchia, ci sono due palazzi storici: Palazzo Amati e Palazzo Delli Ponti, chiusi da tempo. Tanti beni preziosi che languono: potrebbero essere aperti cantieri per rianimare l’economia, potrebbero offrire nuove funzioni in una città che paga l’assenza di servizi e luoghi funzionali.

Potrebbero restuire decoro urbano a zone malandate, potrebbero rivitalizzare il commercio e far recuperare valore ai palazzi circostanti. E invece niente. Tutto langue in un inestricabile lassismo tra inceppi burocratici e incapacità politica. Beni per un valore di milioni e milioni di euro abbandonati al loro destino, testimoni silenziosi di una città che in troppi suoi spazi, con questi scheletri abbandonati, appare più un cimitero spettrale che un contesto urbano civile.